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Ecotassa sugli aerei: cosa cambia tra gli Stati europei?

Intanto il carburante degli aerei, ben più inquinante dell’elettricità dei treni, rimane esentasse.

“Bisogna smettere di usare l’aereo e spostarsi in treno”. Benché nasca in bocca agli ecologisti più ortodossi e non sempre sia praticabile, la frase parte da un dubbio condivisibile da tutti: perché i treni hanno le ecotasse e gli aerei no, nonostante i primi inquinino molto meno dei secondi? Il trasporto aereo è responsabile del 4,9% del riscaldamento climatico globale, eppure, salvo in alcuni Stati, sembra godere di una sorta di immunità, esentasse, neanche a dirlo. Mentre l’elettricità usata dai treni è tassata, il carburante utilizzato dagli aerei continua a non essere tassato, né una sua eventuale tassazione viene presa in considerazione durante i vertici mondiali, non ultimo, l’accordo di Parigi, dove una tassa sugli aerei non è stata presa in considerazione.

Il Governo francese, guidato da un Emmanuel Macron sempre più deciso a proseguire la transazione ecologica che tanti problemi gli ha creato con i ‘gilet gialli’, lo scorso 9 luglio ha comunque annunciato l’introduzione di un’ecotassa sui biglietti aerei che entrerà in vigore a partire dal 2020. Concretamente, si tratterà di un sovrapprezzo variabile tra 1,50 e 18 euro per i voli in partenza dalla Francia, fatta eccezione per la Corsica e i lontani territori d’Oltremare risalenti alla colonizzazione. L’ecotassa non verrà applicata su nessun secondo volo in caso di scalo. In questo modo il Governo francese stima un gettito di 182 milioni di euro destinato a finanziare progetti di infrastrutture meno impattanti sull’ambiente, come le ferrovie. Un’iniziativa buona ma insufficiente, secondo il quotidiano francese Le Monde: «Rispetto al costo di un biglietto necessario per andare in capo al mondo, questa tassa resta un piccolo contributo. E si aggiunge ad altre che sono destinate a finanziare la sicurezza, la manutenzione degli aeroporti e le istituzioni del settore (come nel caso della Direzione generale dell’aviazione civile)».

In altri Paesi però l’ecotassa funziona benissimo, come nel Regno Unito, dove il Air Passenger Duty è stato introdotto nel 1994, varia tra i 14 e gli 86 euro e ogni anno fa guadagnare 3,34 miliardi di euro, con un disincentivo a usare l’aereo in virtù di altri mezzi più ecologici per un risparmio annuale di 300mila tonnellate di anidride carbonica in meno. È presto per escludere manovre correttive da parte della Francia rispetto all’ecotassa, certo gli esempi virtuosi a cui rifarsi sono tanti: Regno Unito, Germania, Austria, Norvegia e Svezia. L’Italia, per il momento, è esclusa dalla lista.

Foto di Holger Detje da Pixabay

Stela Xhunga

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