Covid-19, Oms: no ai “passaporti per l’immunità”

“Potrebbero aumentare la diffusione del virus”

Non c’è a oggi alcuna prova che chi abbia già avuto l’infezione Covid-19 e l’abbia sconfitta sia immune al nuovo coronavirus Sars-Cov-2 e sia quindi certamente al riparo dal riammalarsi nuovamente. Dunque il conferimento del cosiddetto “patentino” o “passaporto” di immunità che molti governi stanno pensando di conferire, tramite la somministrazione dei test sierologici, alle persone che hanno livelli di anticorpi tali da dimostrare che abbiano debellato l’infezione, non solo non ha basi scientifiche su cui posarsi, ma potrebbe addirittura aumentare il rischio di diffusione del nuovo coronavirus.  

Il monito dell’Oms

L’avvertimento arriva dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) secondo cui è molto probabile che le persone che riceveranno il patentino di immunità dal Covid-19 (Coronavirus disease 2019), sentendosi ormai fuori pericolo, potrebbero smettere di attuare comportamenti prudenti come usare la mascherina e mantenere la distanza di sicurezza fisica, costituendo un pericolo per sé e per gli altri.

Quasi tre milioni di infezioni nel mondo

Più di 2,8 milioni di casi di Covid-19 sono stati confermati a oggi in tutto il mondo, per un totale di circa 200 mila decessi. Le restrizioni imposte nei vari Paesi ai movimenti dei cittadini nel tentativo di arginare la diffusione del virus hanno paralizzato l’economia globale, e ora Governi e cittadini premono per tornare, seppur gradualmente, alla normalità. Molti paesi tra cui Germania, Italia e Regno Unito stanno iniziando a testare la presenza di anticorpi contro il nuovo coronavirus nelle loro popolazioni e alcuni Governi stanno prendendo in considerazione la possibilità di consentire alle persone che hanno sconfitto la malattia di tornare a muoversi e a lavorare. La scorsa settimana, ad esempio, il Cile ha dichiarato che inizierà a rilasciare “passaporti sanitari” per le persone che si ritiene siano guarite dalla malattia.

Patentino immunità fuori luogo

Purtroppo, però, “attualmente non ci sono prove che le persone che si sono riprese dal Covid-19 e hanno anticorpi siano protette da una seconda infezione“, ha affermato l’Oms in una nota informativa. Di conseguenza il “patentino per l’immunità” non avrebbe alcun valore scientifico. Come ha ben spiegato in un articolo su Peopleforplanet Andrea Crisanti, direttore del dipartimento di Medicina molecolare dell’Università di Padova e dell’Unità operativa complessa di Microbiologia e virologia dell’Azienda ospedaliera, “non abbiamo ancora dati a sufficienza per stabilire se la rilevazione degli anticorpi tramite test sia un segnale di immunità o parte della patologia – spiega l’esperto -. Ci sono molte malattie infettive in cui gli anticorpi aggravano la malattia. La verità è che non si può dire nulla. Non sappiamo nemmeno se questi anticorpi siano neutralizzanti, non sappiamo quanto durino, non sappiamo se siano parte del problema e se siano specifici. Ciò che stiamo facendo è un esercizio di proiezione per analogia: poiché in altre malattie avvengono determinati processi, si ritiene che lo stesso debba accadere anche in questa infezione. Ma di questa patologia non conosciamo nulla e dunque la prudenza è d’obbligo”, precisa lo studioso.
Secondo l’esperto, quindi, parlare di “patentino di immunità” è per lo meno prematuro, se non fuori luogo.

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Miriam Cesta

Miriam Cesta

Giornalista professionista, collabora con diverse testate dedicate al mondo della salute, della medicina e del benessere.

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Miriam Cesta

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Giornalista professionista, collabora con diverse testate dedicate al mondo della salute, della medicina e del benessere.

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