Dovremmo concedere un prestito di 6 miliardi alla Fiat?

Occupa 50.000 persone in Italia ma ha la sede fiscale nel Regno Unito

In difficoltà, Fiat Chrysler Automobile (FCA) ha chiesto un prestito garantito dallo stato per 6,3 miliardi di euro “per salvare posti di lavoro”.

In pratica il prestito verrebbe fatto dalle banche e lo stato italiano (cioè noi) “firmerebbe” una garanzia per cui se per qualsiasi ragione FCA non fosse in grado di restituire i soldi sarebbe lo stato (cioè noi) a restituirli alle banche creditrici. Da più parti sono state sollevate obiezioni perché gli aiuti andrebbero a un gruppo la cui sede principale è in Olanda e la sede fiscale nel Regno Unito.

Lo dovremmo concedere? L’ex Fiat impiega direttamente circa 50.000 persone in Italia, è possibile ignorare la richiesta? E quali condizioni dovrebbe richiedere lo stato italiano?

Troppo grande per fallire

Il giornale online wired.it ricorda che l’importanza della Fiat per l’economia italiana è semplicemente troppo grande: “La Fiat – che secondo alcune stime genera il 6% del PIL italiano e riunisce il 7% dei dipendenti nel settore manifatturiero – è semplicemente troppo grande per fallire. Quando si è trovato in difficoltà, storicamente, il gruppo si è sempre rivolto ai vari governi a causa della sua centralità nel sistema produttivo e industriale italiano. La Fiat è semplicemente in una posizione di forza.”

La richiesta FCA

Sabato 16 maggio, con un comunicato stampa, il gruppo Fiat Chrysler Automobile  ha annunciato di aver avviato “una procedura con il governo italiano per ottenere una linea di credito destinata esclusivamente al supporto del settore automobilistico in Italia, fino a 6,3 miliardi di euro” Concretamente, il costruttore ha fatto affidamento sui decreti del governo di marzo e aprile di sostegno alle imprese colpite dall’emergenza covid-19 per richiedere un prestito da parte dello stato.

I decreti mettono a disposizione delle imprese garanzie finanziarie per ottenere più facilmente prestiti bancari. Lo Stato si impegna a rimborsare questi prestiti nel caso in cui l’impresa in questione non sia in grado di farlo.

Conte favorevole, Repubblica e La Stampa anche

FCA è quindi legalmente autorizzata a richiedere questo aiuto senza che questo peraltro comporti un obbligo da parte dello stato a rispondere affermativamente.

Le prime dichiarazioni del presidente del Consiglio Giuseppe Conte che ha commentato la richiesta parlando di “una società italiana che impiega molti lavoratori” suggeriscono che il prestito sarà concesso. A sostegno della richiesta di FCA si sono schierati anche Repubblica e La Stampa, non casualmente: i 2 giornali sono controllati da FCA.

Ma molte voci si sono sollevate per denunciare questa ipotesi o comunque per chiedere condizioni.

La questione delle tasse non pagate in Italia

Il prestito è stato richiesto per la controllata FCA Italia ma, ricorda il settimanale Internazionale: “FCA Italia è solo la filiale italiana della multinazionale FCA che, come molte altre, ha scelto di avere una sede legale e una sede fiscale nei paesi che offrono regimi più favorevoli. FCA Italia paga le tasse sulla produzione e sulle vendite in Italia ma i profitti derivanti da queste attività vanno all’estero e vengono distribuiti sotto forma di dividendi agli azionisti che beneficiano quindi di una tassazione più favorevole, quella inglese. Lo stato italiano pertanto non riscuote entrate da utili derivanti da attività che si svolgono in Italia”.

“Condizioni insufficienti”

Molti vorrebbero che il governo ponesse una serie di condizioni a FCA in cambio di questo aiuto: per il momento per FCA si tratterebbe solo di non distribuire dividendi nel 2020.

Il giornale online Open evidenzia un problema in questo “divieto” limitato a un anno. “FCA ha promesso un dividendo massimo di 5,5 miliardi ai suoi azionisti nel 2021, quando dovrebbe essere completata la fusione con il gruppo automobilistico francese PSA. Pertanto, il prestito statale diventerebbe la garanzia per questi dividendi che sarebbero inoltre tassati all’estero”.

Il ministro Gualtieri: “È solo un prestito”

Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha provato a chiarire i contorni dell’operazione: “È un prestito, non un regalo. Abbiamo chiesto a FCA impegni aggiuntivi rispetto a quelli esistenti tra cui rafforzare e confermare tutti gli investimenti in Italia. Abbiamo anche detto no a delocalizzazioni. La garanzia dello Stato è legata a queste condizioni. Anche perché stiamo parlando di una grande multinazionale globale che sta negoziando una fusione con Psa in Francia e che noi abbiamo il dovere, come governo, di tenere ancorata in Italia”.

Potremo controllare a cosa servirà il prestito?

Ma viene da osservare che FCA ha sede in Olanda e ha i conti lì. Riuscirà lo stato italiano a mettere il naso nei conti olandesi per verificare, se dovesse servire, che utilizzo sarà fatto del prestito che ha garantito? Soprattutto quando tra qualche mese il controllo della società, dopo la fusione con PSA, passerà in Francia? Ci sono molti dubbi al riguardo.

“FCA deve riportare la propria sede in Italia”

L’ex ministro della Giustizia e numero 2 del Partito Democratico, Andrea Orlando, con un tweet: “Senza iniziare discussioni su cosa sia veramente un paradiso fiscale, penso che possiamo dire una cosa: una società che richiede finanziamenti significativi dallo Stato deve rimpatriare la propria sede in Italia”.

Anche l’ex ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda ha chiesto, tra gli altri, che “la sede fiscale della Fiat ritorni a Torino dove è nata la Fiat“.

La questione è aperta

La questione è aperta. Chi volesse inviarci il suo punto di vista può mandarlo via mail a redazione@peopleforplanet.it, li raccoglieremo e pubblicheremo.

Immagine di Karim Manjra

Bruno Patierno

Bruno Patierno

Mi occupo di marketing e di comunicazione. L’impresa più folle e istruttiva è stata fare l’Assessore a Napoli. Attualmente il mio maggiore interesse professionale è coordinare assieme all’amico Jacopo Fo il Gruppo Atlantide e in mezzo a questo c’è anche fare il project designer di People For Planet. Ne sono molto orgoglioso.

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