Covid-19: Politici, basta, non chiamatela più guerra!

Lasciamolo dire a tutti coloro che oggi ci sono così essenziali e che abbiamo il dovere di proteggere

Questa non è una guerra. Non va definita guerra, non va bene. Se la chiami così e hai anche un ruolo politico o un ruolo direttivo nella sanità, a noi cittadini arriva un messaggio dissonante, un messaggio in cui si trova qualcosa che non va, che stona.

Le nostre risorse più importanti

Ad andarci a fondo, potrebbe sembrare un modo per esternare responsabilità, per attribuirle a un nemico incontrollabile, per giustificare ritardi e inefficienze. Perché a pensarci bene, se fosse una guerra sarebbe una follia mandare come fanti di prima linea le nostre risorse più preziose ora: i nostri medici e infermieri, a combatterla, senza le adeguate protezioni, senza “armi”.  Le nostre risorse insostituibili, perché per sostituirle, non è che puoi proprio mandare il primo che capita, devono passare almeno cinque anni di studio e altri due di specializzazione.

E allo stesso modo, sarebbe un follia mandare altre risorse importantissime, definite dalla legge come essenziali, commessi, farmacisti, impiegati, benzinai, giornalisti, autotrasportatori, operai, e non solo, come fanti di seconda linea, anch’esse allo sbaraglio. Senza aver definito per loro procedure, aver fornito dispositivi e attrezzature di protezione, aver dato la possibilità di riposare tra i turni.

Figure che leggiamo tutti, troppo spesso, vengono lasciate disarmate e vulnerabili, figure cosi ovviamente necessarie che non è pensabile lasciarle lavorare, per tutti noi, nel rischio. Se loro cadono non è perché sono in guerra, ma perché chi doveva proteggerli non li ha valutati cosi indispensabili, non ha dato loro quanto necessario, non li ha protetti.

Fateli lavorare in sicurezza

Non dovete parlare di guerra, e non comunicate neppure i bollettini serali di caduti e feriti, in continuo aumento in queste file. Sono dispacci che fanno stringere il cuore, e fanno capire ancora di più l’urgenza l’impellenza, di proteggerli. Date invece le divise, i dispositivi, le attrezzature, fate i tamponi, date turni più umani, le corrette procedure da seguire, date tutto quello che serve a proteggerli. Fateli lavorare in assoluta sicurezza.

Perché qui, contro il Covid-19, non c’è da uccidere nessun nemico, non bisogna neppure scomodare nei discorsi condottieri famosi o comandanti in capo, capi di stato della storia, perché non è una guerra quella dei politici, non è una guerra per noi chiusi in casa. È semmai una guerra per tutti i nostri lavoratori più a rischio, sono loro a tremare se non hanno le giuste difese e protezioni, se non possono lavorare con la dovuta tranquillità, con la massima sicurezza. E allora quello che hanno davanti diventa davvero il nemico che può uccidere, che può colpire. Un nemico, perché quello che è invece impensabile è essere arrivati cosi impreparati.

È un nemico che non colpisce subdolo alle spalle

Non c’è nessun nemico che subdolamente colpisce alle spalle: si sapeva, si doveva, e si deve ancora, proteggere tutti loro da un nemico che sarà anche insidioso (contagioso e pericoloso), ma di certo non ha cervello.

Ecco perché non siamo in guerra, ecco perché chi ha un ruolo politico non può e né deve dirlo.

Lasciamolo dire ai medici, in ospedale e di base, agli infermieri, agli operatori delle ambulanze, ai farmacisti, ai commessi, ai trasportatori, ai tabaccai, agli operai, ai tecnici, ai professionisti, agli impiegati, agli operatori funebri, ai benzinai, a tutti, tutti coloro che oggi ci sono così essenziali e dobbiamo proteggere, perché per loro finora è stata una guerra. E speriamo che non debbano più dirlo.

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Elisa Poggiali

Elisa Poggiali

Ingegnere ambiente e territorio, membro del database 100 esperte.it nei settori S.T.E.M., si occupa di ambiente, tecnologia, innovazione e networking per la sostenibilità.

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Elisa Poggiali

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