Da Alessandria a Viterbo ecco dove sorgeranno i depositi nucleari

A breve inizieranno le consultazioni

Piemonte, Toscana, Lazio, Puglia, Basilicata, Sardegna e Sicilia. Sono 67 i luoghi potenzialmente idonei – non tutti equivalenti tra loro, ma presentano differenti gradi di priorità a seconda delle caratteristiche – a ospitare il deposito nazionale di rifiuti radioattivi individuati in quelle 7 regioni. Nella Tavola generale allegata alla Cnapi sono indicati anche i Comuni interessati nelle sette regioni.

Esattamente dove?

Si tratta di una mappa con 23 zone “verdi”. Tra quelle a maggiore propensione, c’è ad esempio la zona di Alessandria e quella di Viterbo.

Due aree sono state selezionate in provincia di Torino (l’area di Carmagnola e un’area fra Calusim Mazze e Rondissone), 6 nella provincia di Alessandria (Alessandria-Castelletto Monferrato-Quargnento; Fubine-Quargnento; Alessandria-Oviglio; Bosco Marengo-Frugarolo; Bosco Marengo-Novi Ligure; Castelnuovo Bormida-Sezzadio), un’area a Siena (in val d’Orcia fra Pienza e Trequanda) e una a Grosseto (Campagnatico).
Molto interessata la provincia di Viterbo con 7 aree idonee; la zona a cavallo tra le Murge e la provincia di Matera è molto coinvolta: un territorio in provincia di Bari, due vaste aree tra Bari e Matera, una nella provincia di Matera e altre due zone ampie fra Matera e Taranto.

la seconda copertura, il modulo. Roma, 23 marzo 2018. ANSA/SOGIN

Il via libera dal Ministero

Il via libera è arrivato con il nulla osta del ministero dello Sviluppo e del ministero dell’Ambiente alla Sogin, la società statale responsabile dello smantellamento degli impianti nucleari italiani e della gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi.

Sogin ha quindi potuto pubblicare la Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (Cnapi), con il progetto preliminare e i documenti correlati per la costruzione del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi che permetterà di conservare in via definitiva i rifiuti radioattivi italiani di bassa e media attività.

Cosa succede adesso

Ora “parte la fase di consultazione dei documenti per la durata di due mesi, all’esito della quale si terrà, nell’arco dei quattro mesi successivi il seminario nazionale”. A quel punto ci sarà “l’avvio del dibattito pubblico vero e proprio – spiega il ministero dell’Ambiente – che vedrà la partecipazione di enti locali, associazioni di categoria, sindacati, università ed enti di ricerca, durante il quale saranno approfonditi tutti gli aspetti, inclusi i possibili benefici economici e di sviluppo territoriale connessi alla realizzazione delle opere”.

Il deposito nazionale e il Parco tecnologico saranno costruiti in un’area di circa 150 ettari, di cui 110 dedicati al deposito e 40 al Parco, come spiega il ministero dell’Ambiente. Il deposito avrà “una struttura a matrioska”; all’interno ci saranno “90 costruzioni in calcestruzzo armato, dette celle”, in cui “verranno collocati grandi contenitori in calcestruzzo speciale, i moduli, che racchiuderanno a loro volta i contenitori metallici con all’interno i rifiuti radioattivi già condizionati”. In totale saranno “circa 78mila metri cubi di rifiuti a bassa e media attività” a essere ospitati. L’investimento complessivo è di circa 900 milioni di euro e si stima che genererà oltre 4.000 posti di lavoro l’anno per 4 anni di cantiere, diretti (2.000 fra interni ed esterni), indiretti (1.200) e indotti (1.000). 

La vergogna dell’Uranio Impoverito. Qualcuno pagherà?

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei

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Michela Dell'Amico

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