Decluttering: le tecniche per sbarazzarsi del superfluo e rinascere

Decluttering: le tecniche per sbarazzarsi del superfluo e rinascere

Guardiamoci intorno: quante cose riempiono la nostra casa ed il nostro armadio ma non ci servono affatto?

Abbiamo oggetti acquistati perché in quel momento ci sembrava non poterne farne a meno e vestiti mai indossati che ci sembravano calzare a pennello, finché non abbiamo fatto una seconda prova davanti allo specchio di casa.

Nel caso degli indumenti, modificarli o riciclarne anche una parte non è sempre semplice, richiede tempo e fantasia; buttarli direttamente sarebbe uno spreco inconcepibile e, oltre tutto, non ci piace che finiscano nel bidone dell’indifferenziato. Potremmo regalarli o donarli. Potremmo.

Le soluzioni ci sono ma a volte è come se il nostro cervello si bloccasse. Ogni tanto ci verrebbe voglia di riempire semplicemente decine di sacchi della spazzatura e lanciare tutto dalla finestra. Ci sentiremmo liberi. Ed è proprio questo il punto: tutto ciò che nella nostra vita è superfluo ci incatena, ci rende schiavi, occupa il nostro spazio vitale.

La soluzione si chiama “decluttering”e punta a stimolare un ritorno all’essenziale come stile di vita. Anche le regole del feng shui ci svelano moltissimo di tutti questi aspetti. Negli ultimi tempi poi, con l’aumentare della sensibilità verso il tema del riciclo e del riuso, si sono moltiplicate anche le occasioni e le app dedicate al baratto e l’abbigliamento è uno dei settori che va per la maggiore.

Facciamo spazio a nuovi oggetti e nuove esperienze

Compriamo, compriamo, compriamo. E poi facciamo fatica a buttare. Senza arrivare a soffrire di un disturbo da accumulo, moltissime persone acquistano oggetti per i motivi più svariati e poi non riescono a separarsene, indipendentemente dal valore economico. Gli spazi si riempiono, spazi mentali compresi, e allora occorre compiere un grande sforzo per selezionare ciò che davvero serve.

La regola generale è smettere di comprare cose superflue “di pancia” o come compensazione emotiva. Anche perché accumulare significa non trovare mai ciò che serve al momento opportuno. Gli oggetti e i vestiti in eccesso sono zavorre che spesso si conservano come feticci del nostro passato ma non ci fanno bene. Sbarazzarcene significa lasciare spazio a nuove emozioni, nuova libertà, nuove idee, incarnate da nuovi oggetti o semplicemente da quello stesso spazio ritrovato.

Il metodo KonMari e il Feng Shui

Marie Kondo nel 2011 ha pubblicato un manuale, “Il magico potere del riordino” in cui proponeva un metodo diventato persino oggetto di una serie tv seguitissima.

Il fatto che esistano “consulenti del riordino” è sintomatico di quanto nel mondo troppi individui siano schiavi del consumismo. In realtà, ognuno di noi può scegliere una sua tecnica di decluttering. Ad esempio, basta dividere in cesti o scatole gli oggetti selezionando quelli da tenere, da riciclare, da buttare e da donare. Proprio l’idea del donare e di fare del bene (riducendo quindi gli sprechi) può essere una buona molla per iniziare.

L’antica arte cinese del Feng Shui ci insegna che tutto ciò che ci circonda emana energie – positive e negative – che influenzano la quotidianità. Un ambiente “intasato” di oggetti influisce in maniera negativa, ci affossa, ci spinge verso il basso. Ecco allora alcune regole degli esperti:

1 – Non bisogna trovare spazio in casa, bisogna cambiare comportamento
2 – Siate onesti con voi stessi: se ammettete quali oggetti sono superflui non avrete rimpianti lasciandoli andare
3 – Circondatevi soltanto di ricordi positivi
4 – Focalizzatevi sul rendere casa vostra ospitale agli occhi di chi entra
5 – Insegnate il decluttering ai bambini, circondateli del necessario, non del surplus
6 – Cose vecchie, danneggiate, doppie, mai utilizzate: riparatele se potete, poi datele via
7 – Fate in modo di avere intorno soltanto cose di cui avete bisogno adesso (non ieri e non domani)

Abbigliamento, riciclo, baratto e app

L’accumulo di capi di abbigliamento è il tasto dolente per molte persone.

Molti brand famosi invitano a lasciare nei punti vendita i capi usati in cambio di buoni sconto o punti fedeltà. In alternativa si possono conferire i capi nei contenitori appositi che si trovano lungo le strade e che consentono di recapitarli ad aziende che si occupano di riciclarne le varie parti o le fibre, o di donarli. La donazione può anche essere diretta se si individuano parrocchie o enti che si occupano di donare i capi in buono stato ai bisognosi.

Intanto, si moltiplicano anche le app che consentono di vendere o scambiare oggetti e vestiti. Una volta c’era soltanto eBay, oggi abbiamo talmente tante possibilità a portata di click che è impossibile ricavare un elenco completo: il Marketplace di Facebook; l’italiana XTribe in cui si può aprire una vetrina di oggetti da vendere; ArmadioVerde dedicata all’abbigliamento usato; SwapParty, che prende il nome dagli incontri nel mondo reale tra amici o conoscenti in cui ci si scambiano vestiti; per l’abbigliamento griffato ci sono app e siti Web dedicati come Vestiaire Collective e DePop. Infine, mai sottovalutare le potenzialità dei mercatini vintage delle nostre città e di catene come Mercatopoli che sull’arte del riuso basano la propria attività.

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Anna Tita Gallo

Anna Tita Gallo

Giornalista pubblicista e content manager. Scrive di comunicazione, Web, marketing, pubblicità, green economy, cronaca ambientale.

Anna Tita Gallo

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Giornalista pubblicista e content manager. Scrive di comunicazione, Web, marketing, pubblicità, green economy, cronaca ambientale.