fonte focustech.it

Ecco le nuove prove dell’evoluzione in acqua

Nuove scoperte su una domanda esistenziale: da dove arriviamo?

L’ipotesi, avanzata per la prima volta da Sir Alister Hardy nel 1960, è considerata con una certa ironia dagli studiosi mainstream. Successivamente venne illustrata dal libro di Elaine MorganL’origine della donna”.

In sintesi l’idea è che le scimmie Australopithecus, durante un periodo di caldo che fece seccare le foreste dove vivevano sugli alberi, siano dovute migrare in territori poco buscati. Per sfuggire ai predatori si sarebbero messe a vivere vicino a fiumi, laghi e al mare. Anche oggi una scimmia attaccata da una tigre, può buttarsi in acqua assumendo la posizione eretta e riuscendo così a muoversi più velocemente del felino.

Gli umani avrebbero così iniziato a passare molto tempo in acqua, sopratutto le donne. Da qui il fatto che esse sono meno pelose degli uomini.

Recentemente alcuni influenti ricercatori inglesi si sono riuniti per mettere assieme le loro scoperte su questa ipotesi.

Il professor Rhys Evans, chirurgo di otorino-laringoiatria e presidente del convegno spiega: “Vogliamo discutere i pro e i contro della teoria. Molte delle cose che sono uniche negli umani come una laringe discendente, la camminata eretta, il grasso sotto la pelle e soprattutto un grande cervello, sembrano indicare un lungo periodo di adattamento a un ambiente acquatico”.

Evans sostiene che solo vivendo parte del giorno in acqua i nostri antenati abbiano potuto imparare a controllare la respirazione, fattore essenziale per nuotare sott’acqua allo scopo di raccogliere conchiglie e molluschi. Questa capacità ha provocato varie differenze dandoci la possibilità di modulare i suoni e quindi parlare. Cosa che non riesce ai primati. Ad esempio uno scimpanzé non è in grado di pronunciare una a prolungata e modulata come nell’esclamazione aaàahh… neanche se gli offri ricche ricompense.

Cito parte di due articoli in proposito

1) I PRIMI ANTENATI DELL’UOMO ERANO “SCIMMIE ACQUATICHE”: VIVEVANO NEGLI OCEANI E AVEVANO GRANDI CERVELLI!

Caratteristiche umane e teoria semiaquatica

Ciascuna delle differenze tra gli esseri umani moderni e gli scimpanzé può essere utilizzata per sostenere la teoria semiaquatica. Per le differenze di cui sono consapevole, la teoria riesce magnificamente.

  • Grande cervello. Il cervello umano è tre volte più grande del cervello di uno scimpanzé. Il cervello contiene circa il 60% di grassi e per la crescita del cervello è necessaria una dieta con DHA e altri acidi grassi omega-3 e omega-6. Una dieta marina è la fonte più ricca di questi acidi grassi essenziali. L’altro mammifero con un cervello notoriamente grande è il delfino. I fossili mostrano che il cervello umano è diventato un po ‘più piccolo dai tempi dei primi Homo sapiens. Non viviamo più esclusivamente con una dieta marina.
  • Denti amichevoli. Gli scimpanzé hanno mascelle lunghe e canini lunghi e spaventosi. Gli esseri umani hanno una mascella corta con denti canini corti. Questa dentizione è adatta per cibi marini morbidi e gommosi e non è necessario minacciare i nemici.
Foto: Paal Aagaard ed Emma Solhaug

Ai bambini si può facilmente insegnare a galleggiare sulla schiena, a tuffarsi e nuotare.

  • Naso sporgente. Il naso umano impedisce all’acqua di penetrare nelle narici durante il nuoto e le immersioni. Le narici degli scimpanzé sono esposte. La scimmia proboscide, con il suo naso simile a quello umano, è il primate vivente più acquatico.
  • Gambe lunghe . Gli esseri umani moderni e i fossili di Homo sapiens sono circa il 30% più alti degli scimpanzé e hanno gambe più lunghe delle braccia. L’evoluzione delle gambe più lunghe ha permesso agli esseri umani semiaquatici di stare in acque più profonde.
  • Pelle nuda. La pelliccia aiuta a proteggere la pelle dal sole, ma presenta degli svantaggi in acqua. Tutti i mammiferi nudi, ad eccezione di una talpa sotterranea, sono acquatici o semiaquatici, o presumibilmente avevano antenati semiaquatici. Il delfino e il lamantino nudi sono completamente acquatici. L’ippopotamo è semiaquatico, anche quando si accoppia e partorisce in acqua. L’elefante, il rinoceronte e il maiale si divertono a sguazzare e si pensa che abbiano avuto antenati semiaquatici. Tutti i mammiferi si sono evoluti prima sulla terra, quindi i lontani antenati del delfino e del lamantino dovevano essere terrestri e poi semiaquatici, prima di diventare completamente acquatici.
  • Grasso sottocutaneo. Gli scimpanzé possono accumulare grasso viscerale, che si presenta come una pancia grassa. Oltre al grasso viscerale, gli esseri umani hanno grasso sottocutaneo, attaccato direttamente sotto la pelle su gran parte del corpo. Proprio come una muta, aggiunge galleggiabilità e isolamento. Nei mammiferi acquatici, e talvolta negli esseri umani obesi, questo grasso è chiamato grasso.
  • Sudore effusivo. Gli esseri umani sono i mammiferi più sudati conosciuti. Hanno cinque volte più ghiandole sudoripare eccrine degli scimpanzé. Nei climi caldi, gli esseri umani possono sudare fino a 12 litri di liquidi in un solo giorno, ma hanno una bassa capacità di bere e devono quindi stare vicino a fonti d’acqua. Questo meccanismo di raffreddamento non si sarebbe evoluto in un ambiente di savana. Le foche al sole sudano quanto gli umani.
  • Pelle ricoperta di vernix. Gli esseri umani nascono spesso con questa sostanza grassa simile al formaggio che copre gran parte della pelle. Altrimenti è noto solo sulle foche neonate.
  • Grasso per bambini. I bambini umani nascono paffuti, con il 16% di grasso corporeo, principalmente sottocutaneo. Il latte umano ha il 25% in più di grassi rispetto al latte di scimpanzé e i bambini ingrassano rapidamente dopo la nascita. Gli scimpanzé nascono con solo il 3% di grasso corporeo e rimangono magri.
  • Tecnica di galleggiamento sulla schiena del bambino. I bambini possono facilmente imparare a rotolare sulla schiena e galleggiare con il naso per aria. Le loro gambe grasse sono galleggianti. È stato Paal Aagaard, collega NTNU e istruttore di baby-nuoto, che per primo mi ha avvisato dell’ipotesi della scimmia acquatica e mi ha chiesto se potevo trovare un ambiente geologico per esso.
  • Riflesso di presa infantile. Scimpanzé e bambini umani si aggrappano e tengono stretti quando qualcosa viene messo in mano. Un bambino scimpanzé è abbastanza leggero e forte da essere appeso alla pelliccia della madre. I neonati umani sono troppo pesanti e deboli per restare sospesi in aria, ma potrebbero galleggiare nell’acqua tutto il giorno afferrando i lunghi capelli dei genitori e dei fratelli maggiori.
  • Capelli lunghi e grassi. La madre di un bambino ha lunghi capelli rivestiti di sebo che galleggiano. Le ghiandole sebacee si trovano principalmente sul viso e sul cuoio capelluto. Il cuoio capelluto è il punto più alto della madre in piedi, mentre nuota nell’acqua per raccogliere il cibo.
  • Collo debole alla nascita. Il collo di uno scimpanzé neonato, come altri mammiferi, è abbastanza forte da sostenere la testa. Il collo di un bambino è abbastanza forte, se il parto avviene in acqua e se il bambino viene tenuto in acqua per i primi mesi di vita.
  • Discorso . Il controllo volontario del respiro, la capacità di inspirare una maggiore quantità di aria e di controllare l’espirazione lenta, è una precondizione per il linguaggio umano. I mammiferi subacquei hanno un tale controllo del respiro, mentre altri mammiferi no. Agli scimpanzé non si può insegnare a dire “aaaah”, nemmeno a ricevere una bella ricompensa. Il linguaggio umano ha a che fare con il controllo del respiro, non solo con il cervello.
  • Mani abili. L’evoluzione del pollice e del dito consente la presa di precisione o la presa a tenaglia, utile per raccogliere pezzi di carne e guscio da crostacei spezzati. Gli scimpanzé raccolgono piccole cose usando l’indice e il medio come pinzette.DNA mitocondriale. Il mtDNA umano indica che tutti gli esseri umani viventi discendono da una singola femmina, chiamata Eva mitocondriale, solo poche centinaia di migliaia di anni fa. L’mtDNA dello scimpanzé è circa cinque volte più variabile e indica che la loro unica antenata visse pochi milioni di anni fa. Si ritiene attualmente che il più recente antenato comune di umani e scimpanzé sia vissuto circa 5 milioni di anni fa e che Eva mitocondriale indichi un collo di bottiglia nella popolazione umana.

Secondo Rhys Evans, esperto di fisiologia del cranio e del collo presso il Royal Marsden Hospital di Londra, gli spazi che si trovano tra le guance, il naso e la fronte hanno agito come camere d’aria che favorivano il galleggiamento, e quindi a tenere la testa al di sopra dell’acqua.

Un ulteriore contributo ai sostenitori della teoria potrebbe arrivare anche dallo studio della biochimica del cervello umano. Il DHA (acido docosaesaenoico) è un acido grasso omega che si trova nel cervello dei mammiferi e ne determina la crescita. Ebbene, tale acido grasso si trova in grande quantità nei frutti di mare.

Secondo il dottor Michael Crawford, dell’Imperial College di Londra, senza una dieta ricca di DHA ottenuto dai frutti di mare, non avremmo potuto sviluppare cervelli così grandi. “Ancora oggi il DHA è una risorsa importate per il nostro cervello”, spiega Crawford. “Senza di esso possono aumentare le malattie mentali e il deterioramento intellettivo.”

2) L’evoluzione dell’uomo: la teoria della scimmia acquatica

Proposta inizialmente nel 1942 dall’anatomista tedesco Max Wastenhöfer, la teoria della scimmia acquatica fu poi riformulata dal biologo marino Alister Hardy nel 1960 e da allora sostenuta da un poco folto numero di scienziati che mettono in dubbio le classiche teorie sull’evoluzione dell’uomo.

Secondo tale teoria l’uomo, durante la sua evoluzione, sarebbe stato spinto dalla competizione alimentare con le altre specie a spostarsi sulle rive, procurandosi il cibo in acqua e conducendo una vita simile a quella di otarie o lontre, dipendenti dall’acqua per il cibo ma legate alla terraferma per molti bisogni primari. Durante questa fase, per effetto di questo stile di vita, avrebbe sviluppato alcune caratteristiche tipiche della specie, che lo distinguono da ogni altro primate sulla terra.

Gli argomenti a sostegno della teoria della scimmia acquatica

Gli elementi principali a sostegno della teoria della scimmia acquatica sono legati a questi aspetti:

  • Pelle nuda. A ben vedere l’uomo è l’unica scimmia a non avere una folta pelliccia. Perché? Quale evento nella nostra evoluzione ha spinto per selezionare individui che mancassero, quasi completamente, della pelliccia? La spiegazione fornita dalle teorie tradizionali è che l’uomo avrebbe perso la pelliccia come risposta ad uno stile di vita di cacciatore diurno nelle assolate pianure africane, dove l’elevato surriscaldamento del corpo dovuto alla corsa avrebbe necessitato di un sistema più efficiente di raffreddamento del corpo.

Questa spiegazione è certamente plausibile, però è quantomeno curioso che non esista in natura un solo altro caso in cui ciò sia accaduto. Tra i mammiferi, infatti, gli unici animali a non avere il pelo sono i mammiferi acquatici.

Esistono solo 3 eccezioni: gli elefanti, i rinoceronti, e la talpa nuda (Heterocephalus glaber) che vive tutta la vita sotto la terra. Bene, direte voi, quindi esistono mammiferi terrestri senza pelo, perché attaccarsi tanto a questa inezia? Benissimo, risponderebbe Hardy, perché si è in effetti osservato che sia gli elefanti che i rinoceronti hanno avuto, nel corso della loro evoluzione, un antenato dalle abitudini acquatiche!!

E qui casca l’asino. Tolto il caso della talpa nuda, che seppur simpatica credo faccia poco testo in questo discorso, di fatto l’unico esempio concreto di pressione selettiva rivolta alla perdita del pelo nei mammiferi è rappresentato dall’avere avuto almeno un antenato con abitudini acquatiche. In acqua infatti il pelo è di contrasto al nuoto e altri sono i meccanismi più efficaci per difendersi dalla dispersione del calore. Ecco perché, secondo la teoria della scimmia acquatica, la perdita del pelo sarebbe stata un adattamento ad uno stile di vita anfibio.

  • Grasso sottocutaneo. In quasi tutti i mammiferi acquatici (foche, balene, delfini, lamantini etc..) la dispersione del calore è contrastata dalla presenza di uno spesso strato di grasso sottocutaneo, detto blubber. In acqua il blubber rappresenta una protezione dal freddo e in molti animali anche una riserva di grasso per far fronte alle necessità.

Nell’uomo, unico caso tra i primati, è presente un medesimo strato di grasso, anche se meno consistente, che risulta particolarmente evidente nelle persone con problemi di sovrappeso.

In questo caso, comunque, la presenza del grasso sottocutaneo è collegabile alla perdita del pelo, con la necessità di sviluppare una protezione dal freddo alternativa. Secondo le teorie tradizionali infatti l’uomo avrebbe avuto bisogno di raffreddare il corpo durante il giorno con la sudorazione e di riscaldarlo di notte grazie al grasso sottocutaneo. Qui quindi il dilemma è di più difficile soluzione: se il pelo è stato perso per cacciare durante il giorno, il grasso si è sviluppato per far fronte alla notte. Se il pelo è andato perso per nuotare, il grasso l’avrebbe sostituito durante l’attività di pesca.

  • Andatura bipede. Qui la storia si fa davvero interessante. L’aver acquisito un andatura bipede è forse ciò che più di tutto ci caratterizza, distinguendoci dai nostri parenti più prossimi. E capire come ciò sia realmente accaduto significa capire cosa ci ha trasformato in quella straordinaria creatura che siamo. La teoria tradizionale è forse tra le nozioni di scienza più conosciute al mondo: il cambiamento climatico… la scomparsa delle foreste… la comparsa delle pianure ricoperte di erba alta… la necessità di alzarsi in piedi per vedere oltre l’erba e scorgere i possibili predatori…

Ancora una volta i sostenitori della teoria della scimmia acquatica propongono una visione differente, partendo da un’ osservazione: molte scimmie sono capaci di camminare erette per brevi tratti, alcune possono mantenere la posizione anche per tratti considerevoli, ma l’unico caso, l’unico, in cui tutti i primati stazionano esclusivamente in posizione eretta è quando sono in acqua.

Uno scimpanzé, un gorilla, un orango, intenti ad effettuare un guado con l’acqua alla vita o al petto, camminano eretti per tutto il tempo che occorre loro ad arrivare dall’altra parte. La stazione eretta ci avrebbe permesso di raccogliere mitili e altri frutti di mare dagli scogli tenendo la testa ben fuori dall’acqua e col passare del tempo ci avrebbe poi avvataggiati nel nuoto, permettendoci di acquisire abilità uniche tra tutte le scimmie, con alcuni di noi che ancora oggi, dopo milioni di anni di vita sulla terraferma, ancora sono capaci di percorrere lo stretto della manica, o immergersi ad oltre 50 metri di profondità senza l’uso di pinne o altri aiuti artificiali. Indubbiamente nessuna scimmia può vantare record simili, e questo è semplicemente un fatto.

  • Controllo della respirazione e abilità linguistiche. La capacità di comunicazione dell’uomo è straordinaria, eccezionale…ma non unica. Esistono altre specie capaci, a quanto pare, di un linguaggio complesso e articolato. Tale capacità è legata al possesso di due requisiti fondamentali: doti cerebrali notevoli e capacità di controllo della respirazione molto raffinata.

Ancora una volta capacità simili, e risultati paragonabili ai nostri, arrivano non dai nostri cugini più prossimi, ma dai mammiferi marini. Balene, orche e delfini sono noti per le loro grandi capacità mentali, secondo alcuni paragonabili alle nostre, e per l’adozione di linguaggi fonetici accurati e complessi.

Io stesso, quando lavoravo come addestratore di mammiferi marini, rimasi sorpreso dal livello eccezionale di comunicazione verbale tra questi animali. Sicuramente per un mammifero marino o acquatico in genere il controllo della respirazione è fondamentale per la sopravvivenza; se questo sia sufficiente per stabilire un legame indiscutibile tra la vita acquatica e la nascita del linguaggio parlato, questa è forse questione di sensibilità.

  • Milza di forma lobulata. Il primo (e forse unico) a considerare il dettaglio della forma della milza, che negli uomini è lobulata come nei mammiferi marini, come prova a sostegno dell’idea della scimmia acquatica, fu proprio Max Wastenhöfer nel 1942. Da quel momento nessuno ci ha più badato molto.

E invece oggi sembra il dettaglio più interessante dal momento che proprio la milza è stata messa in relazione alle straordinarie capacità apneistiche del popolo Bajau. I Bajau, o zingari del mare, sono un popolo che abita le acque di Filippine, Indonesia e Malesia. Le loro doti nella pesca subacquea sono sovrumane, potendo rimanere oltre 10 minuti senza respirare.

Il segreto? è proprio nella milza, che è del 50% più grande del normale. Anche foche e altri mammiferi marini beneficiano di milze molto grandi, che rappresentano una riserva di sangue supplementare durante le apnee. I Bajau hanno questa modifica scritta nel DNA, un gene modificato che li rende quasi dei mammiferi marini. Era già presente, questo gene, nei nostri antenati acquatici? Sempre ammesso che siano mai esistiti…

Fonte immagine copertina: focustech.it

Jacopo Fo

Jacopo Fo

Scrittore, teatrante, regista, disegnatore, è Direttore creativo di People For Planet.

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Jacopo Fo

Jacopo Fo

Scrittore, teatrante, regista, disegnatore, è Direttore creativo di People For Planet.

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