Dal 21 febbraio lavorano e vivono blindati nella rsa, risultato? Zero contagi

Un sacrificio non facile che sta salvando la vita degli ospiti di una rsa milanese

Ogni giorno uno spazio su Milano e Lombardia
People For Planet ha tutti i giorni uno spazio dedicato specificamente alla situazione a Milano e in Lombardia, il cratere del virus in Europa, dando voce ai fatti ed ai testimoni di quanto è accaduto e sta accadendo. Milano e la Lombardia sono una delle aree chiave del paese. Quello che è accaduto e sta accadendo qui ha effetti su tutti i cittadini italiani.

Il sacrificio di single, ma anche padri e madri di famiglia, che a costo di sentire la nostalgia di casa, si sono letteralmente rinchiusi nel luogo di lavoro. E così stanno salvando vite, proteggendo gli ospiti e le proprie famiglie da possibili contagi, dal primo caso di Coronavirus divampato a Codogno il 21 febbraio. Tutti gli operatori della Domus Patrizia, rsa in via Pier Lombardo, zona Porta Romana, continueranno a lavorare e vivere sul luogo di lavoro fino al 3 maggio.

Nessun ordine dall’alto

La scelta gli infermieri e gli operatori l’hanno presa liberamente, comunicandola poi alla proprietaria Manuela Massarotti, che si è subito attivata, tramite un sindacato, un medico competente per lo screening delle autocertificazioni sullo stato di salute degli operatori, e il responsabile della sicurezza, che vigila affinché lo sforzo di chi sta rinchiuso non venga vanificato da tentativi di scambio dall’esterno. Un sacrificio non vano: degli 84 ospiti, con età media di 90 anni, nessuno è positivo al Coronavirus.

Dove dormono i 16 operatori, tutti lavoratori della cooperativa sociale Virtus? In posti letto improvvisati nei luoghi più disparati, chi dorme nella palestra, chi nella cappelletta, chi nell’ufficio degli educatori, tutti rispettando le necessarie distanze. 

La scelta etica della proprietaria che ha rinunciato a ospitare pazienti Covid nonostante l’«insistenza»

Un sacrificio che però sarebbe stato vano se la proprietaria avesse accettato di aprire le porte ai pazienti Covid19, come hanno fatto invece altre rsa nelle settimane più buie, quando, a seguito della scelta della Regione di puntare sull’ospedalizzazione anziché sulla medicina territoriale, esauriti i posti letto, non si sapeva più dove mettere i pazienti, e così, molte rsa, hanno anteposto il profitto.

Senza dubbio in quei giorni era difficile prevedere le dimensioni di quello che poi è successo ma, metabolizzato lo shock delle prime settimane di pandemia col suo conto pesantissimo di malati e di morti, la magistratura ha aperto un fascicolo di inchieste, e a rischiare per reato di epidemia colposa, oggi, sono sono rsa ormai note all’opinione pubblica.

Fortunatamente, c’è chi ha detto no: «Nonostante l’insistenza da parte di ospedali e altre strutture, abbiamo sempre rifiutato di prendere pazienti Covid positivi per evitare che il virus dilagasse nella nostra struttura» spiega la responsabile di Domus Patrizia.

E dopo? Quale sarà la fase 2 delle rsa?

«L’autoisolamento terminerà il 4 maggio, organizzeremo un’apertura lenta, per non vanificare tutto in pochi minuti» dice Manuela Massarotti.

Ma prima del Covid, nella fase 0, com’era la situazione delle rsa?

In tempi non sospetti noi di Peopleforplanet ci siamo occupati di una maxi inchiesta che da nord a sud coinvolge 85 strutture sparse in 10 regioni d’Italia, per un totale di 5.900 posti letto, 3mila dipendenti, e circa 1.000 anziani vittime di maltrattamenti e abusi. “Sereni orizzonti“, questo il nome del colosso messo in piedi dal fondatore, Massimo Blasoni, a lungo consigliere regionale di Forza Italia. L’imperativo, prima e durante il Covid, per alcuni, rimane uno e categorico: fatturare.

Ogni giorno uno spazio su Milano e Lombardia – Gli articoli precedenti:

22 aprile: Mobilità sostenibile, Milano alle stelle sulla fiducia che non merita
21 aprileFase 2, Milano a tutto smog
20 aprileIl 74% dei residenti in Lombardia è contrario alla riapertura il 4 maggio
19 aprile: Lodi, in emergenza Covid-19 la Sindaca torna sulle mense: appello contro sentenza del giudice
18 aprile: Covid-19. Giorgio Armani: “Basta con gli sprechi della moda”
17 aprile: Divorzio lombardo: 72 ore di litigi tra Comune e Regione, e non solo
16 aprileLombardia: se centinaia di morti al giorno vi sembran pochi…
15 aprileLanciata una raccolta firme per commissariare la sanità della Lombardia

Stela Xhunga

Stela Xhunga

Scrive per People for Planet e per riviste e quotidiani, sia digitali che cartacei, tra cui Fanpage, Fondazione per la critica sociale, Il Manifesto, Il Reportage, Minima&Moralia. È collaboratrice della Radio Televisione Svizzera.

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Stela Xhunga

Stela Xhunga

Scrive per People for Planet e per riviste e quotidiani, sia digitali che cartacei, tra cui Fanpage, Fondazione per la critica sociale, Il Manifesto, Il Reportage, Minima&Moralia. È collaboratrice della Radio Televisione Svizzera.

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