Dagli ingredienti al packaging, la cosmetica è sempre più green

I prodotti di bellezza sono sempre più a basso impatto ambientale: si recuperano materiali buoni dagli scarti e si punta al riciclo degli imballaggi

Quali scarti vengono recuperati e perché?

Un importante fronte di sviluppo della ricerca in cosmetica si muove verso l’estrazione di principi attivi di qualità a partire dagli scarti di altre produzioni. È la biocircolarità, principio alla base dell’economia circolare per le sue importanti ricadute sia sull’impatto ambientale che sulla riduzione dei costi.

Gli scarti che vengono recuperati in cosmesi hanno origine perlopiù da produzioni agroalimentari o agricole, ed essendo materiali di scarto (gli esperti in materia parlano di “materia prima seconda”, in quanto viene recuperata), il loro costo è nettamente inferiore a quello della materia prima. Il risparmio non si verifica solo per chi acquista gli scarti, che costano meno rispetto alle materie prime, ma anche per le aziende che li forniscono, dal momento che evitano i costi di smaltimento, spesso significativi date le quantità in gioco. Scarti farmaceutici o di altri settori industriali trovano invece difficile applicazione nel settore della cosmetica, che non ama la chimica.

Scarti agroalimentari miniera di principi attivi

Gli scarti agroalimentari sono una vera miniera per la produzione di cosmetici: in alcuni casi, infatti, hanno concentrazioni e disponibilità di principi attivi anche maggiore rispetto alle materie non di scarto. I principi attivi più ricercati per la produzione di cosmetici sono antiossidanti, idratanti, antinfiammatori, nutrienti, leviganti, sbiancanti e olii essenziali; una volta estratti devono essere trattati e purificati per renderli utilizzabili e ne viene testata l’assenza di inquinanti (metalli pesanti, pesticidi, residui di fertilizzanti o altri contaminanti ambientali), esattamente come avviene per le materie prime non seconde.

Anche l’imballaggio è green

La ricerca e l’introduzione di materie prime biologiche nei prodotti cosmetici, derivata da una maggiore attenzione da parte del consumatore verso prodotti più naturali e maggiormente compatibili con la natura e con la pelle, ha preso il via circa 20 anni fa. Questa virata verso la produzione di prodotti efficaci, ma con una presenza sempre maggiore di ingredienti organici, meglio se biologici, ha portato a cambiamenti e innovazioni importanti tra cui la possibilità, che è di questi ultimi anni, di estrarre principi attivi dagli scarti di altre produzioni. Ultimamente, poi, la svolta  “green” della cosmetica è arrivata anche al packaging, che è sempre più riciclabile in ogni suo componente. 

Tanti vantaggi

Le aziende che producono cosmetici a partire dagli scarti del settore agroalimentare spiegano che i principi attivi estratti dalle materie di scarto sono efficaci tanto quanto quelli ricavati dalle materie prime. Gli scarti non sono solo caratterizzati da un’elevata concentrazione di determinate molecole bioattive: sono anche più vantaggiosi in termini economici ed estremamente più biosostenibili rispetto alle più conosciute materie prime. Per fare un esempio: l’estratto derivato dai carciofi non utilizzabili a scopo alimentare perché presentano imperfezioni – e quindi non immettibili sul mercato – permette di ottenere lo stesso tipo di molecole che si otterrebbero dai carciofi non di scarto, ma a costi decisamente inferiori.

Scarti di agrumi, caffè e frutta secca

La lista degli scarti utilizzabili in cosmesi per le particolari proprietà dei principi attivi estraibili è in continua evoluzione e comprende gli scarti degli agrumi, le cui bucce sono ricche di olii essenziali, gli scarti derivanti dalla raffinazione degli oli di riso, sesamo e girasole e gli scarti della lavorazione della frutta secca e dei chicchi di caffè, ricchi di antiossidanti. E poiché la ricerca a livello internazionale è molto attiva su questo fronte, è probabile che questa lista si ampli parecchio nel giro di poco tempo.

Costi di smaltimento molto alti

Gli scarti provenienti dai comparti agricolo e agroalimentare sono significativi dal punto di vista quantitativo e hanno costi di smaltimento molto alti: questo fa sì che il loro riutilizzo da parte delle aziende che producono cosmetici inneschi un percorso virtuoso per tutta la filiera. Per rendersi conto delle quantità da smaltire, basta sapere che secondo il Gruppo Ricicla Di.Pro.Ve (Dipartimento produzione vegetale, Facoltà di Agraria) dell’Università di Milano in Italia ogni anno si producono 12 milioni di tonnellate di scarti dall’industria agroalimentare. Di questi, la frazione organica arriva a 9 milioni. Secondo i dati dell’Istituto di scienze e tecnologie molecolari del Consiglio nazionale delle ricerche (Istm Cnr), di questa frazione circa 135 mila tonnellate di scarti derivano dalla lavorazione del pomodoro da industria (buccette, semi), 1,5 milioni di tonnellate dall’uva da vino (buccette, semi, graspi), 0,1 milioni di tonnellate dal riso, 0,7 milioni di tonnellate dagli agrumi.

In alcune aziende è già realtà

Tra le aziende italiane che hanno già linee di prodotti con ingredienti recuperati dallo scarto agroalimentare c’è Arterra Bioscience, azienda biotech con sede a Napoli che già da diversi anni produce principi attivi utilizzabili in cosmetica derivanti da scarti agricoli: in particolare dalle vinacce, dalle acque di vegetazione derivanti dalla spremitura delle olive e dalle bucce dei pomodori.

Dermosfera dal 2017 produce, in collaborazione con l’Università di Bologna, una linea cosmetica, RHEA, in cui vengono utilizzati scarti alimentari di origine vegetale come per esempio l’estratto di pomodoro e l’estratto di rucola.

Utilizza invece lo scarto della raffinazione dell’olio di riso Venice Cosmetica, laboratorio cosmetico dal 1976. Il gammaorizanolo contenuto nel riso è un filtro solare naturale impiegato nelle creme da giorno anti-età per combattere i radicali liberi.

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Elisa Poggiali

Elisa Poggiali

Ingegnere ambiente e territorio, membro del database 100 esperte.it nei settori S.T.E.M., si occupa di ambiente, tecnologia, innovazione e networking per la sostenibilità.

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Elisa Poggiali

Elisa Poggiali

Ingegnere ambiente e territorio, membro del database 100 esperte.it nei settori S.T.E.M., si occupa di ambiente, tecnologia, innovazione e networking per la sostenibilità.

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