Disinvestimento dalle fonti fossili, già 11.000 miliardi di dollari raggiunti dalla campagna Fossil Free

Sempre più banche, fondi, e università non investono più nelle imprese che producono e commercializzano prodotti da petrolio, carbone e gas naturali

Per contrastare il climate change – si sa – serve prima di tutto convertire il sistema energetico da dipendente dalle fonti fossili a dipendente da fonti rinnovabili. Naomi Klein lo ha spiegato molto bene nel suo libro “Una rivoluzione ci salverà”: “i boss dell’industria petrolifera e affini lo sanno da tempo, e meglio di molti di noi, che il pianeta sta andando incontro ad un disastro e sanno altrettanto bene che uscire dall’economia dei fossili non può essere un solo fatto tecnico”.

Lo ribadisce anche Guido Viale, giornalista esperto di ambiente e sociologo, dalle pagine del suo sito: «Non può essere un semplice fatto tecnico perché comporta un cambio di paradigma: il passaggio da un’economia in cui il potere è concentrato e centralizzato grazie al controllo degli idrocarburi (e del capitale necessario a sfruttarli) ad un sistema di poteri diffusi, reso possibile dall’autonomia energetica di comunità e territori alimentati da fonti rinnovabili. Un decentramento che andrebbe ad investire tutti gli altri settori portanti dell’economia: agricoltura, alimentazione, mobilità, costruzioni, gestione delle risorse, assetto del territorio, ovvero quella che viene chiamata la conversione ecologica».

E continua: «per questo la lotta (o l’impegno) per il clima ha dei nemici (o degli avversari) spietati e, per molto tempo ancora, si dovrà sviluppare in termini di “noi” contro “loro”. Sicuramente, mano a mano che le cose si aggraveranno (e si stanno già aggravando a una velocità spaventosa) la “zona grigia” dell’indifferenza (o dell’ignoranza) si assottiglierà».

Greta Thumberg ha più volte affermato che «i nostri nemici più pericolosi  non sono in realtà i negazionisti, ma quelli che a parole condividono i nostri timori e i nostri obiettivi e poi con i fatti li negano». La politica che afferma propositi e azioni significative contro il climate change e non li mette in atto è un nemico in tal senso, oltre a chi, in nome del business continua ad estrarre senza limiti, a bruciare, a consumare e ad inquinare, ovvero a quel tipo di economia senza regole né limiti, dove tutto si muove, nasce e si conduce in nome del profitto e basta.

Il continuo erogare sussidi diretti ed indiretti alle fonti fossili è “il vero elefante nella stanza”, ovvero il punto di partenza per i Governi di tutto il mondo. Si tratta infatti di cifre da capogiro: 5.300 miliardi di dollari nel 2015 a livello mondiale, 231 miliardi in tutta l’Unione europea. Ma anche la regolazione della fiscalità è altrettanto importante, proprio in funzione del cambio di paradigma,perché non possono essere valutati nello stesso modo beni che hanno processi di produzione e impatti sull’ambiente e clima differenti.

Se i Governi latitano in tal senso, o comunque queste misure sono insufficienti e poco incisive, e lo si è visto anche all’ultimo Summit ONU sul clima di New York – quello che forse verrà ricordato più per le parole di una ragazza di sedici anni che per gli impegni presi dai partecipanti – ci sono movimenti, gruppi studenteschi, associazioni in tutto il mondo che stanno ottenendo risultati facendo pressione sui grandi gruppi – Fondi di investimento, Banche, Istituzioni religiose – per avere il loro disinvestimento dalle fonti fossili.

Che cosa è il disinvestimento dalle fonti fossili?

Disinvestimento, in generale, significa liberarsi da quelle azioni, obbligazioni o fondi di investimento moralmente o eticamente ambigui. In tutto il mondo istituzioni quali università, organizzazioni religiose, fondi pensione e altre ancora investono il proprio denaro in azioni, obbligazioni o altri tipi di investimento per generare degli utili da poter utilizzare per le proprie attività. Disinvestire dalle fonti fossili significa quindi ritirare i propri investimenti da gruppi ed imprese che operano nel settore dell’estrazione e della commercializzazione delle fonti fossili, il cui utilizzo rappresenta una delle cause principali dei cambiamenti climatici di origine antropica.

Le campagne di disinvestimento nella storia recente

È il caso delle campagne che hanno avuto come target il Darfur, o l’industria del tabacco, o ancora la più estesa e importante di tutte: la campagna per mettere fine al regime di apartheid in Sud Africa, realizzata negli Stati Uniti negli anni ‘80. In quegli anni più di 155 campus universitari ritirarono i propri investimenti dalle aziende che facevano affari in Sud Africa. E l’esempio dei campus fu seguito da impegni di disinvestimento da parte di 26 governi statali, 22 contee e 90 città, incluse alcune delle più grandi degli Stati Uniti.

Il disinvestimento dalle fossili e la campagna Fossil Free

La campagna mondiale per il disinvestimento dai combustibili fossili ha raggiunto oggi obiettivi considerevoli: più di mille organizzazioni in tutto il mondo – banche, fondi sovrani, assicurazioni, fondi pensione e così via – si sono finora impegnate a disinvestire 11.000 miliardi di dollari (11 trilioni di $) dalle risorse più inquinanti, con una crescita esponenziale in confronto al 2014, quando l’impegno ammontava complessivamente a una cinquantina di miliardi. Il dato arriva dal nuovo rapporto pubblicato dal movimento ambientalista globale 350.org (nato qualche anno fa negli Stati Uniti, e anch’esso promotore di campagne Fossil free), $11T and counting: new goals for a fossil-free world.

Tra i vari investitori che hanno deciso di abbandonare carbone, gas e petrolio, c’è il fondo danese MP che punta a vendere tutte le sue quote di azioni/obbligazioni nelle prime dieci società petrolifere globali. Ma non sono solo banche e fondi di investimento.

Disinvestimento delle istituzioni religiose

Non solo mondo laico, dunque, ma anche una coalizione di diverse istituzioni religiose ha realizzato il proprio disinvestimento dai combustibili fossili per arrivare a quella cifra, a questo traguardo.

1.100 istituzioni religiose in tutto, dove si includono anche 15 nuove istituzioni cattoliche, tra cui la Conferenza Episcopale delle Filippine, l’Associazione delle Conferenze Episcopali dell’Africa Orientale e le Caritas in Italia, Singapore, Australia e Norvegia; e sette istituzioni protestanti, tra cui la Chiesa Riformata Unita del Regno Unito, la Cattedrale Episcopale di St.Mary ad Edimburgo, e il Sinodo della Chiesa Riformata Unita del Wessex, Regno Unito.

Autorità musulmane negli Stati Uniti e in Canada hanno emesso una fatwa, ossia una sentenza religiosa, sui combustibili fossili. La fatwa invita i manager di investimenti di istituzioni islamiche a sviluppare alternative di investimento prive di fossili e invita i singoli fedeli musulmani ad investire in energie rinnovabili.

Papa Francesco, in una dichiarazione prima dell’annuncio di disinvestimento, ha affermato «È ora di abbandonare la dipendenza dai combustibili fossili e di intraprendere, in modo celere e deciso, transizioni verso forme di energia pulita e di economia sostenibile e circolare».

L’elenco completo delle 22 istituzioni che disinvestono è disponibile qui.

Le Università che disinvestono dalle fossili

 L’Università della California, con annuncio dello scorso 24 settembre, ha deciso di rinunciare agli investimenti in carbone e petrolio perché ritenute un rischio, non solo ambientale ma anche economico.

Al momento l’Università investe circa 150 milioni di dollari in duecento big del carbone, del gas e del petrolio. La lista di quelle che verranno tagliate fuori, però, sarà ancora più ampia.

Nel corso dell’estate, sempre su pressione del movimento Fossil free, ha aderito anche l’Università di Liverpool, che fino a luglio 2018 foraggiava carbone e petrolio con circa 9 milioni di sterline. A fine agosto è stato il turno della fondazione dell’università di Auckland che gestisce un portafoglio da 224 milioni di dollari e promette di diventare fossil free entro dicembre 2020. Insomma molte le Università in tutto il mondo che aderiscono, anche se mancano ancora all’appello nomi prestigiosi come Harvard e Yale.

Altre fonti:

http://www.divestitaly.org/che-cose-il-disinvestimento-dalle-fonti-fossili/
https://www.lifegate.it/persone/news/universita-california-investimenti-combustibili-fossili
https://peopleandplanet.org/fossil-free
https://gofossilfree.org/

Immagine: Armando Tondo

Elisa Poggiali

Elisa Poggiali

Ingegnere ambiente e territorio, membro del database 100 esperte.it nei settori S.T.E.M., si occupa di ambiente, tecnologia, innovazione e networking per la sostenibilità.

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