Ecco perché il cibo trash ti consuma la pelle (e la vita)

Fino a che punto e come il cibo raffinato ci invecchia?

Una brioche al mattino. Un po’ di prosciutto a pranzo. E a cena fritto misto. Ecco un esempio di dieta sufficientemente “trash” da raddoppiare la probabilità che i nostri telomeri si accorcino prima del tempo, accorciando di conseguenza l’aspettativa di vita e invece velocizzando sul nostro corpo i segni del tempo. Lo dice uno studio presentato al Congresso europeo e internazionale dell’obesità, in corso (online) dal 1 al 4 settembre e pubblicato sul prestigioso American Journal of Clinical Nutrition.

Cosa succede nel nostro corpo

Chi consuma più di 3 porzioni al giorno di cibo super-elaborato: ovvero ricco di zuccheri, sale, grassi saturi, additivi, coloranti, conservanti eccetera, ha una probabilità doppia di avere telomeri più corti. Il problema è un’alimentazione eccessivamente industrializzata, fatta di cibo “morto”, conservato in modi diversi troppo a lungo, come tutti gli insaccati ad esempio, che sono anche una miniera di sale, oppure troppo dolci, come gelati, torte, succhi di frutta, bibite e yogurt dolcificati.

L’effetto sui telomeri

La relazione tra invecchiamento biologico precoce e consumo di alimenti ultra-processati, che si riconoscono anche dalla semplice conta degli ingredienti (quando sono più di 5 è allarme), è stata trovata analizzando i telomeri, strutture formate da DNA e proteine, e localizzate alle estremità dei cromosomi. Il cibo “sbagliato”, che gli esperti assicurano dovremmo riuscire a contenere almeno a una sola volta a settimana, è in grado di modificare ciò che è scritto nel destino del nostro DNA e, consumando i telomeri, ci invecchia prima.

Per la precisione i telomeri non contengono informazioni genetiche, cioè non sono codificanti, ma sono fondamentali perché mantengono la stabilità e l’integrità dei cromosomi. Ogni volta che una cellula si divide, una piccola parte di questi cappucci protettivi viene persa, e man mano che le cellule invecchiano, i telomeri si accorciano. Per questa ragione la loro lunghezza è considerata un marcatore dell’età biologica e per la stessa ragione ereditare telomeri più lunghi è quasi una garanzia di longevità. A patto che si mangi bene (e si riducano gli altri comportamenti a rischio: tra i quali il fumo, l’abitudine all’alcool e la sedentarietà).

Lo studio su 886 persone

La ricerca è stata condotta da ricercatori dell’Università di Navarra, Pamplona e Madrid, che hanno analizzato i dati di 645 uomini e 241 donne – età media 67,7 anni – che hanno fornito campioni di saliva per l’analisi del Dna e un dettagliato resoconto delle loro abitudini quotidiane. I partecipanti sono quindi stati divisi in gruppi, in base al consumo di prodotti ultra-processati, a basso consumo (meno di 2 porzioni al giorno), a consumo medio-basso (da 2 a 2,5 porzioni al giorno), a consumo medio-alto (da più di 2,5 a 3 porzioni al giorno) e infine il gruppo a consumo alto (più di 3 porzioni quotidiane).

La conferma

Come già molti altri studi prima di questo avevano mostrato, nel gruppo a consumo maggiore si è confermata una più elevata probabilità di una storia familiare di malattie cardiovascolari, diabete e grassi in eccesso nel sangue. Tra loro abbondava l’abitudine a fare spuntini poco sani tra un pasto e l’altro, a mangiare più grassi (saturi e polinsaturi), cibi ricchi di sale, colesterolo, cibi da fast food e carni lavorate, e mediamente assumevano meno carboidrati, proteine, fibre, olio extra vergine d’oliva, frutta e verdura.

Il rischio progressivo

Nel dettaglio lo studio ha stabilito che passando dal consumo basso al consumo medio-basso di alimenti “trash” l’aumento del rischio era del 29%. È invece del 40% e dell’82% rispettivamente se si passava da un consumo medio-basso a un consumo medio-alto, e da un consumo medio-alto a uno alto. L’assunzione di Upf si associava anche a una maggiore probabilità di depressione, specialmente nei pazienti sedentari, di ipertensione, di sovrappeso o obesità e di mortalità per tutte le cause. 

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Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei

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Michela Dell'Amico

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