Dai 7 giorni della Francia alle 3 settimane della Cina: quanto deve durare la quarantena?

Intanto in Italia si discute di ridurre a 10 giorni il periodo di quarantena.

Con la ripresa delle attività lavorative e scolastiche molti Paesi europei stanno valutando l’ipotesi di ridurre i giorni di quarantena.

In Francia, nonostante il livello d’allerta sia stato superato in 42 dipartimenti e i nuovi record di contagi nei giorni scorsi, il Governo ha dimezzato la quarantena, da 14 giorni a 7. Secondo il comitato scientifico francese, infatti, superati i primi cinque giorni, il rischio di contagio si abbatterebbe di molto. Una boccata d’ossigeno per le imprese e un sollievo per i cittadini chiusi in casa anche solo per precauzione che tuttavia desta qualche preoccupazione. “Mi auguro che abbiano prove solide da presentare“, ha detto Ranieri Guerra, direttore aggiunto dell’Oms, riferendosi ai colleghi francesi. “Dieci giorni è il minimo. Anche per gli asintomatici. Non abbiamo ancora prove definitive e certe che anche la scarsa sintomatologia non possa trasformarsi in danno”.

In controtendenza la Cina, che punta ad aumentare i giorni di quarantena, da 14 a 21. Secondo uno studio dell’Università di Shanghai, il periodo di incubazione del virus Sars-Cov-2 sembrerebbe essere più lungo. “Per questo – ragionano i ricercatori cinesi – sarebbe opportuno estendere di altri 4-7 giorni la quarantena di 14 giorni, facendola durare dai 18 ai 21 giorni”.

Intanto in Italia il Governo non ha ancora deciso se ridurre la quarantena, ma dalle dichiarazioni rilasciate nella conferenza stampa convocata a Palazzo Chigi in occasione della riapertura delle scuole ha dichiarato, prevale la linea prudenziale adottata finora. Il timore è che riducendo i tempi di quarantena diventi più difficile individuare i positivi. Il ministro della Salute Roberto Speranza ha infatti detto:

“Come è noto l’Oms ha riconfermato come valida quarantena a 14 giorni c’è un dibattito aperto ed ora l’opinione prevalente è che si deve approfondire perché si può ipotizzare una riduzione ma la valutazione la faremo con il Cts anche con gli altri Paesi Ue. Ci sono diverse soluzioni, noi ci inspiriamo al principio di prudenza (…) Ne discuteremo nel comitato tecnico scientifico, ci confronteremo anche con gli altri Paesi europei sulla base di questo orientamento faremo la nostra scelta finale”.

Il rischio è che, spinti dalla necessità di riprendere le attività senza incorrere nelle ricadute e nei blocchi dello scorso inverno, ogni paese decida per conto proprio e non in concerto con gli altri paesi Ue. “Per ridurre la quarantena deve esserci una concertazione nella Ue basata sull’evidenza scientifica e non sul calcolo politico o economico”, ha sottolineato Ranieri Guerra. “Non è opportuno che uno stato membro vada avanti per conto proprio. Serve un confronto serio da parte degli scienziati. C’è la necessità di concertazione soprattutto quando si parla di frontiere condivise e di curve in rialzo”.

Stela Xhunga

Stela Xhunga

Scrive per People for Planet e per riviste e quotidiani, sia digitali che cartacei, tra cui Fanpage, Fondazione per la critica sociale, Il Manifesto, Il Reportage, Minima&Moralia. È collaboratrice della Radio Televisione Svizzera.

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Stela Xhunga

Stela Xhunga

Scrive per People for Planet e per riviste e quotidiani, sia digitali che cartacei, tra cui Fanpage, Fondazione per la critica sociale, Il Manifesto, Il Reportage, Minima&Moralia. È collaboratrice della Radio Televisione Svizzera.

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