Covid-19, riapertura regioni: slittare tutti non ha senso

Liberi tutti una settimana dopo, ma solo Lombardia, Liguria e Piemonte hanno ancora troppi contagi

Riapriamo tutti insieme o rimandiamo tutti insieme. L’Italia sia unita: lo hanno ribadito editoriali, politica e perfino Fondazioni medico scientifiche come Gimbe. Ma che senso ha? Perché regioni virtuose e responsabili, che hanno giustamente investito in prevenzione e rispetto delle famigerate 3T, come ad esempio la Valle d’Aosta o la provincia di Trento, dovrebbero essere penalizzate come regioni da più parti accusate di non fare il proprio dovere, come la Lombardia? Ma anche mettendo da parte le responsabilità politiche, perché una regione praticamente libera da covid, come la Sardegna, o la Calabria, dovrebbe aspettare che la situazione migliori in Lombardia? Sarebbe come assentarsi dal lavoro per solidarietà verso il collega che ha rotto la gamba. Ne risente l’azienda, e non giova a nessuno.

Eppure secondo indiscrezioni pubblicate dal Corriere della Sera questa sono le ipotesi possibili al momento. Spostamenti tra regioni liberi dal 3 giugno oppure rinvio di una settimana dell’entrata in vigore del decreto per tutti. Questo proporrà oggi il governo ai governatori, nella conferenza convocata per domani. Questo per mettere a tacere le polemiche sulla possibilità che lo slittamento di sette giorni riguardi solo Lombardia e Piemonte, e nel tentativo di mediare con il Sud, che minaccia di far entrare sul proprio territorio solo chi si presenterà con il test sierologico effettuato nei tre giorni precedenti. 

I dati delle regioni sono falsi

Ma poi potrebbero 7 giorni bastare a rimediare una situazione – in Lombardia, ma anche Liguria e Piemonte – molto difficile anche valutando dati definiti “falsati”? Come ha confermato uno studio indipendente pubblicato ieri dalla Fondazione GIMBE, le regioni – la Lombardia in particolare – fornisco dati non validi. In più, in relazione all’ancora alto numero di contagi, eseguono troppi pochi tamponi.

L’accusa è diretta: le regioni falsano

Ma non solo. Il presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta, ha rincarato la dose. Ospite di 24 Mattino su Radio 24, ha detto: “C’è il ragionevole sospetto che regioni quali la Lombardia ‘aggiustino’ i dati per paura di un altro stop, anche perché in Lombardia si sono verificate troppe stranezze sui dati nel corso di questi tre mesi: soggetti dimessi che venivano comunicati come guariti (mentre un dimesso potrebbe essere ancora contagioso se un tampone non lo esclude, ndr) andando ad alimentare il cosiddetto silos dei guariti; alternanze e ritardi nella comunicazione dei dati, cosa che poteva essere giustificata nella fase dell’emergenza quando c’erano moltissimi casi ma molto meno ora, eppure i riconteggi sono molto più frequenti in questa fase 2. È come se ci fosse una sorta di necessità di mantenere sotto un certo livello quello che è il numero dei casi diagnosticati”.

Si finge di sbagliare, valutando tutti i tamponi

Come spiega la Fondazione: “Per capire la reale incidenza dei nuovi casi sul numero di tamponi eseguiti non bisogna prendere, come invece viene fatto nei comunicati quotidiani, il totale dei tamponi, ma solo dei «diagnostici», escludendo cioè quelli eseguiti per confermare la guarigione virologica o per necessità di ripetere il test”. Inoltre, nonostante questo, tra il 4 e il 27 maggio, “la percentuale di tamponi diagnostici positivi in Lombardia (6%) è nettamente superiore alla media nazionale (2,4%). L’ultimo dato comunicato dalla Lombardia è invece dell’1,7%“.
Non sembra strano anche a voi?
“Situazione critica anche per Liguria (5,8%) e, in misura minore, per Piemonte (3,8%), Puglia (3,7%) ed Emilia-Romagna (2,7%)”.

L’esperienza di un medico

In queste tre regioni si rilevano la percentuale più elevata di tamponi diagnostici positivi e il maggior incremento di nuovi casi, a fronte di una limitata attitudine all’esecuzione di tamponi diagnostici, spiega l’istituto. “E lo confermo”, dice un medico pneumologo che in questi giorni gira a Milano per eseguire tamponi in strutture chiuse, quali le RSA, e che preferisce rimanere anonimo. “Abbiamo la possibilità di eseguire un tot di test e se in una struttura troviamo un piccolo focolaio non è ammessa la possibilità di approfondire eseguendo test a tappeto su tutti i residenti, come sarebbe logico aspettarsi. Segniamo il numero e ce ne andiamo”.

Solo Valle d’Aosta e Trento fanno tamponi a tappeto

Secondo i dati di Gimbe, da quando siamo potuti uscire di casa, il 4 maggio, e fino al 27, la percentuale di tamponi diagnostici positivi risulta superiore alla media nazionale (2,4%) in 5 Regioni: in maniera rilevante in Lombardia (6%) e Liguria (5,8%) e in misura minore in Piemonte (3,8%) Puglia (3,7%) ed Emilia-Romagna (2,7%). Eppure, le aree dove si fa un numero elevato di tamponamenti sono altre: rispetto alla media nazionale (1.343) svetta solo la Valle d’Aosta (4.076) e la Provincia Autonoma di Trento (4.038). Nelle tre Regioni più preoccupanti (Lombardia, Liguria e Piemonte), per la continua elevata incidenza dei nuovi casi, la propensione all’esecuzione di tamponi rimane poco al di sopra della media nazionale sia in Piemonte (1.675) che in Lombardia (1.608), mentre in Liguria (1.319) si attesta poco al di sotto. A fronte di un’incidenza di nuovi casi per 100.000 abitanti che ha una media nazionale pari a 32, ma è nettamente superiore in Lombardia (96), Liguria (76) e Piemonte (63).

Non desta preoccupazioni invece il dato del Molise (44), perché legato a un recente focolaio già identificato e circoscritto, e lascia incerti l’Emilia-Romagna che segna 33 ma il dato potrebbe essere sottostimato dal numero di tamponi diagnostici (1.202 per 100.000 abitanti) molto al di sotto della media nazionale (1.343).

Il peggio deve arrivare

La fondazione Gimbe sottolinea poi un concetto importane. I dati analizzati riflettono quasi interamente gli effetti delle riaperture del 4 maggio, ma non quelle molto più ampie del 18 maggio, che potranno essere valutate nel periodo 1-14 giugno, tenendo conto di una media di 5 giorni di incubazione del virus e di 9-10 giorni per ottenere i risultati del tampone.

“Il Governo – commenta Cartabellotta – si troverà (oggi, ndr) di fronte a tre possibili scenari: il primo, più rischioso, di riaprire la mobilità su tutto il territorio nazionale, accettando l’eventuale decisione delle Regioni del sud di attivare la quarantena per chi arriva da aree a maggior contagio. Il secondo, un ragionevole compromesso, di mantenere le limitazioni solo nelle 3 Regioni più a rischio, consentendo magari la mobilità tra di esse. Il terzo, più prudente, di prolungare il blocco totale della mobilità interregionale, fatte salve le debite eccezioni attualmente in vigore».

Leggi anche:
Covid-19, trapianto di polmoni da record a un 18enne
Capua: “Il virus non teme il caldo e non si sta indebolendo”
Ats Milano invia per errore sms: “Lei ha avuto contatti con un positivo al virus”
Covid-19, come sarà andare ai concerti

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei.

Potrebbe interessarti anche

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei.

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento e utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più consulta la Privacy e Cookies Policy