Dalle certificazioni, le garanzie per l’abitare sano

L’edilizia green può essere un concetto nebuloso e per orientarsi nel panorama complesso della progettazione sostenibile meglio attenersi a parametri fissi, come quelli regolati dalle certificazioni internazionali sviluppate per dare garanzie sui vari aspetti del progetto: dai materiali da costruzione, ai consumi energetici, alla lotta contro l’inquinamento indoor

Sostenibilità, architettura verde, costruire a basso impatto: si tratta di termini potenzialmente astratti e spesso usati per dare un tocco green a progetti di edilizia tradizionale, quindi energivora e non sempre salutare. Ma come fare per riuscire a capire quando si tratta di reale attenzione verso l’ambiente, quali sono i criteri base e quali le parole chiave? Per riuscire a fare un prospetto oggettivo, meglio basarsi sui protocolli internazionali per le certificazioni volontarie, tutte sviluppate per dare garanzie ai consumatori e che definiscono quali sono gli ambiti d’azione per rendere davvero eco un involucro edilizio.
In un panorama internazionale, le tre certificazioni di maggior rilievo sono gli standard LEED (Leadership in Energy and Environmental Design), nata negli Stati Uniti e ormai diffusa in tutto il mondo, BREEM (Building Research Establishment Environmental Assessment Method), fondata nel 1990 in Inghilterra, e, per la Germania, il DGNB (Deutsche Gesellschaft für Nachhaltiges Bauen).

Attiva anche in Italia e promossa dal Green Building Council, la certificazione LEED definisce il concetto di “edificio verde” stabilendo uno standard comune di misura e promuove pratiche per la progettazione eco-sensibile. Il sistema di valutazione è organizzato in sei categorie ambientali: Sostenibilità del sito, Gestione delle Acque, Energia e Atmosfera, Materiali e Risorse, Qualità ambientale interna, Innovazione della progettazione e Priorità regionale. I livelli di certificazione sono quattro, a seconda del punteggio conseguito: Base, Argento, Oro e Platino.
Per capire meglio, un approfondimento sul punto relativo ai materiali edili. Sono in grado di ottenere crediti LEED, da sommare poi a quelli ottenuti nelle altre categorie, se prendono in considerazione la gestione dei rifiuti, il riutilizzo del materiale stesso, il contenuto proveniente da riciclo, la provenienza del materiale (privilegiando la fornitura geograficamente più conveniente), le caratteristiche “rinnovabili” del materiale, le certificazioni specifiche di ciascun elemento (come ad esempio il legno proveniente da boschi a riforestazione garantita, targato FSC), e i materiali basso emissivi.
Una classificazione molto precisa che tiene in considerazione, quindi, diversi fattori, legati sia al ciclo di vita di ciascun materiale, sia il suo contributo nella lotta all’inquinamento indoor.
Il protocollo può essere utile sia nel caso di un involucro edilizio da costruire ex-novo sia nel caso, più frequente, di interventi di ristrutturazione, in cui la necessità può essere anche di scala minore e comprendere, ad esempio, la semplice sostituzione del pavimento esistente o la tinteggiatura delle pareti.

Un altro punto di riferimento nel panorama italiano è il protocollo CasaClima, sviluppato dall’omonima agenzia di Bolzano e nato, nel 2002, per eseguire la certificazione energetica obbligatoria degli edifici in Alto Adige. Oggi CasaClima comprende tre classi, Oro, A e B, che permettono di identificare il grado di consumo energetico di un edificio. Sul gradino più alto, la classe Oro, ottenuta dagli edifici in cui il consumo è di 10 KiloWattora per metro quadro l’anno, ottenuto, in pratica, anche in assenza di un sistema di riscaldamento attivo. La CasaClima Oro è detta anche “casa da un litro”, perché per ogni metro quadrato necessita di un litro di gasolio o di un metro cubo di gas l’anno.
Allargando l’analisi oltre ai consumi energetici, l’agenzia di Bolzano promuove anche la CasaClima Nature, sviluppata per considerare la qualità di una casa anche in relazione agli impatti sull’ambiente e sulla salute e il benessere delle persone che ci vivono. La certificazione introduce una valutazione oggettiva sull’ecocompatibilità dei materiali e di sistemi impiegati nella costruzione. Sotto esame, la qualità dell’aria interna, dell’illuminazione naturale, del comfort acustico e la protezione dal gas radon.
Cominciare dall’etichetta, quindi, per non cadere nel rischio greenwashing.

Antonia Solari

Antonia Solari

Giornalista e architetto, collabora come freelance con diverse
testate dedicate al mondo del design, dell'architettura e del lifestyle

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Antonia Solari

Antonia Solari

Giornalista e architetto, collabora come freelance con diverse
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