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Ddl Zan, cos’è il gender a scuola?

Giorgia Meloni lo combatte con la Lega ma, spiega, non sa cosa sia

Non ho letto il testo e quindi aspetto di leggerlo, ma l’iniziativa della Lega mi sembra intelligente, nel senso che è giusto circoscrivere lasciando da parte materie che secondo noi non c’entrano niente con la lotta alla discriminazione, come il gender nelle scuole”. Con queste parole ieri Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, ha commentato il testo proposto dalla Lega contro l’omontransfobia, la loro alternativo al Ddl Zan di cui tanto si parla, offendendo la propria intelligenza e anche la nostra.

“Non ci piace ma non sappiamo cosa sia”

Una cronista le ha dunque chiesto: “Che cosa è il gender a scuola, secondo lei”, dato che non contrasterebbe la discriminazione? “Ah guardi, io non l’ho mai capito bene. E credo neanche quelli che lo propongono, infatti ne propongono sempre di nuovi”, ha risposto la Meloni generando un’onda anomala di ironie sfrenate su Twitter (#CineMeloni). Vediamo allora cosa è questo benedetto gender nelle scuole.

Cosa è il “gender nelle scuole”

La legge italiana prevede che a scuola si tratti l’attuazione dei principi di pari opportunità, con l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni. Questo significa per esempio che sia promossa prima di tutto un’adeguata formazione del personale. L’obiettivo, in concreto, sarà per esempio che la maestra di italiano eviti di imporre un dettato dove la mammastira e fa la torta” e il papàtorna dal lavoro molto stanco”. Questo per evitare che ad esempio le bambine associno il loro genere a un ruolo preordinato nella società: non significa demonizzare una casalinga, ma solo ammettere che la normalità possa essere anche altro. Ad esempio, che entrambi i genitori portino avanti una professione che li gratifichi e li renda indipendenti, come pure l’amministrazione familiare e i lavori d’accudimento, in modo ben condiviso e bilanciato.

Invece, è ad oggi esperienza comune trovare testi scolastici che confermano ruoli stereotipati per uomini e donne, per bambini e bambine. Già all’asilo o alla scuola materna, può facilmente capitare di avere maestre (quasi sempre, tra l’altro, donne: perché è un lavoro sottopagato e sottostimato) che instillano nei bambini il concetto di colori o giochida femmina” e “da maschio”, che di nuovo reiterano lo schieramento e danno indicazioni di “normalità” preconfezionata.

Perché serve

Obiettivo dello studio di questi aspetti della società è anche limitare la violenza e la discriminazione di genere. Quindi ad esempio il bullismo contro bambine considerate troppo maschili o bambini considerati troppo femminili. Esistono indicazioni nazionali pensate per la scuola dell’infanzia e le elementari, e altre per i licei, gli istituti tecnici e professionali, sia all’interno della programmazione didattica curricolare che extra-curricolare, e che riguardano scuole di ogni ordine e grado. Si vuole sensibilizzazione, informare e formare gli studenti al rispetto degli altri, alla comprensione di una realtà complessa e articolata, al fine di prevenire la violenza nei confronti delle donne, la discriminazione di genere (non puoi giocare a calcio perché sei femmina) o in base all’orientamento sessuale (non puoi giocare a calcio perché sei gay), che ha portato e continua a portare drammi nella cronaca italiana. Chi ha dimenticato la ragazza uccisa dal fratello, a Napoli, perché frequentava un trans? L’omicida commentò: “Era stata infettata”. Prevenire questi crimini è lo scopo di una legge che nulla toglie ad alcuno, ma solo tenta di limitare una violenza che cresce nell’ignoranza e non più tollerabile.

Cosa dice il Ddl Zan?

Il Ddl Zan vuole mettere sullo stesso piano la discriminazione per orientamento sessuale, identità di genere, sesso e disabilità a quella razziale, etnica e religiosa. Interviene su due punti del codice penale e attraverso un’aggiunta alla già esistente legge Mancino-Reale (del 1992), mira a sanzionare gesti e azioni violente di questo tipo. Oltre a reprimere i crimini d’odio misogino, omotransfobico e abilista (contro i disabili) prevede una serie di azioni positive per prevenirli, rinforzando il già previsto “gender nelle scuole”. Di una legge contro l’omotransfobia nel nostro paese se ne parla esattamente da 25 anni.

Il nostro ordinamento già punisce le aggressioni omotransfobiche?

No, il Codice penale non colpisce le condotte motivate da omotransfobia, come erroneamente sostiene la Lega. Può succedere che il giudice applichi l’aggravante dei “motivi abietti e futili”, ma non è detto. Se l’articolo 3 della legge Mancino-Reale prevede reati commessi per odio etnico, nazionale, razziale o religioso, la legge Zan vorrebbe estendere questi reati anche alle persone Lgbt, alle donne vittima di violenza di genere e alle persone con disabilità. Il principio giuridico alla base della necessità di questa legge è che se vengo picchiato perché ho litigato con qualcuno, non è la stessa cosa che se vengo picchiato perché sono una moglie, o perché sono gay e il mio aggressore pensa che non merito di vivere in pace o perché sono musulmano e il mio aggressore è infastidito dal mio credo.  

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Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei

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Michela Dell'Amico

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