Covid-19: “Per salvare la fase 2 servono tamponi di massa”

Gli esperti: si rischia una nuova ondata di contagi

Se il nostro comportamento risulterà essere troppo “allegro” in questi giorni di riapertura – seppur graduale – del Paese dopo il lockdown imposto dal nuovo coronavirus, il rischio di una nuova ondata di contagi è molto alto. Gli esperti lo ripetono da giorni: non bisogna abbassare la guardia. «Non c’è stato nessun ‘rompete le righe’», afferma Paolo Ascierto, direttore dell’Unità di Oncologia, Immunoterapia oncologica e Terapie innovative dell’Istituto Nazionale dei Tumori “G. Pascale” di Napoli, il primo a utilizzare il farmaco anti-artrite reumatoide (il tocilizumab) nel trattamento della polmonite interstiziale da Covid-19. A fargli eco diversi esperti del settore ma anche docenti, che in un documento sottoscritto da Lettera 150, l’associazione che riunisce 150 accademici sostenitori della riapertura in sicurezza dopo il lockdown, parlano di «rischi grandissimi».

“Poco tempo e rischi grandissimi”

Nella lettera, firmata tra gli altri dall’immunologo Andrea Crisanti dell’Università di Padova, dal sociologo e politologo Luca Ricolfi, presidente della Fondazione David Hume, e dal giurista Giuseppe Valditara dell’Università di Torino, gli accademici chiedono la somministrazione di tamponi a tappeto a tutta la popolazione per proseguire la fase 2 in sicurezza e salvare il Paese da una seconda quarantena, cui si dovrebbe ricorrere nel caso di un nuovo aumento importante del numero di contagi. «Se vogliamo che la imminente riapertura non sia effimera, se vogliamo evitare la chiusura di centinaia di migliaia di aziende, se vogliamo che milioni di lavoratori non perdano il posto di lavoro, occorre cambiare rotta. Bisogna iniziare subito a fare tamponi di massa. È ora di agire – scrivono i firmatari – perché il tempo è poco e i rischi sono grandissimi». 

Individuare gli asintomatici

Effettuare tamponi a tappeto significa riuscire a identificare anche i casi asintomatici, passo fondamentale per bloccare l’epidemia dato che, secondo gli studi effettuati a Vo’ Euganeo (Padova), il paese di tremila abitanti  primo focolaio italiano del Covid-19 insieme a Codogno (Lodi), quasi la metà delle persone infettate dal nuovo coronavirus è risultata essere asintomatica, rappresentando un’importante fonte di contagio. Secondo gli esperti, dunque, durante la fase 2, quella della “riapertura” e della convivenza col virus, è fondamentale identificare e tracciare i nuovi focolai di contagio. Cercando di individuare quindi anche i portatori inconsapevoli dell’infezione: gli asintomatici.

Il  “protocollo Remanzacco”

Ed è quello che hanno fatto a Remanzacco, un paese friulano in provincia di Udine di seimila anime: effettuare tamponi anche su casi asintomatici seguendo il criterio dei “contatti stretti di un caso certo“. Partendo dai contatti del primo contagiato, le autorità sanitarie hanno individuato altre 18 persone positive, 11 delle quali asintomatiche, e l’epidemia è stata bloccata – anche grazie alla precoce chiusura delle scuole e a una densità abitativa non particolarmente alta, spiega Carlo Tascini, direttore Malattie infettive della Clinica universitaria di Udine. Fatto sta che i contagi non si sono diffusi, e quello che è stato rinominato il “protocollo Remanzacco” si è guadagnato un posto in un articolo su Clinical Microbiology and Infection, la rivista della Società europea di Malattie infettive.

Asintomatici punto nodale

Come racconta Tascini, il tracciamento dei contatti di una prima persona positiva (era fine febbraio) ha permesso di individuare altri 18 soggetti positivi al virus, 11 dei quali asintomatici. “Il tampone è stato fatto al gruppo di soggetti senza sintomi proprio per identificare eventuali altri positivi: un’ulteriore fascia da porre, subito, in isolamento stretto. E poi sempre gli asintomatici ci hanno permesso di scoprire altri contatti stretti – i familiari, i contatti dei nuclei familiari, i colleghi di lavoro. Se non si fosse proceduto con questa logica, anche una sola persona avrebbe potuto far crescere l’albero delle ramificazioni del contagio”.

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Miriam Cesta

Miriam Cesta

Giornalista professionista, collabora con diverse testate dedicate al mondo della salute, della medicina e del benessere.

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Miriam Cesta

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