L’Italia sconvolta dal calcio su Internet

Nel 2018 l’Italia si approccia al web come qualcuno che brancola nel buio

Oddio il calcio su Internet. Nel 2018 l’Italia si approccia al web come qualcuno che brancola nel buio. Tremolante, timoroso, completamente a disagio, in balia degli eventi. È quel che sta accadendo da qualche settimana, da quando l’obsoleto universo del pallone ha dovuto fare i conti con l’avvento di Dazn, gruppo Perform, che ha conquistato il diritto di trasmettere tre partite di Serie A alla settimana.

Restiamo fondamentalmente il Paese che fantozzianamente coniuga il calcio con la birra e il frittatone di cipolla. E il telecomando, of course. Gli spot pubblicitari mostrano sempre un gruppo di amici che seguono la partita in tv. Le prime destabilizzazioni hanno colpito le fasce più anziane del Paese, alle prese con chiavette, smart tv, nuove password. È un rito quasi secolare che va in frantumi.

Passi per Netflix che è considerata roba per giovincelli, con “La casa de papel”, “El Chapo”, persino “Better call Saul”. Da noi, gli over sessanta sono perennemente associati ai virtualmente imperituri ispettore Derrick e Signora in giallo.

Poi arriva la sera del debutto. E l’Italia che sta in vacanza, scopre che da noi Internet procede col passo di un maratoneta al trentesimo chilometro. Che la banda larga è roba per quei Paesi strani, quelli che costruiscono nuove infrastrutture, che non secretano le concessioni autostradali, che hanno sempre cantieri aperti, che non si vantano del record di movimenti no black no white no Orange e che, soprattutto, non si ritrovano a dover riflettere su una tragedia da cartoni animati. Com’è che venivano chiamati un tempo? Ah sì, Paesi occidentali.

L’Italia su Internet è un Paese – forse – in via di sviluppo. E stavolta lo sfregio non ha colpito chi fa impresa – che vuoi che sia – ma il sancta sanctorum del pallone. Serviva la Serie A per capire che non siamo attrezzati. Così come si è rivelato impreparato Dazn che non aveva fatto i conti con le richieste last minute. E così sabato sera per Lazio-Napoli ci siamo ritrovati a cercare una radio in casa, perché mentre arrivavano notizie di gol all’Olimpico noi guardavamo ancora le squadre osservare il minuto di silenzio per la tragedia di Genova.

Cristiano Ronaldo

Fallita miseramente la prova con la tecnologia – sì, da noi Internet è tecnologia – il resto della comunicazione calcistica ci ha riportati al nostro luogo d’elezione: Frittole, la città dove finiscono Troisi e Benigni in “Non ci resta che piangere”. A Frittole c’è la tv. E finalmente possiamo sapere del primo respiro di Cristiano Ronaldo, del primo starnuto di Cristiano Ronaldo, e magari di altri debutti più intimi del fuoriclasse portoghese. Che non ha segnato, ma in compenso ha mandato – involontariamente – il portiere del Chievo all’ospedale. Trentanove anni, di Cava de’ Tirreni, Sorrentino è stato l’uomo più intervistato della settimana. Il non detto era: “cosa si prova a essere il primo a subire gol da Cristiano Ronaldo?”. Lui ci aveva anche provato a dire che le partite vanno prima giocate. Ovviamente non gli avevano creduto. E invece aveva ragione lui. Ha resistito fino al 2-2. Poi ha lasciato lo stadio in ambulanza. Ha subito un colpo di frusta alla cervicale e fratture nasali. Però un giorno potrà dire che il naso gliel’ha rotto Cristiano Ronaldo.

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Massimiliano Gallo

Massimiliano Gallo

Giornalista da sempre. Dalla cronaca del Corriere del Mezzogiorno alla politica romana del Riformista di cui è stato vicedirettore per tre anni. Prima del salto on line con Linkiesta. Ora naviga l'oceano del web al timone del Napolista.

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