Difendere il territorio e dare lavoro con la canapa

Canapa come strumento e non come fine: è questo il progetto di Lucanapa

Da associazione di salvaguardia ambientale e tutela del territorio a produttori di canapa: la società cooperativa Lucanapa è il risultato della passione per la natura di un gruppo di giovani lucani sparsi tra Potenza e provincia, con un rifugio, l’Acqua del faggio, come quartiere generale nel bel mezzo di un bosco a Bella, nella zona nord-occidentale dell’Appennino Lucano.

Solo negli ultimi sedici anni sono scomparsi circa 30mila lucani e i residenti in Basilicata sono passati da 599mila nel 2000 a 570mila nel 2016. In una terra dove i giovani scompaiono, questo gruppo di trentenni, alcuni dei quali con curriculum accademici da far impallidire qualunque professore, hanno deciso di restare. Coltivano canapa e danno lavoro alla piccola impresa locale grazie a filiere corte ed efficienti. I piedi, neanche a dirlo, ben radicati a terra. Li abbiamo intervistati.

Verrebbe da chiedere perché proprio la canapa.

“Perché è una coltura estremamente sostenibile che si adatta al territorio, migliorandone frutti e caratteristiche. La canapa è solo uno strumento, si può implementare lo sviluppo di sistemi economici sostenibili, con filiera corta e controllata a garanzia di prodotti di qualità, come con il farro, si può creare turismo green intorno alla canapa, si può fare moltissimo con la canapa, perciò diciamo che è uno strumento e non un fine”.

Come siete finiti a diventare un’associazione di produttori?

“Proprio con l’Associazione Lucanapa, nel 2012 abbiamo introdotto un disciplinare di produzione molto rigido, che vieta l’uso di ogni tipo di concime chimico, diserbante, eccetera. Fin da subito abbiamo voluto lavorare con la canapa trattandola come qualcosa di biologicamente naturale da dover tutelare oltre che lavorare. E siccome vogliamo che anche i produttori che ci riforniscono facciano altrettanto, li formiamo e li assistiamo durante tutte le fasi di produzione, nel pieno rispetto di un’etica condivisa. La cooperativa invece si occupa di ricavare semilavorati e prodotti finiti da immettere sul mercato”.

Di quante filiere si compone la vostra produzione?

“Da subito ci siamo dedicati al frutto della pianta, il seme, dal quale si ottengono olio e farina dalle caratteristiche nutraceutiche (un neologismo che indica proprietà sia nutritive che farmaceutiche – n.d.r.), in grado di rendere gli alimenti veri e propri farmaci naturali. L’olio di canapa è ricco di omega 3, omega 6, e vitamina E, è un potente antiossidante naturale. La filiera cosmetica fa il paio con quella alimentare per quanto riguarda l’olio di canapa. Ora stiamo avviando un’ulteriore filiera legata all’utilizzo del fusto, concepita in modo che si spostino i macchinari e non le materie prime. Vogliamo diffondere un know-how sul territorio e dare la possibilità ai produttori di scegliere se fornire semilavorati o materie prime. Tutte le nostre filiere coinvolgono realtà artigianali e imprese locali”.

Quindi date lavoro agli imprenditori con la canapa.

“L’idea è proprio quella di creare un networking virtuoso e capace di risollevare le sorti di una regione afflitta dalla disoccupazione e dell’emigrazione come la Basilicata”.

Effettuate lavorazioni biologiche?

“I laboratori Lucanapa sono certificati per effettuare anche lavorazioni bio, proprio in questi giorni abbiamo completato l’iter. Purtroppo sul mercato si trovano prodotti certificati bio, non italiani, non europei, a prezzi bassissimi, da grande distribuzione, che vengono ricavati attraverso l’utilizzo di solventi e suoli di cui non si conoscono le proprietà organolettiche”.

Spiegatevi meglio.

“La pianta della canapa fa parte dei cosiddetti bioaccumulatori. È in grado cioè di immagazzinare i metalli pesanti. Osservare il principio di precauzione e non coltivare in zone a rischio metalli pesanti o anche solo sospette di rischio è una regola che qualunque coltivatore, specie di canapa, dovrebbe attenersi”.

Veniamo alla legge italiana, non sembra molto chiara.

“La legge riguardo all’uso della canapa in realtà è molto chiara, sono però necessari chiarimenti sul piano della comunicazione che permettano uno sviluppo sereno delle filiere, e i raggiungimenti degli obiettivi della legge. L’attuale governo sta alimentando disinformazione e confusione che non rendono illegale il lavoro di chi coltiva e vende canapa naturale, ma di certo lo mortificano e lo svantaggiano anche sotto il profilo economico. Rispetto agli altri paesi europei e mondiali, che stanno ottenendo ottimi risultati sia dal punto di vista finanziario che di sviluppo economico, l’Italia performa meno e come al solito fa un passo avanti e due indietro. Noi con Lucanapa abbiamo fatto il passo avanti. Fake news e superficialità varie hanno penalizzato il settore. Ora tocca alla politica dare le direttive per normalizzare nuovi mercati e nuovi modi di consumo”.

Immagine di copertina: Fonte Lucanapa.com

Stela Xhunga

Stela Xhunga