“E i terremotati?” scrivono i leoni da tastiera, ma il governo tace

Alle votazioni europee del 2017 per i fondi destinati ai terremotati Salvini era assente, e oggi il governo tace ancora

A dieci anni dal terremoto, dalla scossa che alle 3.32 del 6 aprile del 2009 causò la morte di 309 persone a L’Aquila, lasciando oltre 80 mila senza casa, la ricostruzione della città procede a rilento “e i terremotati?”, come dicono i benaltristi di fronte a ogni azione di solidarietà compiuta a favore dei “non italiani”, sembrano non rientrare nelle priorità nemmeno di Matteo Salvini, assente quando era necessario esserci per ottenere fondi destinati alle città italiane colpite dai terremoti. Città come L’Aquila, che vantava un centro storico con oltre 1200 attività e che oggi conta in tutto 20 esercizi commerciali. O come Amatrice, che lo scorso gennaio, tramite la voce dell’allora sindaco Filippo Palombini, ha accusato il governo di concentrarsi sulla finta emergenza dei migranti ignorando l’emergenza vera e cronica di chi a distanza di anni non riesce ad avere un tetto sopra la testa e una possibilità di riscatto: “Il governo si è dimenticato di noi. La ricostruzione non è mai partita, non possiamo accettarlo”.

Gli stessi cittadini di Amatrice si sono schierati più volte contro la propaganda populista che li utilizza come argomento anti-migranti, quasi fossero moneta di scambio in una gara a chi è più disperato. Hanno spiegato che il loro problema è poter contare su un presidio giornaliero dei vigili del fuoco (indispensabili in ogni emergenza, dall’assistenza ai cittadini al recupero dei beni nelle abitazioni colpite dal terremoto e ancora inagibili e pericolanti) che sia garantito, accresciuto, non limitato a 4 persone più un mezzo di soccorso. Hanno espresso rabbia per le bufale, le foto false e le strumentalizzazioni che li vedono protagonisti di vuoti slogan. 

“E i terremotati?” Giusto, facciamo un po’ di chiarezza. 

Il silenzio del governo farebbe supporre che stanno tutti bene e hanno una casa nuova, efficiente e in classe energetica A++. Invece lo scorso 19 maggio i terremotati del Centro Italia si sono riuniti e presentati nella piazza di Montecitorio per protestare contro le politiche del governo, dicendo di considerare “tradite le roboanti rassicurazioni in campagna elettorale, quei comizi non sono stati degli impegni assunti, ma delle passerelle elettorali”. 

Come dimenticare Matteo Salvini, allora europarlamentare, negli studi di Otto e Mezzo della giornalista Lilli Gruber con i doposci fresco dal tour tra le città colpite dal sisma. Una felpa per ogni città, uno slogan per ogni tappa. Quando il Parlamento europeo votò a settembre 2017 per lo stanziamento di 1,2 miliardi di euro in favore dei terremotati italiani, Salvini era assente. Salvini, per i terremotati, non ha fatto nulla. A non saperlo sono rimasti i benaltristi, gli sciacalli mediatici, i livorosi, e i populisti, che purtroppo compongono una cospicua fetta di cittadinanza. 

Tra gli impegni a favore degli italiani annunciati dall’attuale governo non risulta esserci un interessamento concreto per i terremotati

Stando ai dati della “Relazione sullo stato di avanzamento del processo di ricostruzione post-sismica nella Regione Abruzzo” pubblicata nel giugno 2017 e aggiornata al 31 dicembre 2016, per la ricostruzione de L’Aquila sono stati stanziati 21 miliardi di euro. Servono altri 4 miliardi per completare la ricostruzione, il cui costo complessivo è stimato di 25 miliardi di euro. A oggi però sono stati richiesti soltanto 12 miliardi (meno della metà della copertura del danno) e quelli realmente stanziati sono solo 8,85.

Una gestione lenta e spesso non trasparente, come dimostrano le sei accuse di abuso d’ufficio, una di peculato e una di truffa mosse all’ex sindaco e attuale senatore della Lega Giuliano Pazzaglini, in concorso con l’ex presidente della Croce Rossa di Visso Giovanni Casoni. Per la procura, Pazzaglini avrebbe dirottato circa 120mila euro di donazioni su due società, costituite ad hoc per intercettare le donazioni verso i terremotati. Il procuratore capo Giovanni Giorgio ha chiesto alla Guardia di Finanza di riesaminare le donazioni, e lo scorso giugno ha inviato l’avviso di conclusione delle indagini. A vigilare, tuttavia, ci sono progetti esemplari come OpenData Ricostruzione, dove è possibile monitorare tutte le risorse impiegate nel dopo terremoto: dall’emergenza post-sisma alla ricostruzione edilizia pubblica e privata, allo sviluppo economico delle attività lavorative:  

“Se la ricostruzione privata procede con lentezza, la ricostruzione pubblica è completamente ferma, come le scuole che ancora aspettano nel limbo, nessuna scuola aquilana ancora è stata ricostruita e pensare che i 48 milioni previsti per la ricostruzione delle scuole sono già arrivati al comune dell’Aquila dal 2012, quindi da sei anni», ha detto Sara Vegni di ActionAid in occasione dei 10 anni dal terremoto de L’Aquila. 

Se c’è una cosa buona dei migranti che tocca a tutti riconoscere, anche agli anti-migranti, è stata l’avere aumentato la sensibilità degli italiani nei confronti dei terremotati.
Quindi, caro governo, e i terremotati? 

Foto in copertina di Federica Fiocco

Stela Xhunga

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