Covid-19, TAR: “No alle linee guida AIFA per i malati lievi”

Tachipirina e vigile attesa non bastano

Le raccomandazioni di restare in “vigile attesa” e fare trattamenti sintomatici (ad esempio con paracetamolo/tachipirina) per i pazienti covid lievi, o paucisintomatici, a casa, sono sbagliate. Così come la raccomandazione di non usare in nessun caso i medicinali normalmente utilizzati per trattare i pazienti covid. Ha vinto il parere di un comitato di medici che aveva fatto ricorso al TAR del Lazio per la libertà di scelta sui farmaci da adottare nella terapia. Le raccomandazioni dell’Aifa risalgono allo scorso 9 dicembre, ovvero circa 4 mesi fa.

Medici contro il Ministero

Il tribunale amministrativo regionale (TAR) del Lazio ha ora accolto l’istanza del “Comitato Cura Domiciliare Covid-19” contro il Ministero della Ministero della Salute, da cui dipende l’AIFA – Agenzia Italiana del Farmaco – per questa nota relativa al trattamento domiciliare dell’infezione da coronavirus SARS-CoV-2.

Cosa sosteneva Aifa

L’AIFA aveva pubblicato il documento “Principi di gestione dei casi COVID-19 nel setting domiciliare” sul proprio portale ai casi lievi, ovvero “tutti i pazienti che presentano sintomi alla stregua di febbre (temperatura superiore ai 37° C), tosse, cefalea, dolori muscolari (mialgia), diarrea, e perdita dell’olfatto (anosmia) e gusto (ageusia) non altrimenti spiegabili. Si specifica che i pazienti non devono presentare alcun segno di difficoltà respiratorie (dispnea) disidratazione, alterazione dello stato di coscienza o sepsi”. L’AIFA specificava che per tali pazienti quindi “possono essere formulate le seguenti Raccomandazioni generali”: vigile attesa, trattamenti sintomatici (es. paracetamolo), idratazione e nutrizione appropriate; non modificare terapie croniche in atto; non utilizzare supplementi vitaminici o integratori alimentari; non somministrare farmaci mediante aerosol se in isolamento con altri conviventi, per il rischio di diffusione del virus”.

Oltre a queste indicazioni generali, l’AIFA fa un riferimento specifico ai farmaci raccomandati e non raccomandati. Tra i primi figurano solo paracetamolo e FANS (farmaci anti-infiammatori non steroidei) per contrastare la febbre, i dolori muscolari e altri malesseri, mentre “altri farmaci sintomatici possono essere utilizzati su giudizio clinico”. Tra quelli non raccomandati contro covid-19 si citano antibiotici, idrossiclorochina, le combinazioni Lopinavir/ritonavir e Darunavir/ritonavir o cobicistat. Nel documento vengono indicati anche i medicinali che possono essere utilizzati solo “in specifiche condizioni”, come corticosteroidi ed eparine.

Scienza e coscienza

Molti medici però si dissero subito contrari, tra chi osservava potenziali effetti negativi dell’analgesico e chi sottolineava la necessità di un trattamento tempestivo, per evitare che i pazienti arrivassero in ospedale nelle condizioni che ormai tutti conosciamo. Il TAR ha accolto il ricorso ritenendolo fondato, “in relazione alla circostanza che i ricorrenti fanno valere il proprio diritto/dovere, avente giuridica rilevanza sia in sede civile che penale, di prescrivere i farmaci che essi ritengono più opportuni secondo scienza e coscienza, e che non può essere compresso nell’ottica di una attesa, potenzialmente pregiudizievole sia per il paziente che, sebbene sotto profili diversi, per i medici stessi”.

Da ora in avanti quindi, i medici potranno decidere quali farmaci ritengono più adatti per il trattamento dei propri pazienti, sulla base delle valutazioni cliniche, senza dover tenere conto delle regole o raccomandazioni fissate dalla nota dell’AIFA.

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Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei

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Michela Dell'Amico

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