Mentre nel resto d’Italia le librerie chiudono, a Mola di Bari un libraio indipendente raddoppia gli spazi e il catalogo titoli (Culture Club Cafè). Siamo andati a intervistarlo. Disegno di Armando Tondo, marzo 2020

Crisi delle librerie: per invogliare i lettori più dello sconto vince la fantasia

Mentre le librerie di tutta Italia chiudono, al Sud c’è un libraio indipendente che raddoppia spazi e catalogo

Il 5 febbraio è entrata in vigore la nuova legge sul libro che abbassa la percentuale di sconto massimo applicabile dalle librerie fisiche e online dal 15% al 5%, una misura fortemente voluta soprattutto dall’Associazione librai italiani (Ali). La legge è stata approvata all’indomani di critiche e proteste di editori, grandi e piccoli, preoccupati delle ricadute sui lettori della riduzione della scontistica sui volumi e quindi sugli acquisti. Il tetto del 5% dovrebbe fermare ancora una volta lo strapotere di Amazon, molto abile ad aggirare il limite imposto con il classico “prendi due ti regalo un buono”. Da febbraio questa possibilità è preclusa, e in più sono stati introdotti finanziamenti per la promozione della lettura, una card di cento euro per i lettori in difficoltà e durante ogni anno verrà scelta una Capitale del Libro.

La situazione drammatica che si registra per la chiusura di librerie storiche, come da ultimo la Paravia di Torino, è dovuta chiaramente al calo dei lettori. Nonostante nel 2019 l’editoria di varia (romanzi e saggi in formato cartaceo e e-book) sia cresciuta sia in termini di fatturato (+4,9%) che di copie vendute (+3,4%), la forbice tra Nord e Sud del Paese per quanto riguarda gli indici di lettura si allarga. «Il nostro Paese è diviso drammaticamente in due: al Nord il tasso di lettura è del 48,8%, al Sud e nelle isole del 23%», commenta il presidente Aie (Associazione Italiana Editori), Ricardo Franco Levi. Ma non generalizziamo, ci sono realtà virtuose anche al Sud che riescono a catalizzare l’attenzione di lettori e non attorno al mondo del libro.

Per il libraio Domenico Sparno, proprietario della Culture Club Cafè, libreria indipendente di Mola di Bari con una storia lunga 18 anni, avere una libreria non vuol dire vendere libri. O piuttosto, non vuol dire solo vendere libri. La libreria è l’epicentro della vita culturale di una città o di un quartiere e il libraio diventa l’animatore culturale della comunità che la frequenta. È così che si diventa punto di riferimento non solo dei lettori della zona, ma anche degli scrittori che, più che andare nei punti vendita delle grandi catene a Bari, preferiscono fare tappa a Mola di Bari. È così che funziona: emergono i librai intraprendenti, quelli che hanno un proprio giro, che organizzano eventi e presentazioni, che portano pubblico insomma e quindi lettori, e questa capacità di catalizzare l’attenzione a livello locale è particolarmente apprezzata da case editrici e grandi firme. Dacia Maraini, Corrado Augias, Paolo Giordano, Daria Bignardi, Antonio Pascale, Donato Carrisi, Fabio Volo sono solo alcuni degli autori habituè della Culture Club Cafè, una libreria indipendente che, in controtendenza con la chiusura di molte librerie in tutta Italia, si sta ampliando. Dagli attuali 180 mq a uno spazio di 300 su due livelli, con una sala dedicata solo agli eventi.

Domenico, quali sono le novità della nuova Culture Club Cafè?

«Il 30 aprile chiudo qui e dal 1° maggio sono effettivamente nella nuova attività, il locale sarà molto più grande e porterò gli attuali 5mila titoli a disposizione a 10mila. Avremo un piano dedicato agli eventi e un cortile interno che adibiremo a stanza di degustazione del tè. Attenzione, non è un bar ma un luogo dove assaggiare diverse tipologie di tè e tisane ispirate ai generi letterari. Ampliamo anche la nostra offerta di oggettistica: il libro e la letteratura sono al centro, dalle candele al profumo di libri alla biancheria da letto ispirata ai grandi classici. E poi non smettiamo di vendere prodotti alimentari locali, tipo “le marmellate di Camilleri”, che vengono direttamente dalla Sicilia, abbinate ai libri di Montalbano».

Sei soddisfatto della nuova legge sull’editoria che porta il limite di sconto applicabile dalle librerie dal 15 al 5%?

«Penso fosse doveroso visto che negli ultimi 5 anni 2300 librerie indipendenti hanno tristemente chiuso. Librerie storiche, grandi catene, tutti travolti dalla crisi. Questa misura è un passo necessario perché di sicuro tutela le librerie indipendenti. Noi non scompariremo perché manteniamo vivo il contatto con i clienti, a differenza delle grandi catene, ma al di là di questo prima non potevamo competere con Amazon, ma ora con il 5% di sconto e i costi di spedizione non conviene più come prima acquistare libri online».

Come hai detto, negli ultimi anni hanno chiuso circa 2300 librerie in Italia. La storia di Culture Club Cafè è lunga e sempre in divenire. Qual è il segreto di Domenico Sparno?

«Innanzitutto ho imparato a lavorare esternamente alla libreria, lavoro molto con le scuole. La crisi ha colpito tutti, ma se è vero che prima entravano 10 persone e adesso 5, il fatturato non l’ho perso perché mi sono sempre inventato iniziative culturali diverse. Come quella che ho lanciato quest’estate: “Terrazze d’autore”, cioè presentazioni di libri con degustazione di prodotti locali in location bellissime. Erano a numero chiuso e non c’era spazio per tutti quelli che volevano assistere. Un momento per socializzare, scoprire un autore, degustare buon cibo e perché no, anche ammirare le stelle».

Come hai fatto a diventare un punto di riferimento per scrittori e case editrici di tutta Italia?

«Organizzo presentazioni con molto pubblico. Arrivo a vendere anche 300 copie durante un solo evento, che vuol dire fare in un colpo il lavoro di una settimana, se fatto solo dietro la cassa del negozio. Il libraio non può più solo vendere e consigliare i libri, ma deve muoversi a 360 gradi e offrire opportunità culturali al territorio. Dal teatro ai corsi di formazione a bambini e insegnanti in libreria e anche i più tradizionali gruppi di lettura. La risposta di pubblico e clientela c’è. La presentazione classica rimane ma deve essere sempre più accompagnata da altro: musica, degustazioni, in una parola esperienza».

Visto che hai diversificato l’offerta in libreria con oggetti particolari e originali, percepisci che ci sia un calo di lettori?

«Sì indubbiamente, ma se vendo prodotti diversi in libreria questo non vuol dire che il libro non basta più. Alla fine dell’anno vendo l’80% di libri e il 20% di oggettistica, il libro è sempre al centro. Ma intanto invoglio anche i non lettori a entrare in libreria. E poi cerchiamo di stimolarli anche con la consegna a distanza: abbiamo delle convenzioni con i fiorai e senza costi aggiuntivi andiamo a portare i libri a casa delle persone anche in zone fuori dal comune di Mola. In questo modo molta gente è più stimolata a comprare e a chiamarci».

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Caterina Conserva

Caterina Conserva

Giornalista con la passione per l'ecologia, i libri e le lunghe camminate in giro per il mondo

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