Guayaquil, Ecuador - Coronavirus

Ecuador: corpi per le strade e sistema in tilt per il Coronavirus

L’Ecuador è al collasso

La pandemia di Coronavirus, che da giorni ha iniziato a insidiarsi anche in America Latina, registra ad oggi nello Stato a cavallo dell’equatore 3.163 contagi con 120 decessi (fonte dati John Hopkins University al 3 aprile 2020 ore 13.00). Ma la realtà sembrerebbe essere molto più grave.

Le informazioni non ufficiali parlano di cifre più alte, stimando oltre i 400 morti. Un divario numerico che deriva anche dalla non possibilità di controllo specifico su tutti i pazienti e defunti. Tra le città più colpite troviamo Guayaquil che, con i suoi 2.8 milioni di abitanti, è il cuore economico del paese. Nella città si stima si concentri l’80% dei casi totali. Un cuore messo in ginocchio da un’emergenza sanitaria senza precedenti e dal collasso, uno dopo l’altro, delle attività economiche correlate alla salvaguardia e al sostentamento dei cittadini: dal sistema sanitario a quello funerario, un problema che persiste da circa una settimana.

Guayaquil, Ecuador – Coronavirus

Cynthia Viteri, sindaca di Guayaquil risultata positiva al Covid-19, ha raccontato la situazione attuale attaccando duramente il governo centrale con il quale, dopo un braccio di ferro, è stato accordato il via per la costruzione di una fossa comune. Il sito funerario dovrebbe essere poi adibito a “Mausoleo alle vittime del coronavirus”.

A testimonianza di ciò sono le immagini dei corpi abbandonati ai lati delle strade della città e della periferia di Guayaquil, che stanno facendo il giro del mondo. Un sistema al collasso di ospedali colmi, ambulanze non sufficienti e ormai nessuna capacità degli obitori, condizione che ha portato il Presidente dell’Ecuador Lenín Moreno a formare una task force congiunta per seppellire tutti i defunti.

Guayaquil, Ecuador – Coronavirus

 “Nessuno vuole seppellire i morti”, si legge sul suo canale Twitter e, stando alle immagini condivise dal popolo ecuadoregno, la gravità della situazione non lascia spazio ai dubbi. E così oltre che nelle proprie abitazioni, la città sta affrontando l’incubo dei morti anche nelle sue strade, con i corpi chiusi in qualche bara di fortuna realizzata per lo più con sacchi di plastica o dati alle fiamme. Una soluzione estrema che i parenti hanno adottato per evitare il contagio del virus.

Il primo caso di Coronavirus confermato a Guayaquil risale al 29 febbraio scorso, portato da una donna di 70anni arrivata dall’Italia circa 15 giorni prima e deceduta poi due settimane più tardi, appena prima dell’avvio di misure restrittive per il contenimento dell’infezione e della chiusura dei confini.

Fonte: EL TIEMPO

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Claudia Faverio

Claudia Faverio

Appassionata di ambiente e dei diritti umani da sempre. Fa parte della redazione dove segue l'attualità quotidiana e il meglio del web. Si occupa anche dei rapporti con siti, blog, enti e imprese per la comunicazione di e su People For Planet.

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Claudia Faverio

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