Covid-19, Svezia senza lockdown. Un esperimento che ha funzionato?

Difficile dirlo. C’è chi canta vittoria e chi grida al disastro

Forse sarà una tragedia, forse no. La verità è che non si può ancora dire se la strategia della Svezia, l’unico Paese al mondo ad aver escluso il lockdown, lasciando aperte le attività commerciali e puntando tutto sul buon senso dei suoi cittadini scegliendo la strada di una presunta, futura, immunità di gregge, sarà vincente o no. I pareri – e i dati! – sembrano discordanti. Il Corriere della Sera è molto critico della scelta e parla di un numero esageratamente elevato dei morti (ma considerato che nessuno sa i dati reali di nessun Paese europeo, difficile mostrare certezze). Al contrario, secondo uno studio pubblicato di recente dall’agenzia sanitaria pubblica svedese, il Paese sarebbe riuscito comunque ad abbassare l’indice R0 al di sotto di quota uno. Proprio come abbiamo fatto noi devastando però tutta la nostra ricchezza. Sotto il grafico elaborato da Wikipedia.

Fase 2 stressata?

In Italia si è data la caccia all’untore, soprattutto nella prima fase 2: dai Navigli di Milano fino a Bari passando per Pescara, fatichiamo moltissimo a comportarci in modo responsabile. Anche a Londra si ironizzava che l’ora d’aria fosse quella trascorsa in casa, e tutta Europa ha esaurito la pazienza di resistere confinati in casa, ma anche di uscire rispettando le regole. Ora come ora, stressati come siamo, sarebbe estremante difficile per tutti i Paesi europei imporre un altro giro di restrizioni qualora ci fosse una seconda ondata e un ritorno ai lockdown. Stoccolma può sempre farlo con facilità.

Vantaggi che noi non abbiamo

Poi ci sono le caratteristiche svedesi, che solo loro hanno (o quasi) e che rendono la possibilità della loro scelta (quasi) irripetibile. La piccola popolazione svedese è fortemente informatizzata. Vanta un’infrastruttura digitale altamente avanzata unita a un sistema di welfare che è il migliore al mondo. Gli svedesi amano socializzare a casa, e le uscite al pub o al bar sono culturalmente meno diffuse che altrove. In più, e soprattutto, gli svedesi rispettano al massimo livello le regole e hanno un’altissima stima delle autorità.

Norvegia e Danimarca hanno scelto approcci diversi per via di una mentalità diversa, modellata da diverse esperienze storiche e appartenenze istituzionali. E questo si può annoverare tra gli aspetti positivi di Covid-19: ci ha insegnato molto di noi stessi e degli altri. Addirittura, ci sta insegnando che il “Nord Europa” non è un Paese unico.

Stoccolma caput mundi

Se Stoccolma dovesse riuscire a contenere il virus senza fermare la sua economia e la sua vita sociale, la Svezia entrerà nella recessione economica mondiale con un netto vantaggio. Date le stime sulla durata della pandemia, non vi è dubbio che molti Paesi in tutto il mondo cercherebbero di studiare ed emularne il modello. Una simile prospettiva, a sua volta, costituirebbe una formidabile fonte di soft power per un piccolo stato consapevole del potere delle immagini e desideroso di assumere un certo peso – anche culturale e normativo – sulla scena globale. Sarebbe un po’ la rivincita dei piccoli, e la rivincita dell’individualismo libertario responsabilizzato (qualcosa che per dire, da noi, non si potrebbe mai realizzare per colpa di evidenti limiti culturali)

Gli elogi e i dubbi

Mike Ryan, capo del Programma di emergenze sanitarie dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), ha parlato del caso della Svezia: “Se dobbiamo arrivare a un nuovo modello di vita di ritorno alla società senza nuovi lockdown, penso che la Svezia possa essere un esempio da seguire”.

Occhio al modello svedese, hanno invece commentato sul New York Times Ian Bremmer, Cliff Kupchan e Scott Rosenstein. Non perché sbagliato, ma perché cucito su un popolo tutto particolare. “È pericoloso presumere che – scrivono -, se la strategia funziona in Svezia, funzionerà anche altrove”. Gli svedesi sono individualisti, ma hanno anche una cieca fiducia nelle autorità, unita a una bassa – bassissima – tendenza a criticare. Il che rende la vita più semplice, meno confusa dal vortice dei pareri che affossano ad esempio le energie di un italiano, chiamato a schierarsi su qualsiasi argomento e a combattere per esso.

Le critiche: “È un governo bugiardo”

Le critiche alla scelta svedese sono tantissime e la responsabilità del governo per una scelta così difficile molte. Vi racconto l’esperienza e il parere della mia amica Charlotte, inglese, che vive e lavora in Svezia da 15 anni. Qui la prima lettera che mi aveva scritto. Il suo punto di vista sembra spietatamente contrario alla scelta svedese, ma più nel modo che nel metodo. “Sto lavorando in una scuola come insegnante ed è davvero un po’ folle. Tutti devono tenersi a 2 metri di distanza nei supermercati, ma vanno al lavoro su treni affollati ogni mattina. Un annuncio ci dice di tenerci a distanza gli uni dagli altri, ma ovviamente questo è impossibile. A scuola, non mi è permesso stringere la mano a nuovi colleghi, ma poi ci passiamo l’un l’altro libri e penne, ci appoggiamo tutti sugli stessi tavoli e ci respiriamo addosso. È chiaro che la scelta del governo è solo economica. Ad esempio, sta dicendo alle persone che solo chi ha sintomi è contagioso, anche se questo – come tutti sappiamo – non è vero. Quando vengono poste domande sul perché così tante persone muoiono nelle case di cura, danno risposte vaghe e dicono di non essere sicuri. La risposta invece – cioè che il personale asintomatico ha contagiati i residenti – è ovvia. Non penso nemmeno che la loro politica sia necessariamente sbagliata. Forse è vero che chiudere l’economia spazzerebbe via il futuro di una generazione e che questo è un prezzo più elevato da pagare rispetto a un moderato aumento delle morti. Ma è la disonestà che trovo irritante. E la conformità dei giornalisti che non lo mettono in discussione”.

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Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei.

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Michela Dell'Amico

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