Dopo il Coronavirus: Cosa fare per cambiare in meglio?

«Mi piace immaginare…»: il sogno di un mondo migliore nelle parole di una giovane donna

Elena ha 24 anni (ad essere precisi li compirà fra pochi giorni, e come per i tanti nati in marzo e aprile sarà un compleanno un po’ surreale), da fine febbraio ha una tesi pronta da discutere presso l’Accademia di Brera di Milano, ed è in attesa che la piccola ma deliziosa hamburgeria dove lavora part time possa riaprire.

E ci ha scritto: «Vi seguo da tempo e ho letto con piacere l’articolo di Bruno Patierno che invita a cosa fare dopo l’emergenza e ho pensato di mandarvi il mio contributo. Grazie per lo splendido lavoro che state facendo»

Grazie a te, Elena, e come si dice in questi casi: riceviamo e volentieri pubblichiamo!

Mi piace pensare che…

«In questo periodo storico così incerto e ferito da un virus che ci obbliga a tenere le distanze dalle persone che amiamo, ci domandiamo spesso come sarà tornare alla normalità. Molti prevedono una società basata sulla paura del contatto con il prossimo e un’individualità portata quasi all’esasperazione.

Nella, forse, ingenuità dei miei ventiquattro anni mi piace invece pensare che ne usciremo più umani e più forti di prima.

Mi piace vedere un futuro fatto di giornate al parco a godersi il sole e l’aria frizzante di settembre, fatto di abbracci sinceri e caldi, di attenzione per il prossimo.

Mi piace immaginare visi sorridenti ai concerti, dove anche chi decide di andare da solo può sentirsi sempre circondato da amici; e cene in compagnia, magari sul balcone di casa o in terrazza, dove tutti chiacchierano con gli occhi pieni di luce.

Mi piace pensare che quando tutto sarà finito ci ameremo un poco di più, faremo l’amore più dolcemente, sorrideremo per strada a sconosciuti, ricordando quei momenti in cui avremmo voluto donarne o riceverne uno, ma non potevamo.

Mi piace credere che la solitudine della quarantena ci porterà a non lasciare qualcuno indietro; che ci farà apprezzare ogni colore della vita: dall’azzurro del cielo ai colori dei fiori sul poggiolo del vicino, dai colori dell’alba sui mari a quelli dei tramonti sulle piazze piene d’arte, che di vita e problemi ne hanno visti molti.

Mi piace pensare che stringeremo le mani più forte, quasi a dire “IO CI SONO”, che rallenteremo guardandoci attorno con consapevolezza.

Insomma, mi piace immaginare che da questa situazione non potremmo che trarne il meglio, come un arcobaleno in mezzo a un cielo grigio.

Quindi abbiate pazienza e fatevi coraggio, perché come diceva Robin Hood nell’omonimo cartone del 1973: Un giorno tornerà la felicità a Nottingham.»

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Foto di kropekk_pl

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