Covid-19, vaccino ai giornalisti e agli psicologi. E i cassieri dei supermercati?

Esclusi completamente dal piano vaccinale

Abbiamo vaccinato i medici ma inspiegabilmente non tutti gli infermieri o gli assistenti (ad esempio non hanno avuto precedenza quelli degli odontoiatri, che lavorano ogni giorno con pazienti a bocca spalancata). Abbiamo vaccinato gli psicologi, sebbene la larga maggioranza operi solo via zoom. Abbiamo vaccinato e stiamo vaccinando gli insegnanti, a casa in DAD. Ci domandiamo se vaccinare i giornalisti, sebbene una stringata minoranza sia mai uscita di casa nell’ultimo anno, e dalla redazione nell’ultimo ventennio.

Invece, nessuno parla di vaccinare i cassieri e i commessi dei supermercati, quelli che hanno garantito la possibilità di sopravvivere a tutti noi, comodamente chiusi in casa già dal primo lockdown. Quelli che ad oggi per lavoro è più probabile che prendano mezzi pubblici ogni giorno e che poi stanno per forza di cose a contatto ravvicinato – e al chiuso – con il pubblico. Sono stati sin da subito molti i casi di contagio nei supermercati, e anche i decessi.

La lettera di denuncia

Questo a seguire il testo di una lettera di denuncia, scritto da una cassiera:

Siamo un gruppo di colleghi che prestano la loro attività lavorativa presso un grande supermercato nella provincia di Frosinone. Scriviamo questa lettera per sollevare l’attenzione sul fatto che la nostra categoria non è stata assolutamente considerata tra le categorie che necessitano quanto prima di essere vaccinate. Noi, come migliaia di nostri colleghi che lavorano nei centri commerciali, ipermercati ed altro, prestiamo e mettiamo giornalmente al servizio della collettività un servizio in essere di necessità.

Abbiamo svolto sino ad oggi con moltissimi sacrifici e con piacere il nostro dovere anche quando c’è stato chiesto di farlo durante il periodo più buio della pandemia senza mai tirarci indietro.

Sempre aperti, sempre ignorati

Ricordiamo infatti che i supermercati sono tra le attività commerciali che non hanno mai smesso di lavorare perché di fondamentale importanza in quanto forniscono al cittadino beni di prima necessità. Ogni giorno il nostro settore è in contatto con tantissime persone le quali, il più delle volte, sono anche molto superficiali nel rispettare le disposizioni quali il distanziamento, l’indossare correttamente la mascherina, l’igienizzazione delle mani. È una vera lotta.

Questo maledetto virus, come ben sapete, resta a contatto sulle superfici di diverso genere per molti giorni e noi giornalmente cerchiamo sempre di non fare “errori”: pensiamo al momento in cui il cliente arriva in cassa e il cassiere o la cassiera andrà toccare tutto ciò che il cliente mette sul rullo della cassa, poi andrà ad effettuare il pagamento prendendo soldi o comunque carte bancomat che sono di proprietà del cliente. In poche parole, abbiamo contatti ravvicinati con tantissime persone ogni giorno. La nostra provincia è in zona rossa e noi che lavoriamo nei supermercati siamo sempre lì pronti a servire il cittadino senza alcuna protezione vaccinale che ci toccherà. Quando? Non si sa. Perché la nostra categoria che, a differenza delle maestre e dei professori, non si può fermare neanche durante il lockdown. Non è stata presa minimamente in considerazione nel piano vaccinale. Vi sembra normale?“.

Covid-19, 11 regioni diventano rosse da lunedì e tutti a Pasqua. Cosa cambia?

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei

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