Educazione e relazione affettiva coi bambini: sono compatibili?

Le relazioni si basano sull’amore e sulla capacità di trasmetterlo. E se parliamo di «educazione»? Per lo psicoterapeuta Renato Palma il rischio del conflitto è in agguato

Altro che modello rigido obsoleto, anche un’educazione “scortese” fallisce. L’unico modo funzionale a raggiungere obiettivi educativi coi bambini è una relazione tra pari basata sull’amore e sull’interesse per l’altro, dove non si devono ignorare preferenze individuali, né nascondere fragilità

L’educazione ha spesso un “brutto carattere” che non ci fa raggiungere gli obiettivi che ci si pone coi bambini, ma se invece che dall’educazione si partisse dalla relazione con loro, fondandola esclusivamente sull’amore e sul mutuo rispetto? E se si trasmettesse subito, fin da piccolissimi, con il nostro esempio, la scoperta delle passioni, la gioia e il piacere di vivere insieme, la creatività, l’ottimismo e la gentilezza?

Sono queste le domande a cui ha cercato di dare risposte Renato Palma, psicoterapeuta, scrittore e fondatore del “Centro Studi per la Democrazia Affettiva”.

«La scelta non è tra educazione e relazione, ma tra scortesia e cortesia» spiega Renato Palma. «Si fa un gran parlare, in pedagogia, del rapporto tra educazione e relazione. Se tra loro vanno d’accordo, tutto funziona per il meglio e nessuno si fa del male. Quando però l’educazione litiga con la relazione, accusandola di viziare troppo e di non ottenere gli obiettivi educativi che si è posta, ognuna torna a frequentare le vecchie amicizie. La relazione continua a vedersi con la cortesia, mentre l’educazione si butta tra le braccia del suo vecchio amore: la scortesia”.

Renato Palma ha scritto più di un libro su queste tematiche e tenuto molti corsi; definisce “democrazia affettiva” questo tipo di relazioni basate sulla generosità e cortesia: da parte degli adulti che rispettano le preferenze dei bambini e da parte dei bambini, che hanno imparato a collaborare grazie alla generosità degli adulti.

Un sistema di relazioni tra pari, anche se di età diversa, basato sull’affetto e non sulla forza che rispetti le preferenze individuali: nella democrazia affettiva non ci sono conflitti, sia per l’empatia che si crea nelle relazioni, sia perché si comprende quanto inutili essi siano per il conseguimento dell’obiettivo e per la disparità delle forze in campo. Dal conflitto, chi è genitore lo sa, se ne esce tutti sconfitti e insoddisfatti, genitori e figli.

L’idea di Renato Palma è che l’educazione sia un modo non funzionale di entrare in relazione e di condizionare lo stare insieme, perché, spiega, scherzando ma non troppo, «l’educazione ha spesso un brutto carattere», con aspetti che tutti noi, come genitori, possiamo subito verificare: l’educazione infatti

  • 1. Pensa sempre di avere ragione
  • 2. Pensa che quando non ha ragione, ha ragione lo stesso perché agisce per il fin di bene
  • 3. Quando le cose non funzionano non si assume nessuna responsabilità dell’insuccesso
  • 4.  Non rispetta i segnali di arresto di coloro che vuole educare
  • 5. Impone dosi sempre piuttosto alte di fatica per raggiungere i risultati che propone
  • 6. Non fa amicizia con nessuna delle cose importanti della vita
  • 7. Non va d’accordo con la democrazia e la parità tra le parti
  • 8. Scambia l’asimmetria di competenze con l’asimmetria del potere
  • 9. Frequenta il gioco solo fin quando lo trova utile, ma poi decide qual è il tempo di smettere e cominciare a fare le persone serie
  • 10. Spesso litiga con il divertimento
  • 11. Usa più la bocca di quanto dovrebbe usare le orecchie
  • 12. Fa finta di conoscere la libertà, ma poi, appena può, ne parla male
  • 13. Ha in antipatia le preferenze individuali e crede di avere il diritto di avere preferenze sulle preferenze di chi educa.

«I bambini imparano per imitazione e nascono curiosi, appassionati, molto ben disposti a stare nella relazione con noi. Noi spegniamo tutte queste belle cose proprio attraverso la nostra presunzione di dover insegnare con le parole quello che non riusciamo a proporre nei fatti» prosegue Renato Palma, che riassume molto bene il concetto con le parole: “Litigare per educare educa a litigare”.

Palma ha indagato anche il rapporto tra educazione e frustrazione nella relazione educativa nel corso degli anni, un rapporto sbilanciato verso la frustrazione ancor più in passato, quando in nome dell’educazione venivano giustificate tante forme di violenza fisica o oppressione nei confronti dei bambini. Più complesso forse oggi riconoscere le forme più sottili di cattiva relazione-educazione. È diffusa però ancora oggi la convinzione che assecondare i bambini significhi viziarli e che l’educazione debba comportare necessariamente una certa dose di frustrazione e una dose minima di “maltrattamento”. La relazione così però diventa una specie di braccio di ferro fra il bambino che cerca di affermare le sue preferenze e l’adulto che gli impone la sua volontà.

E se questo è il modello che impara il bambino, questo stesso verrà da lui replicato in età adulta. Per contro là dove gli adulti, con il loro esempio, creano un rapporto di parità affettiva basato sulla gentilezza, costruiscono una relazione che farà del bambino un uomo o una donna in grado di trasmettere a sua volta questi valori e, soprattutto, di condurre una vita felice.

Elisa Poggiali

Elisa Poggiali

Ingegnere ambiente e territorio, membro del database 100 esperte.it nei settori S.T.E.M., si occupa di ambiente, tecnologia, innovazione e networking per la sostenibilità.

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Elisa Poggiali

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