Detrazioni fiscali e pagamenti tracciabili: tutto ciò che conviene sapere

Dal 1 gennaio 2020 molte agevolazioni fiscali sono possibili solo se il pagamento non è avvenuto in contanti: vediamo come funziona

C’era una volta la ricevuta: un fogliettino numerato, solitamente staccato da un blocchetto stampato su carta copiativa, sul quale venivano indicati l’importo pagato e perché. E quella bastava per accedere alle agevolazioni fiscali, a prescindere dal modo di pagamento.

Avete presente? Bene, dimenticatela.

La Legge di Bilancio 2020 (legge 27/12/2019 n. 160) ha infatti cambiato le regole previste per il recupero delle spese detraibili, cioè delle spese che possono essere sottratte direttamente dalle imposte da pagare. Ma prima di arrivare alla regola vediamo meglio di cosa stiamo parlando e partiamo da un esempio: supponiamo che, fatti tutti conti, risulti che la mia IRPEF (imposta sulle persone fisiche) sia di 1.000. Ma se posso portare in detrazione 150, pagherò 850. Quindi le detrazioni vanno proprio a scalare l’importo dovuto all’erario.

Quali sono queste spese che vanno ad abbassare le imposte? Qui entrano in gioco le famose scelte di politica fiscale attuate dai governi a cui spetta, appunto, decidere le spese di cui una parte (il 19%) può essere detratta dalle imposte.

Le spese detraibili

Queste sono le spese che – se sostenute nel corso del 2019 – possono essere portate in detrazione nella dichiarazione dei redditi del 2020 (con l’avvertenza che alcune di queste hanno comunque un limite di importo: es. le spese veterinarie fino a 500 euro, quelle per lo sport dei ragazzi 210 euro):

  • le spese sanitarie
  • gli interessi per mutui ipotecari per acquisto immobili
  • le spese per istruzione
  • le spese funebri
  • le spese per l’assistenza personale
  • le spese per attività sportive per ragazzi fino a 18 anni
  • le spese per intermediazione immobiliare
  • le spese per canoni di locazione sostenute da studenti universitari fuori sede
  • le erogazioni liberali
  • le spese relative a beni soggetti a regime vincolistico
  • le spese veterinarie
  • i premi per assicurazioni sulla vita e contro gli infortuni
  • le spese sostenute per l’acquisto di abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale.

Da quest’anno la detrazione (ricordiamo: del 19% della spesa sostenuta) spetta in toto per redditi fino a 120mila euro, mentre sopra a questa cifra si riduce, in base a un calcolo preciso, fino ad esaurirsi a quota 240mila euro (fanno eccezione le spese sanitarie e il mutuo prima casa).

Il “paletto” del pagamento tracciabile

E torniamo così alle nuove regole introdotte dalla legge di Bilancio: il comma 679 dispone che a partire dal 1 gennaio 2020 è consentita la detrazione dall’IRPEF solo se le spese detraibili sono effettuate con pagamenti tracciabili.

In altre parole, il pagamento effettuato in contanti – che chiaramente è sempre possibile – non consente più il “risparmio fiscale” del 19% nei limiti previsti dalla norma di riferimento.

Fanno eccezione “le spese sostenute per l’acquisto di medicinali e di dispositivi medici, nonché alle detrazioni per prestazioni sanitarie rese dalle strutture pubbliche o da strutture private accreditate al Servizio sanitario nazionale” (comma 680).

Dunque, se si vuole usufruire del risparmio fiscale, è “vietato” l’uso del contante e i pagamenti devono essere fatti mediante carte di credito o di debito o prepagate, bancomat, bonifico bancario, bonifico postale o assegni.

Rinvio sì, rinvio no?

La misura, come ben si comprende, rientra nel più ampio progetto governativo di contrastare  l’economia sommersa puntando a ridurre al minimo le transazioni effettuate con il contante, facendo leva sulla trasparenza dei movimenti finanziari.

Ma l’accoglienza è stata così critica – soprattutto da parte degli esercenti interessati, di fatto obbligati a installare un apparecchio POS – che numerosi rumors, in queste settimane d’inizio d’anno, la davano per sospesa almeno fino al 1 aprile. E invece nel Decreto Milleproroghe, già approvato pochi giorni fa alla Camera e ora in Senato, della moratoria alla fine non vi è traccia.

Affrettiamoci dunque a cambiare le nostre consuetudini e invece di mettere mano al portafoglio abituiamoci fin d’ora a usare il nostro bancomat o la nostra carta di credito.

Maria Cristina Dalbosco

Maria Cristina Dalbosco

Fa parte della Redazione di People For Planet. Scrive e si occupa dell'editing e della revisione dei contenuti

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Maria Cristina Dalbosco

Maria Cristina Dalbosco

Fa parte della Redazione di People For Planet. Scrive e si occupa dell'editing e della revisione dei contenuti

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