Covid-19, studiosi italiani scovano metodo per predire gravità infezione

Si può intuire se la malattia peggiorerà studiando la parte sana del polmone, evitando di sottovalutare pazienti con sintomi lievi

Un metodo tutto italiano, nato dall’intuizione di un ricercatore che ha avuto – e vinto contro – il Covid-19, potrebbe aiutare i medici che si trovano a fronteggiare le infezioni da nuovo coronavirus SARS-CoV-2 a distinguere i pazienti che molto probabilmente peggioreranno da quelli che, invece, avranno esiti migliori, evitando di sottovalutare i casi caratterizzati da sintomi lievi. I medici potranno così decidere se ricoverare un paziente o curarlo in casa, pianificando l’assistenza migliore per ciascun malato senza gravare inopportunamente sulle risorse ospedaliere. Lo studio, frutto del lavoro svolto su 236 pazienti affetti da Covid-19 nell’ospedale “Guglielmo da Saliceto” di Piacenza, è stato pubblicato sulla rivista Radiology.

La ricerca, realizzata in collaborazione con il Dipertimento di Medicina e chirurgia (DiMeC) dell’Unità “Scienze Radiologiche” dell’Università di Parma, è stata supervisionata da Emanuele Michieletti, primario di Radiologia dell’ospedale di Piacenza. Ma l’idea alla base dello studio è di Davide Colombi, radiologo di 37 anni, prima firma dell’articolo: è stato lui, dopo aver affrontato in prima persona il Covid-19 ed esserne guarito, a pensare che potesse fare la differenza, in termini di migliore offerta sanitaria per i pazienti e di risultati in termini di guarigione, individuare un metodo per capire se un malato che presenta sintomi inizialmente lievi ha bisogno di essere ricoverato in ospedale o può essere seguito a distanza. Indicazioni che guidino i medici nel comprendere se il paziente peggiorerà o meno, evitando di sottovalutare i casi con sintomi lievi, che potranno tornare utili soprattutto alle realtà che ancora si trovano a combattere con numeri di infezioni così elevati da non aver posto per tutti in ospedale.  

Coinvolti 236 pazienti

Nel corso dello studio sono stati esaminati 236 pazienti con 68 anni di età media affetti da Covid-19. Di questi, 59 erano donne (il 25%). Di tutti i pazienti sono stati valutati diversi parametri tra cui età, presenza di patologie preesistenti e valori del sangue (tra cui i livelli della proteina C-reattiva, una delle proteine presenti nell’organismo durante uno stato infiammatorio, e della lattato-deidrogenasi, i cui livelli elevati nel sangue indicano la presenza di danno a carico di alcuni tessuti). I casi più gravi che sono stati ricoverati in terapia intensiva (o che non sono sopravvissuti) erano più anziani rispetto a quelli che non sono stati ricoverati in quello stesso reparto o che sono guariti (età media 73 anni contro 62) e avevano una più alta prevalenza di malattie cardiovascolari.

I sintomi lievi possono peggiorare rapidamente

Per ogni paziente i medici hanno esaminato attraverso la tomografia computerizzata la porzione del polmone rimasta sana, ovvero non intaccata dall’infezione da Covid-19, e hanno poi  incrociato i dati della tomografia con le altre caratteristiche del malato precedentemente rilevate. Hanno così potuto individuare delle indicazioni pratiche per prevedere la prognosi più probabile e riuscire a stabilire se, pur in presenza di sintomi lievi, le condizioni del paziente erano destinate a peggiorare.

Covid-19: prognosi molto variabili

L’infezione Covid-19 è associata a prognosi molto variabili: in generale i numeri raccolti finora ci dicono che richiede la ventilazione meccanica fino al 17% dei casi e mostra una mortalità che varia dall’11% al 15%, ma nel particolare è difficile stabilire come potrà evolvere la situazione del singolo malato. In alcuni pazienti, infatti, la malattia decorre senza particolari complicazioni, mentre in altri casi soggetti che presentavano sintomi inizialmente lievi si sono poi ritrovati a combattere contro un peggioramento rapido caratterizzato da polmonite grave e insufficienza respiratoria.

È proprio questo scenario, che purtroppo in queste settimane di emergenza sanitaria si è ripetuto spesso, che i medici dell’ospedale di Piacenza mirano a modificare, fornendo indicazioni per evitare di dimettere persone con sintomi lievi che, a dispetto delle apparenze, con tutta probabilità andranno incontro a un peggioramento grave e rapido.

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Miriam Cesta

Miriam Cesta

Giornalista professionista, collabora con diverse testate dedicate al mondo della salute, della medicina e del benessere.

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Miriam Cesta

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