Dolore dei bimbi in pronto soccorso, gli esperti: “Troppo spesso ignorato”

In pronto soccorso dolore dei bimbi “troppo spesso ignorato”

Lo studio PIPER presentato al XXXI Congresso nazionale dell’Associazione culturale pediatri dimostra che per cambiare le cose basta poco

Sei bambini su dieci che arrivano in pronto soccorso avvertono dolore. A volte lo riportano come sintomo prioritario, altre come sintomo di accompagnamento. Eppure nelle sale d’emergenza italiane la percezione del dolore da parte dei più piccoli viene ancora troppo spesso ignorata, trascurando un elemento centrale per il benessere dei bambini e dei loro genitori e per l’instaurarsi di un rapporto di fiducia tra le famiglie e il personale sanitario che prende in cura i bimbi.

Non riconoscere il dolore pediatrico peggiora la qualità della vita

Sebbene negli ultimi anni siano stati fatti importanti progressi a livello clinico sia nella misurazione del dolore pediatrico, sia nella definizione di un adeguato approccio terapeutico per affrontare il dolore nei bambini, dal punto di vista farmacologico e non solo, «il 60% dei bambini che giunge in pronto soccorso presenta dolore come sintomo prioritario o di accompagnamento. Tuttavia il dolore dei bambini ancora troppo spesso non viene preso in considerazione in maniera adeguata e ne peggiora la qualità della vita, incrinando talvolta la relazione tra i familiari e gli operatori sanitari». Il dato arriva dallo studio PIPER (Pain In Pediatric Emergency Room), volto a valutare la capacità di trattare il dolore pediatrico nei pronto soccorso italiani, e a parlarne è Franca Benini del Centro Veneto per la Terapia del Dolore e Cure Palliative Pediatriche dell’Università di Padova, che ha presentato i risultati della ricerca che ha coinvolto 46 sale pronto soccorso in tutta Italia nel corso del XXXI Congresso nazionale dell’Associazione culturale pediatri (Acp).

Lo studio PIPER

Obiettivo dello studio PIPER era fornire un aggiornamento sulla gestione del dolore nei bambini nei pronto soccorso italiani analizzando la qualità̀ dell’approccio terapeutico attraverso la somministrazione di un questionario ai pronto soccorso partecipanti. Iniziata nel 2009, l’indagine ha visto coinvolte 46 sale di emergenza italiane che nel periodo preso in considerazione dallo studio hanno conteggiato globalmente più di 900 mila accessi. Dall’analisi delle risposte fornite al questionario è emerso che il 74% dei centri misura il dolore del piccolo paziente in pronto soccorso durante il triage effettuato dagli infermieri, e che nell’80% dei casi questo dato viene registrato in cartella clinica dal momento che il dolore in due casi su tre è un sintomo sufficiente per assegnare il codice di accesso al pronto soccorso. Per quanto riguarda il personale medico che lavora nelle sale d’emergenza, è emerso che il 56% dei medici (quindi poco più di uno su due) misura sempre il dolore al momento della prima visita e che il 28% (poco più di uno su quattro) lo rivaluta anche successivamente per misurare l’efficacia della terapia impostata.

Piccoli cambiamenti, grandi passi in avanti

Se da una parte, si legge in una nota dell’Acp, le conclusioni dello studio sottolineano che la corretta gestione del dolore nel bambino nell’emergenza/urgenza rappresenta un obiettivo ancora da raggiungere, dall’altra evidenziano però che per fare significativi passi in avanti basti poco: «La sola adesione allo studio PIPER ha portato nell’80% dei centri partecipanti a un cambiamento significativo nel corretto uso dei farmaci antidolorifici e a una maggiore sensibilità sulla tematica della gestione del dolore. Nell’89% dei centri si è dato avvio a percorsi formativi sul tema, nel 59% alla proposta e allo sviluppo di protocolli di gestione e nel 72% all’introduzione di nuovi strumenti per la misurazione del dolore».

Investire nella formazione

Poiché ampi miglioramenti sono possibili – oltre che auspicabili – gli esperti spiegano che molto si può fare soprattutto nell’ambito della formazione del personale sanitario, affinché medici e infermieri del pronto soccorso siano in grado di avere gli strumenti adeguati per valutare e gestire al meglio il dolore del bambino, fattore ancora troppo spesso trascurato a scapito del benessere dei piccoli pazienti e delle loro famiglie.

Leggi anche:
Un bimbo calabrese vive due anni in meno di un bimbo veneto
Vaccini, pediatri: “Più coperture grazie ai social”

Miriam Cesta

Miriam Cesta

Giornalista professionista, collabora con diverse testate dedicate al mondo della salute, della medicina e del benessere.

Miriam Cesta

Miriam Cesta

Giornalista professionista, collabora con diverse testate dedicate al mondo della salute, della medicina e del benessere.