“Del Carcere”: una testimonianza per ricordare “cosa vogliamo che sia”

A margine di un importante servizio trasmesso qualche giorno fa su BuongiornoLombardia del TG3 che racconta di situazioni “dietro le sbarre” oltre l’immaginabile

C’è un mondo dimenticato, parallelo al nostro: quello di chi si trova a vivere una parte della propria vita all’interno di un carcere. Su People for Planet cerchiamo di fare in modo che “chi è da questa parte” non se ne dimentichi.
Per questo motivo oggi pubblichiamo con piacere quanto raccontato sulla propria pagina Facebook da Gianpaolo Concari, Consulente per gli Enti no-profit, con diverse esperienze di volontario in varie organizzazioni non profit

Sono stato in carcere in Romania nel 2001

Esattamente nella sezione femminile del carcere di Timisoara.
Come visitatore, che credevate?

Con un gruppo di volontari in quegli anni seguivo abbastanza assiduamente un’associazione che portava aiuti alle famiglie povere tra Timisoara e Lugoj e quell’anno, grazie alla conoscenza di un religioso, entrammo a portare dei pacchi preparati per le donne detenute.
Contenevano generi per l’igiene personale che potevano loro servire.

Di quella visita mi ricordo diverse cose

  • l’odore della candeggina usata per lavare i pavimenti;
  • le porte con le sbarre che si chiudevano dietro di noi e poi si aprivano davanti a noi;
  • le luci al neon;
  • le fotografie che ho fatto di quell’incontro: non sapevo se fotografare le donne in viso. Avevo timore di far loro del male, anche se poi si tratta di fotografie che non ho mai divulgato. Le ho prese tutte di spalle.
    In quegli anni fotografavo ancora con la pellicola.

Dopo lo scambio di saluti formale, avvenuto in una sala riunioni, avevamo spiegato perché fossimo andati lì e cosa avrebbero trovato nei pacchetti che avevamo distribuito.
Furono contente di averci incontrato e soprattutto di ciò che portammo.

Il commiato

Il momento più importante fu il saluto che ci scambiammo all’uscita. Il commiato.
Fu come quando due squadre di pallavolo si salutano all’inizio delle partite: le due squadre scorrono l’una verso l’altra e ci si scambia una stretta di mano.
Una per una le salutammo tutte.

Non era una stretta di mano qualsiasi

Forse mi sono fatto io un “film” inesistente ma il toccarle era come se quelle mani dicessero “questa è una stretta di mano di una persona che sta fuori, di un uomo. Mi deve bastare fino al prossimo incontro, che non so quando sarà”.
L’ho capito perché quel darsi la mano era più persistente di una normale stretta di mano, come se lo staccarsi significasse “ma come? devi già andare via?”.
Era la richiesta di un contatto fisico con il “mondo fuori”.

Le carceri: Italia, oggi

Sono rimasto molto turbato dalle rivolte scoppiate nelle carceri, colpito dalla contemporaneità delle rivolte e dal numero di vittime che ci sono state (12 secondo i titoli che ho consultato per scrivere questo post), per le quali la causa ufficiale è stata “abuso di sostanze stupefacenti”.

Poi, dopo i giorni di marzo in cui tutto questo è avvenuto, dal mainstream delle notizie è sparito tutto o quasi.

Ci ha pensato con coraggio e, credo, con molte difficoltà Maria Elena Scandaliato che è riuscita a incontrare alcuni parenti dei detenuti che riportano una situazione preoccupante di pestaggi e di condizioni degradanti a cui sono stati sottoposti i detenuti.

Non si tratta delle uniche testimonianze: anche le associazioni che normalmente operano in carcere coi detenuti hanno raccolto diversi dossier consegnati alla magistratura.

C’è poi il capitolo della polizia penitenziaria: anche loro non se la passano bene.
Sotto organico da sempre in carceri troppo affollate senza dispositivi di protezione in un ambiente per forza di cose promiscuo che il virus può trasformare in un luogo letale per tutti.

«Cosa vogliamo che sia?»

L’interrogativo è sempre lo stesso: cosa vogliamo che sia il carcere?
È la domanda che si poneva Cesare Beccaria, credo.
Pare che ancora non sia stata trovata una soluzione.

Maria Elena Scandaliato è la giornalista che ha avuto il coraggio di indagare su di una vicenda veramente assai poco trasparente avvenuta alcune settimane fa in Italia.

Ricordiamoci che al di qua e al di là delle sbarre ci sono persone e che il carcere dovrebbe avere la duplice funzione di reprimere e rieducare i condannati per restituirli alla Società.

Poi se vogliamo che sia un luogo in cui rinchiudere chi “non vogliamo vedere” allora è questione diversa.

Ricordiamoci che al di qua e al di là delle sbarre ci sono persone.

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Foto di Ichigo121212

Redazione People For Planet

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Redazione centrale: Gabriella Canova, Simone Canova caporedattore centrale, Miriam Cesta settore Persona, Maria Cristina Dalbosco settore Società, Michela Dell’Amico settore Green

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