Covid-19: Science, ecco chi sono i super-diffusori

I calciatori sono un esempio

È il più grande sforzo mondiale di tracciamento dei contatti su qualunque malattia infettiva mai intrapreso finora, uno studio condotto in India su oltre mezzo milione di persone esposte al coronavirus e che conferma la responsabilità della diffusione del covid-19 – e probabilmente dei virus in generale – a una piccola percentuale di infetti. Ovvero chi, circa l’8% dei positivi, si trova nelle condizioni sociali di diventare un super-diffusore: tipicamente si trova in spazi affollati e chiusi, e pratica attività come cantare o parlare a voce alta senza indossare una mascherina. Oppure chi fa sport di contatto (vedi i calciatori) e sviluppa – per forza di cose senza mascherina – una respirazione profonda per via dell’intensa attività fisica. A questo 8% dei contagiati che si trova a svolgere una di queste attività senza dpi si deve il grosso della diffusione in una popolazione. La ricerca è stata pubblicata su Science.

Il 70% dei positivi non infetta

I risultati mostrano che la maggior parte dei pazienti – il 70% delle persone infette – con covid-19 non ha mai infettato nessun altro. Invece solo l’8% dei pazienti è collegato al 60% delle nuove infezioni.

La buona notizia

Quindi la buona notizia è che evitare l’infezione potrebbe essere più facile di quel che crediamo. Evitare posti affollati al chiuso, evitare sport aerobici se non a distanza, evitare la vicinanza con persone che, senza mascherina, parlano a voce alta o cantano.

Un’altra ricerca aveva già mostrato che tra il 10 e il 20 per cento delle persone infette sono responsabili dell’80% della diffusione del coronavirus.

Il ruolo della famiglia (e dei giovani al suo interno)

Secondo questo studio di tracciamento dei contatti i bambini di tutte le età possono essere infettati dal coronavirus e diffonderlo ad altri, anche fra coetanei. “Nel nostro studio abbiamo visto un’elevata prevalenza di infezioni tra i bambini che sono venuti a contatto con altri ragazzini infetti della loro età”, ha detto l’autore principale dello studio, Ramanan Laxminarayan del Center for Disease Dynamics, Economics and Policy di New Delhi. Bambini e ragazzi hanno comunque costituito un terzo dei casi di Covid, e per loro stessa ammissione i ricercatori non sono stati in grado di valutare la capacità di trasmissione dei bambini rispetto agli adulti. Quel che si è visto con chiarezza è che la maggior parte dei casi indice, cioè quelli che in sostanza davano il via a nuovi focolai, era composto da adulti tra i 20 e i 45 anni, più facilmente a contatto con altre persone e più facili a spostamenti numerosi nel corso della giornata. Per i ricercatori, la possibilità di contagiarsi da coronavirus, indipendentemente dall’età, è del 2,6% nella comunità e del 9% nella famiglia. Cosa confermata anche dai dati italiani.

Lo studio è una sorpresa

Lo studio si è svolto in due stati del Sud dell’India, Andhra Pradesh e Tamil Nadu, che hanno una popolazione totale di circa 128 milioni, con una elevatissima concentrazione di contagi e con i sistemi sanitari tra i più sofisticati del Paese. “Siamo stati molto sorpresi nello scoprire che solo l’8% dei pazienti indice – il primo paziente in una catena di trasmissione – sono stati responsabili del 60% delle infezioni secondarie. Si sospettava l’esistenza della superdiffusione, ma non in queste proporzioni”, hanno spiegato.

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Covid-19, “Portare la mascherina può aumentare le difese come un mini-vaccino”

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei

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Michela Dell'Amico

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