Sarri E Giampaolo

È presto per criticare Sarri e Giampaolo (e ricordatevi di Sacchi)

C’è troppa frettolosità nei giudizi. Anche gli scettici sanno che occorre del tempo per valutare il loro lavoro

Sembra esserci anche una vena di sadismo nella critica che media (soprattutto) e tifosi (loro, però, con sofferenza più che con sadismo) nei confronti delle prime uscite non brillanti di Juventus e Milan. Critica anche comprensibile considerato che il gioco del calcio, e soprattutto una modalità di applicazione e di concezione del gioco del calcio, è negli ultimi anni assurta a una sorta di religione. Di cui Arrigo Sacchi è l’indiscusso leader nonché guru che viaggia ormai al ritmo di quasi una settimana al giorno. I suoi discepoli parlano di calcio come se stessero parlando di qualcosa da cui dipendono i destini del mondo e talvolta – più Giampaolo di Sarri – utilizzano termini che sembrano più adatti a un convegno di filosofia che a interviste calcistiche.

Esaurita questa fondamentale premessa, è del tutto naturale che qualsiasi allenatore abbia bisogno di tempo per riuscire a infondere le proprie idee alla nuova squadra. A maggior ragione se queste idee sono totalmente (come nel caso di Sarri-Allegri) o parzialmente (per Giampaolo-Gattuso) diverse da quelle del proprio predecessore.

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È come se il calcio – e la narrazione del calcio – avvertisse una urgenza che potremmo definire impropria. Non c’è nulla di male nel pareggio della Juventus a Firenze. È un risultato che potremmo definire possibile. Sembra che non lo sia più. È vero che la Juventus non perdeva la testa della classifica da 560 giorni. Ma prima o poi doveva succedere. E se la società, dopo otto campionati consecutivi vinti, di cui cinque con Allegri, ha deciso che fosse giunto il momento di cambiare, vuol dire che ha messo in conto un periodo di metamorfosi. Poi, il trapianto potrebbe non riuscire. È difficile fare previsioni. Ma anche chi è scettico sull’innesto – e chi scrive è tra questi – sa bene che non è dopo tre partite che si può alzare la mano e cominciare a criticare. Bisogna concedere a Sarri il tempo fisiologico. Lo stesso tempo che trent’anni fa il Milan concesse ad Arrigo Sacchi. Se Berlusconi avesse ascoltato la critica dell’epoca (densa di “non mangia il panettone”), la storia calcistica avrebbe preso un’altra piega e molto probabilmente oggi il Milan non avrebbe sette Coppe dei Campioni in bacheca. 

È un discorso che vale per Sarri come per Giampaolo. Che ovviamente è un allenatore che sulla carta scalda di meno. Il suo curriculum è meno pretenzioso. Non ha raggiunto secondi posti in Serie A, non ha mai vinto in Europa, non ha mai allenato in Premier. Ma in questo periodo, in cui un certo modo di giocare al calcio (diciamo “alla Guardiola”), è un tecnico che gode di una discreta fama e che si è guadagnato una panchina gloriosa come quella del Milan. Anche se, effettivamente, fin qui il gioco espresso è stato piuttosto deprimente. 

È un periodo poco favorevole ai cosiddetti guardiolisti. Il City del maestro Pep è stato battuto in Premier dal Norwich. Ma non è stato solo il risultato a destare scalpore. È stato soprattutto il modo in cui il City ha subito il terzo gol, con una palla rubata in area mentre la difesa era intenta a palleggiare. Può capitare anche a loro che hanno vinto gli ultimi due campionati inglesi. E che sono al quarto anno di Guardiola allenatore. Figuriamoci se la Juventus di Sarri non può pareggiare contro la Fiorentina del simpatico e intelligente Commisso.

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Massimiliano Gallo

Massimiliano Gallo

Giornalista da sempre. Dalla cronaca del Corriere del Mezzogiorno alla politica romana del Riformista di cui è stato vicedirettore per tre anni. Prima del salto on line con Linkiesta. Ora naviga l'oceano del web al timone del Napolista.

Massimiliano Gallo

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