Covid-19, OMS: il tampone non serve più per dirsi guariti

Ma l’Italia cambierà idea?

Finalmente. Per essere ufficialmente dichiarati guariti dal coronavirus, o covid-19, non servono più necessariamente due tamponi negativi a distanza di almeno 24 ore, oltre alla guarigione clinica. Per essere liberati dall’isolamento, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) raccomanda adesso, con nuove linee guida provvisorie, soli tre giorni di assenza dei sintomi (tra i principali, febbre e problemi respiratori) come criterio sufficiente a escludere la trasmissione della malattia.

È una svolta

Non solo per chi da mesi era recluso in casa in attesa del verdetto di un tampone che, a quanto pare, era una misura falsata e non necessaria. La svolta è anche per chi, per timore di venire relegato in casa per chissà quanto tempo, evitava ad esempio di sottoporsi a un test sierologico (l’analisi del sangue che se trova anticorpi “freschi” nel corpo, comporta obbligatoriamente un ulteriore accertamento, ovvero il tampone, per capire se si è ancora contagiosi). Paradossalmente quindi, l’allentamento potrà avere effetti più stringenti sul contenimento dei contagi: se l’Istituto Superiore di Sanità ne prenderà atto.

Il falso positivo del tampone

Tra i Paesi europei, in diversi aveva già sostituito i parametri clinici (cioè la fine dei sintomi) al doppio tampone, ma non l’Italia. “Prudenza eccessiva”, danno materiale e morale, denunciano diversi medici, tra i quali Paolo Spada, ricercatore dell’Humanitas. “Tutte le evidenze scientifiche, che abbiamo riportato in questi mesi (rimando a questo articolo, e altri riferimenti sono qui), indicano che il virus non è più attivo oltre 9 giorni dall’insorgenza dei sintomi, nonostante il tampone resti positivo rilevando tracce di RNA per molte settimane, in pazienti ormai del tutto guariti e non contagiosi”, spiega. Sono stati citati dall’OMS addirittura 43 studi di riferimento che lo confermano. Oltre alle osservazioni microbiologiche, ci sono i dati epidemiologici delle corti dei pazienti dopo i primi giorni di malattia: non infettano più nessuno”.

L’appello all’Iss

A questo punto, risulta chiaro – dice Spada – che l’Italia dovrebbe riservare i tamponi sui cui tanto ha lesinato ai casi sintomatici e ai loro contatti, facendo di conseguenza, e finalmente, “un serio tracciamento, capillare e tempestivo”. Oltre al fatto che a questo punto “non ha senso costringere in isolamento migliaia di persone nell’attesa sfibrante di due tamponi negativi quando la malattia è superata. Settimane e settimane, a volte mesi. Test ripetuti molte volte, perché uno è negativo, il successivo torna positivo e via così”.

Come si deve valutare un sano

Eppure – specifica l’Oms – i criteri aggiornati riflettono i recenti risultati secondo cui i pazienti i cui sintomi si sono risolti possono ancora risultare positivi per il virus Sars-CoV2 mediante tampone RT-PCR per molte settimane. Nonostante questo risultato positivo del test, è però improbabile che siano infettivi e pertanto che siano in grado di trasmettere il virus a un’altra persona”.

Secondo il documento dell’Oms, i criteri per la dimissione di pazienti dall’isolamento senza necessità di ripetere il test sono i seguenti: per i pazienti sintomatici 10 giorni dopo l’insorgenza dei sintomi, più almeno 3 giorni aggiuntivi senza sintomi (inclusi febbre e sintomi respiratori). Per i casi asintomatici: 10 giorni dopo il test positivo per Sars-Cov2. “Forse il sipario si apre su una scena meno drammatica: il Sars-Cov-2, sinora attore principale, riprende il suo ruolo da co-protagonista”, scrive sul suo blog il medico Stefano Tasca.

Cosa farà l’ISS?

Nel documento dell’OMS si legge che i Paesi possono scegliere di continuare a considerare il risultato dei test fra gli elementi per i criteri di rilascio. Quindi sarebbe ammissibile che l’Italia continui come ha fatto finora: costringendo all’isolamento gli asintomatici o i guariti che risultino positivi ai test del tampone. Staremo a vedere se e quando l’Iss vorrà adeguarsi alla scelta invece preferita, ad esempio, da Francia, Germania e Regno Unito. Per il momento qualcosa si muove: “Le nuove linee guida dell’OMS relative alla modalità di certificazione della guarigione segnano un cambiamento che può incidere significativamente sulle disposizioni finora adottate e vigenti nel nostro Paese. Chiedo di poter affrontare il delicato tema nel Cts (Comitato tecnico-scientifico), fermo restando il principio di massima precauzione che ci ha guidato finora”. Questa la richiesta avanzata dal ministro della Salute, Roberto Speranza, allo stesso Comitato.

Leggi anche: Covid-19. I dati nel mondo. Rallenta in Europa ma non in Italia, cresce in Usa, esplode in Brasile
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Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei.

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