Covid-19, Nerola diventa laboratorio mondiale

Perché la pandemia preferisce la periferia ai centri cittadini?

Dal quotidiano spagnolo “El Pais” alla britannica BBC, tutti dedicano ampio spazio al caso di Nerola, una piccola cittadina a nord di Roma, dove lo scorso 26 marzo è scattato l’allarme coronavirus. Da un giorno all’altro un’ottantina tra lavoratori e residenti in una casa di cura sono risultati positivi. Perché? Perché mentre la metropoli romana ha un contagio relativamente controllato, in questo piccolo e isolato comune l’esplosione è stata così violenta?

L’idea di farne un laboratorio

L’ospedale Spallanzani di Roma ha quindi avuto l’idea di porre l’intera popolazione a “cavia” di un esperimento ambizioso e trasformare la cittadina nella “provetta d’Italia”, suscitando a breve l’interesse del mondo intero. La cittadina è stata completamente chiusa, il cibo è stato distribuito direttamente nelle case e i commercianti stessi potevano rifornirsi solo una volta a settimana. L’esercito controlla in modo molto stringente – data l’esigua popolazione si fa presto – il rispetto rigoroso delle regole.

Tutti i cittadini testano 3 esami

Un team di medici è arrivato quindi a Nerola per mettere a confronto sull’intera popolazione i tre tipi di test attualmente disponibili per il covid-19, o comunque i più accreditati: il classico tampone faringeo/nasale, un test sierologico per rilevare se la persona ha sviluppato gli anticorpi e un test rapido, che dovrebbe consentire (e questo studio lo chiarirà) un risultato simile agli altri due test, ma in pochi minuti, e con solo una leggera puntura del dito.

L’analisi a tappeto – la faranno tutti i residenti maggiori di 12 anni – avrà anche come obiettivo quello di capire perché la malattia “attecchisca” di più nella cintura metropolitana, anziché nei centri: è stato così in Lombardia, dove Milano è stata colpita per ultima e in maniera più graduale, e sta succedendo a Roma, risparmiata finora rispetto a casi clamorosi come Nerola.

Test sui farmaci

In più, un campione di duecento persone ammalate, se Aifa darà l’ok, testerà farmaci sperimentali. Le varie analisi hanno trasformato la cittadina “in un laboratorio biologico”, come affermato dal capo della Protezione civile Angelo Borrelli che, se porterà risultati, potrebbe essere allargato anche ad altre realtà simili: piccoli centri con una alta percentuale di contagi.

Leggi anche:
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Harvard: “Più smog, più morti covid-19”

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista scientifica appassionata di ambiente

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Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista scientifica appassionata di ambiente

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