È morto Charlie Cole tra i fotografi del “Tank Man” di piazza Tienanmen

È morto Charlie Cole, uno dei fotografi del “Tank Man” di piazza Tienanmen

Dopo 30 anni in Cina continua la censura

È morto a 64 anni Charlie Cole, uno dei fotografi che il 5 giugno del 1989 a Pechino immortalarono il cosiddetto tank man, l’uomo di cui non si conosce l’identità che durante le proteste di Piazza Tienanmen ostacolò pacificamente i carri armati dell’esercito. Cole era nato in Texas, Stati Uniti, nel 1955 e da circa 15 anni viveva a a Bali, in Indonesia, dove è morto. La foto di Cole fu realizzata con un teleobiettivo dal balcone di un hotel, e fu in seguito pubblicata su Newsweek: grazie a quella foto, Cole nel 1990 vinse il World Press Photo, il più importante premio del più importante concorso di fotogiornalismo al mondo. Continua a leggere (Fonte: ILPOST.ITÈ morto Charlie Cole, uno dei fotografi delle proteste di piazza Tienanmen del 1989)

Dalla stampa nazionale:

Pechino, primavera del 1989: dal 15 aprile intellettuali, studenti e semplici operai manifestano contro la tirannide comunista. Il 4 maggio sono addirittura in 100mila a marciare per le strade della Capitale chiedendo più libertà per i media e un dialogo tra la direzione del Partito e la società civile. La rivolta viene repressa nel sangue. Il 5 Giugno 1989, un uomo solo e disarmato si mise in mezzo alla strada e ingaggiò i carri armati. Teneva una busta nella mano sinistra e la giacca nella mano destra. Appena i carri armati giunsero allo stop il ragazzo sembrò volerli scacciare. In risposta, i carri armati provarono a girargli intorno, ma il ragazzo li bloccò più volte, mettendosi di fronte a loro ripetutamente, adoperando la resistenza passiva. Diverse sono le versioni su cosa si siano detti, tra le quali “Perché siete qui? La mia città è nel caos per colpa vostra”; “Arretrate, giratevi e smettetela di uccidere la mia gente”. (Fonte:LE PILLOLE )

ARRESTI E CENSURE: COSÌ IN CINA IL REGIME CANCELLA IL RICORDO DI TIENANMEN – Se le più avanzate app cinesi ci mettono la bellezza di una settimana per aggiornare i loro sistemi, qualche sospetto viene. Se lo fanno tutte insieme, i sospetti crescono. E se lo fanno proprio a cavallo del 4 giugno, la data innominabile per il Partito comunista cinese, il giorno del 1989 in cui i suoi leader mandarono l’esercito a sparare sulla folla di Piazza Tienanmen, i sospetti toccano il massimo. (…) il sospetto è che questa sia l’ultima frontiera del buco nero informativo creato dal governo cinese attorno alla strage di Tiananmen. Un vortice da cui quest’anno, trentesimo delicatissimo anniversario, non deve scappare neppure una scintilla di verità. Così insieme alle “consuete” misure di sicurezza, attivisti e testimoni della strage come le “madri di Tiananmen” tenuti agli arresti domiciliari o spediti in “vacanza” lontano da Pechino, eventi pubblici vietati, controlli di polizia rafforzati, le autorità sembrano dedicare una attenzione ossessiva alla Rete.

In parte stringendo le maglie della grande muraglia digitale, come è stato fatto con le versioni non cinesi di Wikipedia, rese inaccessibili già da aprile. In parte spingendo le stesse piattaforme ad auto censurarsi, come impongono le nuove e più stringenti regole sulla sicurezza informatica volute da Xi Jinping. Infine affidandosi a un esercito di censori in carne e ossa, che per l’occasione viene rafforzato di effettivi. Il controllo del discorso online non è certo una novità. Continua a leggere (Fonte: REPUBBLICA.IT di Filippo Santelli)

NON ABBIAMO MAI SAPUTO CHI FOSSE IL MANIFESTANTE DI PIAZZA TIENANMEN – (…) Il giovane che fermò il carro armato è oggi conosciuto come “Tank Man” (uomo del carro armato), o come “ribelle sconosciuto”. Non si sa che fine abbia fatto, anche perché non si sa chi furono le persone che lo portarono fuori dall’inquadratura di quel pugno di filmati che hanno documentato il suo gesto e lo hanno reso un simbolo di coraggio universalmente riconosciuto. Dal filmato sembrano altri manifestanti che vogliono metterlo al sicuro, ma alcuni reporter scrissero che erano agenti di polizia. Nel 1999 un ex collaboratore del presidente statunitense Richard Nixon disse che il giovane era stato fucilato un paio di settimane dopo le proteste. Storici e giornalisti che hanno cercato tra i documenti disponibili del Partito Comunista cinese, e che hanno intervistato funzionari e dirigenti governativi, hanno però riportato una versione diversa: il governo non riuscì mai a identificare e arrestare l’uomo. Ne sono nate ovviamente varie teorie, alcune pienamente complottiste: c’è chi ha scritto per esempio che si sia rifugiato a Taiwan, e che viva ancora lì.

(…) Nonostante siano diventate così iconiche, però, le immagini del “ribelle sconosciuto” non sembrano molto conosciute in Cina. Recentemente il ricercatore dell’università olandese di Utrecht Rutger van der Hoeven ha condotto una ricerca su 239 utenti di internet cinesi: un campione piccolo e poco rappresentativo, ma che dice pur sempre qualcosa. Ha scoperto che soltanto il 37 per cento di loro riconosceva la foto del “Tank Man”, contro il 49 per cento riscontrato tra utenti stranieri. Soltanto un intervistato su sei ha associato le immagini alle proteste di piazza Tienanmen. Continua a leggere (Fonte: ILPOST.IT)

Claudia Faverio

Claudia Faverio

Appassionata di ambiente e dei diritti umani da sempre. Fa parte della redazione dove segue l'attualità quotidiana e il meglio del web. Si occupa anche dei rapporti con siti, blog, enti e imprese per la comunicazione di e su People For Planet.

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