Covid-19, i genitori chiedono un’ora d’aria per i bambini. Ma gli esperti si dividono

Idea buona, ma dal punto di vista organizzativo troppo complessa da attuare

Pur comprendendo la necessità dei bambini di prendere un po’ d’aria fuori casa, gli esperti nel settore – psicologi, pedagoghi e pediatri – non sono tutti d’accordo: le perplessità nascono dal timore che sarebbe troppo complesso, dal punto di vista organizzativo, riuscire a far rispettare le misure di distanziamento sociale per evitare il contagio. “Proprio ora che la curva forse di sta abbassando e si vede la fine del tunnel, io non abbasserei la guardia”, afferma a People for Planet Laura Reali, pediatra dell’Associazione culturale pediatri (Acp) Lazio.

La chiusura delle scuole andrà oltre il 3 aprile

Ancora non è chiaro quando riapriranno i portoni degli istituti scolastici di ogni ordine e grado, però stando a quanto ha affermato il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina è certo che “ci sarà una proroga: si andrà oltre il 3 aprile”.

Cosa intende fare il Governo per i bambini?

I genitori se lo stanno chiedendo già da qualche tempo, e con la notizia dell’allungamento dei tempi della quarantena la domanda si fa più pressante: cosa intende fare il Governo per i bambini? Nel senso: se all’interno dei vari decreti che hanno stabilito misure di distanziamento sociale progressivamente più severe per tutti gli italiani con l’obiettivo di limitare il contagio da Covid 19, sono state prese in considerazione le esigenze dei cani riconoscendo il loro diritto a uscite giornaliere per espletare i bisogni fisiologici, nessuna decisione specifica è stata invece presa relativamente ai bambini. Per tutta la popolazione le uscite da casa sono limitate al minimo e vengono concesse solo per motivi di lavoro, di salute e per fare la spesa, e per i bambini non è prevista alcuna eccezione.

Papà multato

E così è successo che a Firenze un papà è stato multato di 400 euro per essere stato trovato con il figlio a 150 metri da casa. Insomma: finora per i bambini sono state applicate le stesse misure comportamentali restrittive che vigono per gli adulti, senza differenze. Anche – forse – in virtù del fatto che proprio i giovanissimi (che stando ai dati raccolti finora sembrano tollerare piuttosto bene il virus) possono essere veicolo di contagio per gli elementi più anziani della famiglia (che invece possono avere sequele anche molto gravi).

I dubbi su come i piccoli usciranno da questo stravolgimento della vita quotidiana, però, rimangono e interessano tutti, ed è interesse di ciascuno attivarsi per consentire loro di vivere al meglio questo periodo. Per dirla con le parole di Massimo Ammaniti, psicoanalista e neuropsichiatra infantile, “i bambini restano il nostro futuro. Abbiamo il dovere di valorizzarli anche all’interno di un momento così difficile in cui le preoccupazioni sembrano essere altre”.

La lettera dei genitori al sindaco di Firenze

E sempre a Firenze un gruppo di 130 genitori si è mobilitato per scrivere una lettera al sindaco Nardella. “In questi giorni ci siamo impegnati a essere cittadini responsabili, nel rispetto scrupoloso delle disposizioni che l’emergenza sanitaria in atto ha imposto. Siamo preoccupati del fatto che nessuno si sia posto seriamente il problema dei bambini“.

Il problema, scrivono i 130 genitori fiorentini firmatari della lettera, riguarda tutti i bambini, certamente quelli “che hanno la fortuna di vivere in un contesto familiare sano e sereno e non hanno disturbi particolari (si pensi a bambini affetti da autismo) né patologie”, ma soprattutto “pensiamo a tutti i bambini che vivono in condizioni di disagio di vario tipo”.

Problemi di salute e disagi abitativi

Disagi che possono andare da questioni più serie che riguardano lo stato di salute, fino ad arrivare a quelli più “banali” di tipo abitativo: basta pensare a tutti i bambini che non hanno un balcone da dove prendere un po’ d’aria.

Gli autori della lettera precisano che se da una parte rispettano “il diritto riconosciuto ai cani di poter espletare i loro bisogni fisiologici in ripetute passeggiate nel corso di una giornata”, dall’altra pretendono “che le istituzioni diano una risposta chiara alla ragionevolezza e proporzionalità di provvedimenti emergenziali che ‘sembrano’ vietare ai bambini di uscire anche solo per una mezz’ora. Chiediamo” – precisa la lettera – “una riflessione approfondita di persone competenti che appronti misure per consentire ai bambini di poter uscire di casa a ‘sgranchirsi le gambe’ (e non certo a tornare a giocare nei parchi), per evitare che questa emergenza produca effetti sul loro equilibrio psico-fisico”.

Genitori mobilitati anche a Milano

Una storia simile a quella di Firenze è accaduta a Milano, dove  mille genitori hanno scritto al sindaco Beppe Sala, chiedendo un “protocollo” preciso sull’ora d’aria: “Nessuno si è posto seriamente il problema dei bambini, delle loro esigenze primarie”.  E mentre il collettivo di scrittori bolognesi “Wu Ming4” sul loro sito “Giap”, parla di “bambini scomparsi per decreto”, su Change.org ci sono diverse petizioni da firmare al riguardo. Insomma: un argomento che interessa sempre di più, soprattutto in vista dell’allungamento del periodo di quarantena.

Situazione critica soprattutto per alcuni bambini

Ma cosa dicono gli esperti? Secondo Federica Zanetto, presidentessa dell’Associazione culturale pediatri (Acp), la questione di concedere l’ora d’aria ai bambini è importante e complessa allo stesso momento: “C’è un lavoro in corso ai tavoli istituzionali. È una scelta difficile e complessa“. Quella dei genitori, continua, “è una richiesta di attenzione verso i bambini, soprattutto verso quelli che vivono in situazioni logistiche critiche, che non sono mai stati presenti nei decreti finora emanati, e in particolare verso i casi problematici (autismo, ADHD, ecc), che sono di gestione particolarmente faticosa tra le quattro mura”.

Più il tempo passa, più aumentano depressione e fatica

Il problema, spiega la presidentessa Acp, si sta esacerbando in questi giorni perché “più passa il tempo, e più queste sfaccettature della quotidianità difficile emergono. Lo tocchiamo nelle nostre consultazioni quotidiane. E in questa settimana appena trascorsa non abbiamo più canti e appuntamenti fuori in balcone, ma sta avanzando la nota depressiva e la grande fatica“.

I favorevoli: abbiamo il dovere di valorizzare i bambini

“Bisognerebbe essere molto più attenti e garantire degli spazi di ricreazione all’aperto per il genitore e il bambino, evitiamo che questi si sentano sequestrati. Scendere a fare una piccola passeggiata o giù in cortile per mezz’ora o un’ora al giorno può solo far bene. Così come si possono portare i cani a fare i bisogni, diamo ai bambini la possibilità scendere a camminare, soprattutto quando vivono in case ristrette“, spiega ad HuffPost Massimo Ammaniti, psicoanalista e neuropsichiatra infantile. “Dobbiamo attrezzarci perché abbiamo davanti una lunga traversata nel deserto. I bambini, che già all’interno dello sviluppo demografico italiano si riducono sempre di più, restano il nostro futuro. Abbiamo il dovere di valorizzarli anche all’interno di un momento così difficile in cui le preoccupazioni sembrano essere altre”. 

…e i contrari: troppo complesso per questioni organizzative

Se da una parte c’è chi difende a spada tratta l’ora d’aria per i bambini, dall’altra c’è anche chi dice no. “Io sono la prima che vorrebbe far uscire i bambini sempre, ma proprio ora che la curva forse di sta abbassando e si vede la fine del tunnel io non abbasserei la guardia perché sta funzionando – spiega a People for Planet Laura Reali, pediatra dell’Associazione culturale pediatri (Acp) Lazio -. In Canada, dove hanno fatto una rapida ‘riapertura’ alla vita normale hanno dovuto ‘richiudere’ tutto perché la curva dei contagi è peggiorata nuovamente”.

Tra i contrari anche Elena Zanfroni, docente di Pedagogia all’università Cattolica di Milano, che spiega a Repubblica che, sebbene dal punto di vista ideale la richiesta dell’ora d’aria per i più piccoli in questi giorni di quarantena “idealmente sia più che condivisibile”, sarebbe però difficilissima da mettere in pratica da un punto di vista organizzativo poiché, afferma, “i genitori sarebbero i primi trasgressori perché gli adulti sono più insofferenti, mentre il bambino è molto più resiliente di quello che si possa immaginare”.

Anna Oliverio Ferraris, docente di Psicologia alla Sapienza Università di Roma, spiega che se da una parte il bisogno di uscire e di muoversi dei bambini “è fondamentale e fisiologico”, dall’altra non dobbiamo però correre rischi. “Come facciamo a evitare assembramenti? I genitori saranno abbastanza responsabili? Forse, quartiere per quartiere, si potrebbero fare delle prove di uscite contingentate e sotto il controllo dei vigili urbani. Ma ne abbiamo la forza? Mi sembra che per adesso l’unica vera strategia, durissima per i bambini, lo ammetto, sia quella di resistere dentro casa“.

Miriam Cesta

Miriam Cesta

Giornalista professionista, collabora con diverse testate dedicate al mondo della salute, della medicina e del benessere.

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Miriam Cesta

Miriam Cesta

Giornalista professionista, collabora con diverse testate dedicate al mondo della salute, della medicina e del benessere.

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