“Devono stare a 90 gradi”: ecco il Black Lives Matter di casa nostra

Una maxi indagine dai risvolti inquietanti: il black lives matter di casa nostra, che interessa a pochi

“Devono stare a 90 gradi”. Parole disumane intercettate durante una conversazione tra un un uomo, un caporale di 78 anni, Giuseppe Abruzzese, e una donna, un’imprenditrice, Mariassunta Lardino. Dovevano stare a 90 gradi i migranti africani e rumeni, gli unici disposti a stare chini sulle fragole 8 ore al giorno con un contratto di categoria che formalmente li impegnava per un massimo di 6 ore, proprio a causa della natura usurante di questa specifica raccolta.

Non solo caporali

Intorno alla raccolta nei campi c’è una vera e propria rete di delinquenza che fa business a partire dall’acqua che viene data ai braccianti: o di fogna, o di bottiglia, in tal caso, con prezzi da strozzinaggio, fino a 4 euro per mezzo litro.

Un’indagine congiunta tra la Guardia di Finanza di Matera e di Cosenza, perché i campi, i luoghi di lavoro, erano compresi tra Basilicata e Calabria. Un’operazione grossa, che ha reso necessaria la custodia cautelare di ben 52 persone tra carcere e domiciliari.

Durante un fermo, nella caserma della Tenenza di Montegiordano (Cs) Giuseppe Abruzzese, a dispetto della sua non più tenera età, avrebbe intimidito i lavoratori e cercato di inquinare prove e testimonianze. Braccio destro di Abruzzese, era Gennaro Aloe, promotore e organizzatore di una vera e propria “associazione a delinquere”, insieme a Enervate Seila e Aid Lhasaine Abdeljalil. Era Aloe a trattare con i datori di lavoro e a lui spettava la percentuale più alta di interesse.

I braccianti percepivano una paga giornaliera di 28 euro circa

Da questi venivano sottratti 5 euro per pagare il viaggio nei campi, a bordo di furgoni fatiscenti, e 3 euro per alloggiare nel ghetto fatto di lamiere. 20 euro al giorno, stando 8 ore, chini sulle fragole, a 90 gradi, come voleva il caporale. E c’è chi critica la mini regolarizzazione cui si è giunti dopo estenuanti trattative al governo a causa del no di una frangia del Movimento 5 stelle e delle polemiche innestate dalla Lega. Un dibattito pubblico dominato da fanatismo, isteria e fake news, perché la regolarizzazione, qualcuno addirittura ha parlato di sanatoria, non è affatto una svolta epocale.

Facciamo i nomi!

La regolarizzazione (o la possibilità di ottenere un permesso di soggiorno di 6 mesi), infatti, riguarda chi già lavora (emersione del nero) e chi ha “lavorato in passato” in settori ben determinati: agricoltura e attività connesse; assistenza alla persona, lavoro domestico. Braccianti, badanti e domestici, essenzialmente, a conferma dell’idea di immigrazione che ha questo Paese, a partire dal Governo: immigrazione sì, ma confinata in una precisa gabbia lavorativa, salariale. Possibilmente a 90 gradi. “Domani le scimmie le mandiamo lì”, dicevano. Tra le aziende sequestrate, ci sono:

  • Azienda agricola di Acinapura sas di Roberto Acinapura
  • Full società agricola Srls di San Lorenzo del Vallo
  • Desifrutta Srls Unipersonale di Corigliano Rossano

Conoscere i nomi, per evitarli. Il black lives matter di casa nostra.

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Stela Xhunga

Stela Xhunga

Scrive per People for Planet e per riviste e quotidiani, sia digitali che cartacei, tra cui Fanpage, Fondazione per la critica sociale, Il Manifesto, Il Reportage, Minima&Moralia. È collaboratrice della Radio Televisione Svizzera.

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Stela Xhunga

Scrive per People for Planet e per riviste e quotidiani, sia digitali che cartacei, tra cui Fanpage, Fondazione per la critica sociale, Il Manifesto, Il Reportage, Minima&Moralia. È collaboratrice della Radio Televisione Svizzera.

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