Sempre più governi ma anche amministratori locali stanno dichiarando l’emergenza climatica nel proprio territorio. Una sorta di rivolta pacifica per concentrare l’attenzione sui problemi ambientali. Disegno di Armando Tondo, settembre 2019.

Dichiarazioni di emergenza climatica? Sì, purché contengano l’«act now»: agire ora e senza mezzi termini

Lo chiedono i movimenti di ribellione pacifica, lo chiedono gli amministratori locali ai governi centrali

Le Dichiarazioni di emergenza climatica stanno prendendo campo ovunque; Governi centrali e locali che, all’estero ma anche in Italia, sulla spinta di una rivolta pacifica e a macchia d’olio che chiede impegni da parte di tutti, sono chiamati a fare scelte coraggiose, a dichiarare l’emergenza climatica e ad agire subito concretamente

Agire senza vie di mezzo e senza titubanze: con la dichiarazione di emergenza ambientale si mira a questo; è quello che chiedono i movimenti di ribellione pacifica è quello che gli stessi amministratori locali chiedono ai governi centrali. E chiedono con forza e decisione prese di coscienza e azioni conseguenti, affinchè non restino parole vuote o che portano a risultati minimi ed insufficienti.

In Canada, in Australia, nel Regno Unito, e negli Stati Uniti e Svizzera, è concentrata oggi la maggior parte delle amministrazioni locali, corrispondenti a 43 milioni di cittadini, che hanno dichiarato lo stato di emergenza climatica. Tra queste città importanti come Londra, Basilea, New York, San Francisco, Melbourne ed Edimburgo.

Il report dello scorso 8 ottobre dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) parla chiaro ed evidenzia come la soglia massima di sicurezza di aumento della temperatura media globale (1,5 °C) rischi di essere superata nel 2030 se non si interverrà urgentemente, e che il superamento di tale soglia comporterà alterazioni climatiche irreversibili.

In Italia fino a luglio 2019 hanno preso atto di questa emergenza: Torino, Milano, Napoli, Siracusa, Lucca; e anche altri comuni piccolissimi, come Acri, in Calabria, ufficialmente il primo italiano a ratificare il 19 aprile scorso l’emergenza climatica.

Il nostro governo nazionale non ha riconosciuto la gravità della situazione: in Senato il 5 giugno scorso è stata respinta, tra le proteste degli attivisti dei Fridays for Future, la mozione in cui veniva richiesta la dichiarazione di emergenza climatica in Italia, a favore di una più vaga volta “a combattere i cambiamenticlimatici con una spinta a nuove azioni sostenibili”; e dunque sono i movimenti per il clima, ma anche le città ora a  decidere di farsi avanti per denunciare l’emergenza ambientale e a spingere per darsi obiettivi ambiziosi.

Duecento sindaci europei, tra cui quelli di Milano, Bologna, Firenze, Arezzo, Mantova, Modena, Torino, hanno firmato in maggio una lettera per chiedere all’Unione europea di stabilire un quadro più serrato e target più alti per raggiungere zero emissioni nette di gas serra entro il 2050.

La riduzione entro il 2050 però non convince dal basso, a partire dai giovani attivisti di Friday for Future, ma anche da Extinction Rebellion (XR), il nuovo movimento britannico ambientalista e pacifico che promette (e fa) azioni di ribellione nelle città per chiedere ai Governi di raggiungere invece l’obiettivo di emissioni zero entro il 2025, ovvero prima di raggiungere quei livelli di cambiamento che prospetta l’IPPC, e senza aspettare il 2050.

Sul movimento XR leggi anche: Extinction Rebellion, il movimento della ribellione pacifica per salvare il pianeta

Il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità e la devastazione planetaria non hanno subito alcun arresto, nonostante i vani tentativi di trasformare il settore economico, di regolare le emissioni, di proteggere la biodiversità. Le misure adottate fino a oggi sono state timide e fondate sul compromesso. La tassazione ambientale in Italia è in crescita dal 1980 a oggi, ed è passata da 20 a circa 60 miliardi di euro l’anno (3,5% del Pil e 8% del totale delle imposte e contributi). Solo una piccola parte di questo gettito deriva da imposte che hanno come base imponibile l’inquinamento o l’uso di risorse: solo l’1%!

Si diffonde così questa rivolta pacifica, colta, creativa, dei sit in, della mobilitazione, che non smuove solo le coscienze. Sempre più cittadini comprendono quanto critica stia diventando la trasformazione globale: siamo in quella condizione in cui il riconoscimento di una enorme minaccia comune può essere un innesco politico formidabile per grossi cambiamenti, che si tratta poi di governare o di subire.

E quindi ci vuole più coraggio

Ci vogliono scelte radicali e solide subito. Senza mediazioni e senza dilettantismo.

E il coraggio, secondo tutti i movimenti, devono avere per primi i Comuni e i Sindaci, il livello amministrativo che vive più a stretto contatto coi cittadini e i loro problemi, che sempre più spesso sono legati al clima e all’ecologia. Sì, perché non dobbiamo considerare la sola emergenza climatica: c’è anche una crisi ecologica, che forse è meno mediatica, ma non meno importante. Entrambe sono drammatiche, perché sappiamo bene l’importanza del mantenimento della biodiversità per tutti i cicli vitali: un esempio per tutti, se spariscono – come sta accadendo a ritmi serrati – gran parte degli insetti volanti e non (inclusi gli impollinatori), siamo spacciati anche noi.

La politica non fa dunque abbastanza per avviare la conversione ecologica, non ci sono impegni coraggiosi, non sono la priorità nell’agenda politica di qualsiasi governo, dal Presidente del Consiglio fino all’amministratore del più piccolo dei Comuni.

E la dichiarazione di emergenza ambientale è un atto politico importante che se è solo simbolico risulta, agli attivisti, agli esperti, ma a noi tutti interessati a vedere un cambiamento di rotta,  solo uno specchietto per allodole.

Per questo viene chiesto ai governi e alle imprese di agire ora, per trasformare i loro modelli  i modelli di economia circolare e intraprendere politiche radicali per rendere le attività umane sostenibili sia ambientalmente che socialmente: perché l’innovazione tecnologica sia a beneficio della collettività, per tutelare i lavoratori e i soggetti deboli della società, per arrestare lo sfruttamento delle risorse oltre i limiti naturali di rigenerazione e darsi tempi certi per arrivare alla completa de-carbonizzazione delle fonti di energia a favore di quelle rinnovabili.

Le risoluzioni per dichiarare l’emergenza climatica ed ecologica non da meno sono uno strumento importante, se risponde a queste esigenze, e proprio perché in questi atti si riconosce la gravità di una situazione in corso e in peggioramento se non verranno presi provvedimenti, non può essere accettabile un atto senza impegni concreti e coerenti con la parola “emergenza”.

Quell’act now chiesto a gran voce dai movimenti, ma anche e soprattutto dagli scienziati, dagli esperti di ambiente ed ecologia, da chi si occupa di ambiente e non solo da ora, si può tradurre in “mettiti subito in azione Sindaco”, segui un percorso davvero coraggioso! che comprenda pianificazione e investimenti (e coerente allocazione di risorse) di sostegno:

  • sull’economia verde e circolare (pdf Ministero Governo) sia per le imprese che urbana (aumento spinto della differenziata, tutti i principi del “rifiuti zero”),
  • sulla mobilità sostenibile (veicoli elettrici, incremento percorsi ciclabili), alla sostituzione progressiva di approvvigionamenti da fonti fossili e rinnovabili (reddito energetico/incremento pannelli, efficientamento edifici, biogas),
  • sull’agricoltura biologica (distretti biologici e impegno contro i pesticidi),
  • sulla ri-mappatura e all’incremento significativo del verde urbano (pianificazione del verde, progetto orti urbani, nuovi nati, isole verdi, manutenzione senza danneggiare),
  • sugli acquisti ecocompatibili da parte delle PA e per la sensibilizzazione sui i consumi ecocompatibili per i cittadini e giovani generazioni (plastic free nelle scuole e negli edifici pubblici, ai pubblici eventi, incremento quote acquisti verdi, riuso degli oggetti, riprogettazione per il riciclo e recupero dei beni).

E sempre dai movimenti e dai loro attivisti, come per gli scienziati e gli esperti di ambiente ed ecologia,  c’è anche un altro messaggio, e questo vale per tutti:  perché tutti siamo chiamati a fare scelte che, se non sono proprio definibili coraggiose, almeno ci portano fuori dalla nostra zona di confort per aprire completamente il nostro sguardo all’emergenza. Il nostro “benessere e stile di vita” attuale è incompatibile con la vita sul pianeta per le prossime generazioni. Per vivere come stiamo facendo in Italia avremmo bisogno di 2,6 pianeti – e questa è scienza, non un’opinione politica.

Pertanto non dobbiamo vivere nelle caverne, precisano, ma bisogna cambiare la nostra economia a partire dalle nostre scelte. E modificarle tutti, senza stravolgerle ma farlo fin da subito.

Altre Fonti:

https://www.ipcc.ch/2019/

https://extinctionrebellion.it/

Immagine di copertina: Armando Tondo

Elisa Poggiali

Elisa Poggiali

Ingegnere ambiente e territorio, membro del database 100 esperte.it nei settori S.T.E.M., si occupa di ambiente, tecnologia, innovazione e networking per la sostenibilità.

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