Curare le piante per coltivare noi stessi

Viene definito “healing gardening” il giardinaggio a scopo semi terapeutico

Ilaria Bernardini risponde al telefono, e si scusa per aver risposto in ritardo perché “stava piantando”. La cosa fa sorridere, dato che avremmo parlato proprio della cura delle piante: queste sono infatti al centro delle ultime teorie di lifestyle, considerate come i nuovi germogli per imparare a coltivare noi stessi e tutto il mondo che abbiamo intorno. Il trend è diventato infatti centrale nella vita dei millennials: sempre davanti agli schermi e spesso single, trovano sollievo e distrazione nella cura di nuove piante d’appartamento. Inoltre, fotografare oasi verdi che ravvivano corner di appartamenti urbani è anche una delle nuove manie di Instagram. Al centro dei social media in questi giorni è stata anche la discussione tra Jeremy Corbyn e l’amatissima Alexandra Ocasio-Cortez, in cui il primo si è prodigato in consigli da vero pollice verde nei confronti della giovane congresswoman, coinvolta in un progetto di urban gardening e in cerca di consigli utili online.

Il verde delle piante colora appunto il romanzo di Bernardini “Faremo Foresta”, una storia ad alto tasso di coinvolgimento a tema botanico/emotivo. Assieme a lei, alla psicoterapeuta Sivia Cauzzi e alla yogi Chiara De Lucia abbiamo avviato un dibattito su come l’healing gardening, ovvero il giardinaggio inteso per farsi del bene, oltre a crescere le piante aiuti di fatto a ritrovare una consapevolezza interiore.

Il verde per chi crea: l’attrazione naturale tra uomo e piante

Ilaria racconta che il coltivare è diventato parte integrante del suo modo di essere, delle sue pratiche giornaliere di vita e del suo processo creativo di scrittura: ormai coltiva meraviglie green in ogni casa che abita, anche solo temporaneamente o per le vacanze.

Racconta che il migliorare della condizione emotiva della protagonista del libro, ispirato dal suo vissuto personale, si sviluppa in maniera inconsapevole attraverso quella che lei chiama “pratica botanica”. Il coltivare le piante diventa una ripetizione prima involontaria e poi costante e voluta, proprio come una preghiera. La consapevolezza che la protagonista va ad acquisire passa attraverso la cura delle piante che per prima cosa è una pratica manuale e non cerebrale, che quindi al tempo stesso distrae e porta a ridimensionare e a semplificare tutto il resto, aiutandola a distaccarsi e a riacquistare una visione del mondo meno egoriferita.

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