Cuba, 2020: tra il mito e la disperazione si sogna la fuga

Salsa, gioia, sorrisi. E tormento, miseria, rassegnazione. Oggi le contraddizioni sono più evidenti che mai

State per leggere una testimonianza del tutto soggettiva di ciò che accade oggi a Cuba. Ogni angolo di quest’isola imprevedibile meriterebbe un capitolo a sé, popolato di persone, esperienze, problemi e desideri diversi, a cui ogni viaggiatore dà una propria interpretazione. Unico consiglio se avete intenzione di visitare Cuba a breve: grattate via la patina dorata e trovate il coraggio di andare oltre le apparenze.

Cuba per i turisti vs Cuba per turisti consapevoli

I turisti che visitano Cuba hanno due alternative. Si può girovagare tra strade variopinte e case coloniali decadenti, osservare panorami incontaminati, rilassarsi al sole su spiagge da cartolina, ammirare tramonti, fare snorkeling nell’oceano, pianificare escursioni a cavallo tra le piantagioni di tabacco e caffè, attraversare L’Avana su un’auto d’epoca, osservare i cimeli nei musei dedicati alla rivoluzione, ballare la salsa in locali storici, mangiare cibo creolo e sorseggiare mojito e rum a qualsiasi ora del giorno. Poi c’è un altro tipo di viaggio, che non esclude il primo ma immerge il turista nella Cuba reale, in profonde contraddizioni che nel 2020 sono ancora più evidenti. I colori, i balli e i cocktail sono gli stessi, ma la prospettiva cambia. È il viaggio del turista consapevole.

Un viaggio dentro sé stessi

Cuba è, prima di tutto, un grande viaggio dentro sé stessi. Cuba obbliga a confrontarsi con le proprie abitudini, la propria anima e la propria visione del mondo, mediata da una vita passata altrove. Appunto, si può tornare a casa con un’immagine di Cuba del tutto simile a quella dei cataloghi, standardizzata per il turismo di massa, incarnata dall’offerta (mediocre) dei resort circondati da sprazzi di finta vita cubana. E si può invece tornare a casa dopo aver vissuto (seppur parzialmente) la vita dei cubani. Occorre però informarsi a dovere prima di partire su alcune questioni fondamentali da sperimentare di persona: la rivoluzione, l’embargo, la scarsità di petrolio che ultimamente pesa come un macigno. Con alcune informazioni chiave sarà più semplice unire i puntini e decifrare gesti, atteggiamenti e situazioni. Sarà comunque faticoso comprendere Cuba “da esterni”. Allo stesso tempo, i cubani hanno una visione del resto del mondo fortemente stereotipata, idealizzata e tristemente parziale, tanto da far tenerezza.

Indicazioni pratiche fondamentali

Lingua – A Cuba si parla spagnolo, conoscerlo permette di condurre conversazioni più agevoli, ma molti cubani parlano ormai anche inglese – soprattutto all’Avana e nelle città grandi – e non sono affatto pochi coloro che parlano italiano. In tutti i casi, i cubani si fanno capire e vi capiranno. La loro fame di interazione obbliga a spogliarsi della diffidenza tipica del nostro mondo. A Cuba ci si ritrova a conversare con chiunque e si riscopre il valore perso della comunicazione non mediata dalla tecnologia.

Internet – Gli hotspot WiFi sono soltanto nelle piazze principali, riconoscibili dalla quantità di persone ferme con lo smartphone in mano. Cuba costringe a chiedere informazioni ai passanti, è una meravigliosa clinica in cui disintossicarsi dalla dipendenza da notifiche.

Moneta – La moneta ufficiale per i cubani è il peso cubano (CUP), per i turisti è invece il peso convertibile (CUC), di valore nettamente superiore. Un cubano pagherebbe un caffè quattro volte di più se frequentasse locali a vocazione turistica. Esistono due mercati paralleli, che nella realtà tendono a mischiarsi: i cubani ancora oggi acquistano beni e cibo (di qualità piuttosto scadente) forniti dallo stato esibendo una libreta de racionamento. Con uno stipendio (30-35 euro circa al mese) o una pensione statali la vita è durissima. Dollari ed euro vengono comunque accettati spesso, ma non le carte di credito emesse da banche americane. Se volete un souvenir in più, sappiate comunque che sui CUP sono stampati i volti degli eroi nazionali, sui CUC i monumenti nazionali.

Allegria e disperazione

Colori vivaci, persone sorridenti e tanta allegria ovunque. Ma è un errore fermarsi al lato euforico di Cuba. Cuba è anche questo, lo è all’ennesima potenza. Ma sotto la superficie la patria della vitalità, del calore, dell’energia e dei balli ininterrotti rivela una malinconia talmente straziante da non poter essere scacciata via risalendo sull’aereo del ritorno. L’allegria perenne, marchio di fabbrica di Cuba, è un abito che copre un desiderio cieco di cambiamento. Cieco perché le notizie dal mondo arrivano scarse e filtrate dai social network o dai racconti dei turisti. Manca un’educazione che consenta ai cubani di distinguere realtà e fiction (anche se il livello di istruzione è buono), di conseguenza moltissimi cubani avrebbero voglia di scappare altrove, ovunque, ma senza conoscere a sufficienza le condizioni di chi vive e lavora in quell’ovunque dorato. Sanno bene che molti connazionali fuggiti a Miami vivono in condizioni di povertà estrema, ma non conta. È complicato oggi rintracciare un altro sogno a Cuba, se non quello di fuggire. E non è colpa della rivoluzione, che ha contribuito a radicare valori preziosi che si mantengono intatti – l’accoglienza, la solidarietà, per citarne un paio – ma della miseria che da una trentina d’anni continua a riproporsi come minaccia ciclica.

Le donne cubane e lo straniero

Lasciando da parte le banalità, la bellezza delle donne cubane e il loro ruolo di primo piano nelle comunità, noterete come molte – troppe – ragazze poco più che adolescenti passeggino per le strade sperando che uno straniero qualsiasi le noti. L’obiettivo per molte non è soltanto il denaro ottenuto dopo una notte come compagne, ma il matrimonio con uno straniero. Giovane, anziano, bello, brutto… poco importa. Il matrimonio è una via di fuga verso un mondo migliore, che probabilmente poi migliore non è. La prostituzione ufficialmente è vietata (ma dai racconti si evince che in realtà è in mano ai piani alti), le pene sono severe. Viene da chiedersi se sia prostituzione quella di chi si sente in trappola e cerca di evadere. Non siate ipocriti. Quando sarete in aeroporto vi scoprirete a contare quanti turisti – e quanti italiani – tornano nel proprio Paese con donne bellissime che a stento comprendono la loro lingua. Proverete rabbia, a tratti disagio, ma in cuor vostro augurerete a queste donne tutta la felicità del mondo. Altrove.

La disponibilità è gratuita?

Preparatevi a cubani che vi salutano dall’interno delle loro case mentre passate o vi danno informazioni non richieste mentre osservate una bottega o cercate un taxi. Tornati in Italia, vi mancherà la loro disponibilità genuina. Spesso è sottintesa la richiesta – richiesta, non pretesa – di qualche moneta in cambio, ma la dignità dei cubani impone loro di offrire sempre qualcosa a fronte delle vostre donazioni. In molti casi, rifiuteranno il vostro denaro: la gentilezza non va retribuita. Attenzione: l’elemosina a Cuba è vietata.

I cubani sono poveri?

Sì e no. I campesinos possono contare sui prodotti della terra e sul bestiame, le città risentono maggiormente dell’altalenante economia cubana. Nel 2019 L’Avana ha festeggiato i 500 anni dalla sua fondazione e la rivoluzione dei barbudos è ormai lontana nel tempo. Lungo le strade si incontrano i suoi motti e i suoi volti, ma i risultati lasciano oggi spazio a interpretazioni contrastanti da parte degli stessi cubani. L’eco positiva si è affievolita con il crollo dell’URSS e la difficoltà di importazione di beni; i giovani tendono a dimenticare; l’embargo è ancora una piaga. Come se non bastasse, Donald Trump ha complicato le cose, dopo una certa apertura da parte di Barack Obama. Nel quotidiano, significa che gli scaffali dei supermercati sono spesso vuoti e che le file per aggiudicarsi ciò che resta sono lunghe. Sapone, vestiti, persino il latte a lunga conservazione sono molto più cari che in Italia. È vero, come dicevamo, che i cubani acquistano in botteghe diverse, ma la scarsità resta. I beni non arrivano sugli scaffali a causa del blocco alle importazioni ma anche a causa della scarsità di petrolio, che non consente di “smistarli” lungo l’isola. Vedrete persone in coda quando arriva il gelato, la salsa di pomodoro o, finalmente, la farina e le panaderias possono sfornare il pane. Non in tutte le città troverete comunque la stessa situazione. In alcune casas particulares (gli alloggi che ospitano i turisti) echeggiava la promessa di offrire copie del Granma, il giornale ufficiale del partito, al posto della carta igienica, ormai non disponibile in alcune zone dell’isola… Non sorprendetevi se una città enorme come L’Avana non ha navi ferme nel suo porto. Poco petrolio significa anche scarsa illuminazione e qualche black out. Eppure la notte passeggerete tranquilli per strada: Cuba è uno dei posti più sicuro del mondo, consigliato espressamente per donne che viaggiano da sole.

Politica e rivoluzione

Parlare male del governo può costare caro, tuttavia a Cuba tutto è politica e la politica è in tutto. Abbiate rispetto per la storia di quest’isola e documentatevi, andate oltre la massificazione delle sue icone. Ernesto Guevara de la Serna non è Fidel Castro. E il Che non è Camilo Cienfuegos, così come Cienfuegos non è Fidel. Nessuno di loro è il padre della patria José Marti. I volti che incontrerete ovunque sono i loro, impressi con i loro motti sui cartelli di propaganda in ogni angolo dell’isola. La memoria tiene ancora a bada un popolo stanco e in preda all’inerzia. Ma i volti più recenti della storia politica cubana non possiedono la stessa aura e non fanno presa sul popolo come i loro predecessori. I tempi cambiano.

Auto e tassisti

Lasciate perdere gli autobus turistici di Viazul, che sono comodi per spostarsi su lunghi tragitti ma non regalano la stessa esperienza di un viaggio in taxi/taxi collettivo. I tassisti cubani sembrano detestare il silenzio e diventano una fonte inesauribile di notizie, informazioni e racconti sulla propria vita e sulle destinazioni. Alla fine sarete amigos.

I taxi cubani sono le auto degli anni Cinquanta spesso ritratte nelle foto: la tipica arte cubana di arrangiarsi li ha ormai dotati quasi sempre di aria condizionata e ingressi usb (la salsa è irrinunciabile). “Quasi sempre” significa che ogni tassista è anche un po’ meccanico e fa come può, con ciò che trova: a volte le portiere si apriranno solo dall’esterno con forza, spesso e volentieri le maniglie sono quelle di vecchi mobili, altre volte il silicone dei vetri si sarà consumato e dovrete sperare che non piova. Un tassista percorre anche mille chilometri al giorno su un’auto del genere. Questa è la vera Cuba. Sul vostro taxi potrebbero salire altri viaggiatori, spesso ben vestiti (i cubani tengono moltissimo all’igiene personale e dei loro spazi) che attendono sul bordo delle autopiste un passaggio (pagato) per recarsi al lavoro o in paesi limitrofi, dato che in pochi possiedono un’auto. La maggior parte si reca comunque al lavoro su autobus dedicati, vecchie corriere su cui i turisti non possono salire. Sulle medesime autopiste circolano anche persone a cavallo o calesse carichi del raccolto proveniente dalle campagne. Capita anche che durante il percorso i tassisti si fermino ad acquistare prodotti locali – frutta e verdura – dai campesinos assiepati lungo i bordi delle autopiste. Non siate impazienti, prendetelo come un momento di autenticità. Non aspettatevi però di arrivare alla vostra meta entro il tempo che avevate prestabilito. “Tranquillo!”, dicono sempre i cubani quando percepiscono stress o fretta. E non avete scelta.

Caramelle e bambini

Se volete commuovervi, offrite caramelle. Non soltanto ai bambini, a tutti. Costano troppo perché il cubano medio le acquisti, sempre che sugli scaffali ci siano. Se sono dentro una scatolina di latta o con aperture particolari, scoprirete che in molti fanno fatica a comprenderne il meccanismo. Vi renderete conto di quanto superfluo ci circonda. I bambini, soprattutto in città diverse dalla capitale, faticano ad avere a disposizione oggetti per la scuola e vestiti, che appunto in certi periodi tendono a scarseggiare anche nei negozi, al di là dei costi. Portate qualcosa con voi, la gioia nei loro occhi sarà impagabile.

“No baila?”

Dopo aver saputo il vostro nome e da dove venite, la terza domanda che il cubano medio vi pone è proprio questa. Come potete non saper ballare la salsa? Inutile spiegare che preferite altri generi o che siete un ceppo di legno inadatto a qualsiasi forma di ballo. Dovete provare. E proverete, fidatevi.

Sigari

Mentre camminate sentirete spesso la proposta sussurrata di acquistare “fake cigars”. Chi lavora nelle fabbriche si procura sigari privi del marchio statale, che in aeroporto non passerebbero i controlli, ma che un turista potrebbe decidere di fumare a Cuba. Non è legale, ovviamente. Gli stipendi bassi portano i cubani a sottrarre beni dai luoghi di lavoro (sono loro stessi a raccontarlo) per rivenderli. Il consiglio, se parliamo di sigari, è di godervi un’escursione in una piantagione e di acquistare quelli artigianali realizzati dai campesinos, che ormai per arrotondare aprono le porte delle fattorie ai turisti. Questi sigari non subiscono procedimenti chimici e industriali, sono lavorati a mano foglia dopo foglia. Tra il raccolto del tabacco e la creazione di un sigaro passano mesi. E del  tabacco raccolto, i campesinos possono tenere solo il 10%, il resto finisce nelle fabbriche statali.

Inquinamento

Vogliamo davvero parlarne? In Italia ormai non vi sognereste mai di comprare dei palloncini ai bambini. Plastica inutile e nociva. Ma un bambino cubano raramente può avere a che fare con magie simili. Desidererete averne portati a vagonate.

Lungo le strade, purtroppo, i cubani gettano rifiuti al di fuori dei cestini senza curarsene. Zone bellissime come il lungomare e le rive di Cienfuegossono deturpate dalla plastica gettata in mare come capita, con pescatori noncuranti che lanciano i loro ami a pochi metri di distanza. A Cuba non si è ancora sviluppata una mentalità ecologista nel senso che noi ormai intendiamo. Ma qualcuno inizia a parlare di cambiamenti climatici, soprattutto i campesinos che notano variazioni nel ciclo delle stagioni, ed è palpabile un grande amore verso la natura, verso i luoghi, verso le città. Meglio che niente. La differenziata la faremo una volta tornati a casa nostra.

Fotografie di Anna Tita Gallo

Anna Tita Gallo

Anna Tita Gallo

Giornalista pubblicista e content manager. Scrive di comunicazione, Web, marketing, pubblicità, green economy, cronaca ambientale.

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Anna Tita Gallo

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Giornalista pubblicista e content manager. Scrive di comunicazione, Web, marketing, pubblicità, green economy, cronaca ambientale.

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