Daje, Konrad Krajewski

Il cardinale elemosiniere del Papa si è calato in un tombino e ha riallacciato la corrente elettrica a un intero stabile occupato a Roma.

Prima di calarsi nel tombino, rompere i sigilli e riattaccare la corrente, l’elemosiniere Konrad Krajewski ha chiamato prefettura e Comune, avvisando di quello che stava per fare. Una volta ripristinata la luce, nella cabina elettrica, ha lasciato il suo biglietto da visita perché fosse chiaro chi aveva compiuto il gesto.

A Roma, SPIN TIME LABS è un’occupazione vicino a Santa Croce in Gerusalemme, dove da 5 anni vivono 450 persone, di cui 98 bambini. Tra questi ci sono anche italiani, non solo stranieri. L’avvocato al quale si sono rivolti gli occupanti ha riferito quanto gli è stato raccontato: «all’improvviso è arrivato un cardinale, carico di cibo e giochi per i bimbi, che ha chiesto dove fosse il contatore sigillato». «Sotto questa botola», gli è stato risposto. A quel punto, nello stupore generale, il cardinale si cala nella botola, rompe i sigilli e la luce torna. Qualcuno ha avuto paura, gli ha fatto presente che la polizia se la sarebbe presa con gli occupanti per quell’atto illegale, ma il cardinale li ha tranquillizzati, dicendo di avere lasciato il suo biglietto da visita sul contatore manomesso.  La società ACEA ha fatto un esposto contro ignoti. Quelli di SPIN TIME LABS si dicono pronti ad autodenunciarsi in massa.

Dentro lo stabile, “il cantiere di rigenerazione urbana” ha organizzato varie cose da quando ha iniziato l’occupazione a scopo abitativo nell’ottobre 2013: sala concerti, auditorium, osteria, laboratorio di birra artigianale, falegnameria, sartoria, sala prove, redazione di Scomodo, laboratorio di restauro di icone sacre. Dentro c’è anche una delle sedi dell’associazione Medicina Solidale. C’è il lavoro assiduo della missionaria laica Adriana Domenici, e ci sono gli aiuti umanitari lasciati settimanalmente dall’Elemosiniere del Papa. Allo Spin Time Labs il Vaticano non è esattamente una presenza sconosciuta, e tuttavia il gesto di Konrad Krajewski c’entra poco con la carità in senso economico, e di religioso ha giusto il fatto di applicare alla lettera il Vangelo.

Il gesto di Konrad Krajewski è disobbedienza civile.

Riallacciando la corrente elettrica ha ristabilito l’ordine, prima viene la giustizia sociale, poi quella legale. Avrebbe potuto farlo un panettiere, un deputato, un disoccupato, una casalinga. Non l’ha fatto nessuno, l’ha fatto lui, un cardinale ex elettricista, originario della città polacca di Lodz, dove Gad Lerner  immagina che «abbia conosciuto Marek Edelman, l’eroico vicecomandante della rivolta del ghetto di Varsavia. Uno che scendeva dai tombini nelle fogne per nascondersi e combattere». Preferiamo pensare Konrad Krajwski semplicemente come un uomo, che in piena coscienza ha deciso di correre rischi fisici (calarsi nei tombini non risulta uno sport in voga) e legali in nome della sua idea sui diritti sociali. Difficile essere uomini di questi tempi.

Per capire quanto il suo gesto sia tutt’altro che banale o scontato, persino in Vaticano, basta leggere la pioggia di dichiarazioni da quelli che dovrebbero essergli solidali. A partire dai giornali conservatori e cattolici: per la Verità è «indecente», per il Tempo si è assistito alle prodezze di «un prepotente che umilia i veri poveracci» , per Libero il cardinale addirittura «aiuta la mafia e fa l’elemosiniere coi soldi degli altri», per il Giornale invece è «un cardinale-elettricista barricadero che alimenta la conflittualità sociale». Meraviglia.

Sono scatenati. Comprensibile. Il buon Konrad alla narrazione ha preferito l’azione, allo slogan del “prima gli italiani” ha ribadito che prima ci sono le persone. Ai proclami della sinistra, suo malgrado, non volendolo (così dice) ha fatto la cosa più di sinistra degli ultimi tempi. E infatti il fuoco amico non manca nemmeno da sinistra. «Facile fare come l’elemosiniere con i soldi del Vaticano», proprietario, vero, di immobili tali che potrebbero arginare ogni emergenza abitativa, non solo a Roma. Ma Konrad Krajweski fa l’elemosiniere, mica l’agente immobiliare. E poi, davvero è così difficile ignorare l’appartenenza religiosa, politica, etnica di un individuo e giudicarlo, qualora se ne senta proprio il bisogno, per ciò che fa? Che sia uno stupratore, un delinquente, o uno che permette a 98 bambini di lavarsi con acqua calda.

Photo credits: www.farodiroma.it

(No, in Vaticano l’uso del casco non è obbligatorio.)

Stela Xhunga

Stela Xhunga