Elezioni Europee: l’ambiente ha vinto o perso?

Un’analisi sulla base dei programmi dei partiti vincitori e sconfitti

Ora che conosciamo i risultati delle elezioni in Italia ed Europa è arrivato il momento di chiedersi come questi risultati influiranno sulle politiche sull’ambiente e sul clima, così come facemmo dopo le elezioni nazionali in Italia. Per farlo ci siamo aiutati con tre studi realizzati sui programmi delle coalizioni europee presenti nel Parlamento europeo a cui anche i partiti italiani aderiscono, realizzati da climaeuropa.eu, da caneurope.org e da adelphi.de

Le prossime scadenze sul clima in Europa

I prossimi 5 anni saranno cruciali per le scelte sul clima. Entro l’anno prossimo tutti i Paesi saranno chiamati a rivedere gli impegni nazionali che hanno sottoscritto alla COP21 di Parigi nel 2015. L’Europa si impegnò a diminuire le emissioni di almeno il 40% entro il 2030 rispetto al 1990. Questo obiettivo però è insufficiente per rispettare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi che prevede la limitazione della temperatura media globale a 1,5 gradi Celsius. Per adeguarsi l’Europa dovrebbe diminuire le sue emissioni tra il 55% e il 65% al 2030 e raggiungere zero emissioni entro il 2050. Il compito principale per i prossimi leader europei sarà quello di fissare nuovi obiettivi e attuare le politiche necessarie per raggiungerli. 

I programmi dei partiti europei e l’ambiente

Prima delle elezioni nel parlamento europeo erano presenti 9 gruppi politici a cui i partiti nazionali (Italia compresa) aderiscono sulla base del loro orientamento politico. Quella che segue è l’analisi dei programmi sul clima di queste alleanze europee. Sono sufficienti per rispondere all’emergenza climatica e a rispettare l’accordo di Parigi?

Di seguito presentiamo l’analisi in ordine di grandezza delle alleanze con a fianco a ciascun gruppo il partito italiano che fa (o faceva) riferimento a loro.

Il Partito Popolare Europeo -> Forza Italia

Voto: INSUFFICIENTE

Il Partito Popolare europeo (EPP) ha avuto un ridimensionamemto dalle elezioni ma resta il più grande gruppo nell’attuale Parlamento. Tra i suoi membri figurano diversi orientamenti politici, dall’ala più moderata dei partiti cristiano-democratici della Merkel, a quella più estremista come Fidesz dell’ungherese Orban (attualmente autosospesosi dal gruppo). Per l’Italia è presente Forza Italia. 

I principi cardine che guidano le linee politiche dei Popolari europei sono la crescita economica, il mercato finanziario, e la sicurezza interna. Nel manifesto compare un impegno a combattere il cambiamento climatico attraverso il miglioramento del meccanismo europeo di prezzo e quote (ETS) per limitare le emissioni di CO2, investimenti in innovazione e tecnologia, e la costruzione di una solida e sicura Unione energetica. Tuttavia il clima non rientra tra le priorità di questo gruppo parlamentare.

Forza Italia riflette la posizione europea dell’EPP sul piano nazionale. Nel programma elettorale, il clima è all’ultimo punto nonostante si affermi che “i cambiamenti climatici devono essere al centro dell’agenda politica europea”. È assente qualsiasi impegno specifico o politica da intraprendere.

Socialisti e Democratici -> Partito Democratico

Voto: BUONO

Anche il gruppo dei Socialisti e Democratici (S&D) è stato ridimensionato dal risultato elettorale ma resta il secondo gruppo dell’assemblea europea. Ne fanno parte i partiti socialisti di tutti gli Stati Membri. La delegazione italiana è rappresentata dal Partito Democratico (PD). 

Tradizionalmente più progressista sulle politiche energetiche e climatiche, il gruppo S&D ha fatto della protezione ambientale una delle sue priorità, combinandola con la protezione dei cittadini europei. Il programma insiste sulla qualità dell’aria e dell’acqua, su una transizione energetica che non escluda nessuno, compreso aprire un nuovo fondo per la “Transizione giusta” e tassare la COin modo socialmente sostenibile, e sul bisogno di aumentare l’ambizione climatica per raggiungere la neutralità delle emissioni di COentro il 2050.

Le priorità europee si rispecchiano nei programmi nazionali elencati dal Partito Democratico. Si ritrova l’idea di rivedere le ambizioni europee al rialzo per dimezzare le ambizioni al 2030 e abbatterle nel 2050. Inoltre vi è attenzione all’economia circolare e al bisogno di anticipare al 2025 la produzione di plastica totalmente riciclabile. Il tutto deve essere guidato da un “piano straordinario di investimenti”, che garantisca una transizione ecologica giusta e tenga conto della coesione sociale, del lavoro, e dell’innovazione. 

Alleanza per un’Europa liberale e democratica -> +Europa

VOTO: BUONO

Il gruppo dei liberali europei (ALDE) ha avuto un incremento di voti alle ultime elezioni e giocherà quasi certamente un ruolo chiave per la futura maggioranza nel Parlamento europeo. Non ci saranno membri italiani in questo gruppo, +Europa non ha superato lo sbarramento del 4% previsto dal sistema di voto italiano.

La posizione dei liberali europei sulla questione climatica è un compromesso al rialzo tra le posizioni dell’S&D e dell’EPP. Nel manifesto di ALDE si parla di lotta al cambiamento climatico in relazione al bilancio europeo, il quale dovrebbe essere speso a favore degli obiettivi climatici ed energetici dell’Unione. Come per i popolari, anche ALDE ritiene necessario il miglioramento del meccanismo europeo di prezzo e quote (ETS) per limitare le emissioni di CO2 – soprattutto riformando le esenzioni fiscali sui carburanti per l’aviazione internazionale – e completare l’Unione energetica. Allo stesso tempo, si allinea con i socialisti nel richiedere obiettivi più ambiziosi per la riduzione delle emissioni di CO2.

Europa della libertà e democrazia diretta -> Movimento 5 Stelle

Voto: INSUFFICIENTE

Il gruppo EFDD nel precedente parlamento era principalmente composto dal Partito inglese per la Brexit e dai deputati italiani del Movimento 5 Stelle, assieme a delegazioni più piccole dalla Repubblica Ceca, Francia, Germania, Polonia e Lituania. Tendenzialmente molto diviso, non esiste una linea partitica chiara e comune agli aderenti dell’EFDD, dunque neanche un manifesto elettorale. Inoltre, non è chiaro quale sarà il destino di questo gruppo nel prossimo Parlamento europeo in quanto è richiesto un minimo di sette delegazioni nazionali per formare un gruppo europeo e c’è molta incertezza circa la conferma di adesione dei vari partiti nazionali. A questo si aggiunga che il partito britannico pro Brexit è presente solo provvisoriamente in attesa che appunto si formalizzi l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. I risultati elettorali sono stati contradditori Paese per Paese con il successo del partito pro Brexit nel Regno Unito e il parziale ridimensionamento dei 5 Stelle in Italia.

Esempio tipico di questa frammentazione interna è proprio l’approccio al clima dei membri EFDD. Il gruppo rientra tra gli attori più scettici dell’attuale Parlamento europeo, fatta eccezione per i deputati italiani del Movimento 5 Stelle, che spesso a Bruxelles appoggiano l’ala più progressista in materia climatica, tanto da allinearsi con le proposte dei Verdi. 

Sorprende perciò non trovare nessun chiaro riferimenti ai “cambiamenti climatici” nel programma elettorale del Movimento 5 Stelle. È chiaro il riferimento a inquinare meno – tramite l’abbandono graduale delle fonti fossili, investimenti in inceneritori e discariche, e un’Europa libera dalla plastica – e vietare l’uso di pesticidi nocivi per la salute e l’ambiente. Ma mancano totalmente obiettivi temporali e strumenti su come raggiungere gli obiettivi politici. 

Europa delle nazioni e della libertà -> Lega

Voto: MOLTO INSUFFICIENTE 

L’Europa delle nazioni e della libertà (ENF) è attualmente un gruppo minoritario del Parlamento europeo e tale è destinato a rimanere nonostante il successo della Lega in Italia. 

Né il gruppo europeo ENF né la Lega hanno presentato un programma elettorale. Tra le varie pagine social della Lega, si riscontra una completa mancanza del clima tra i temi del partito. In generale, la Lega – come il resto dell’ENF – è contraria a “regole europee” che blocchino agricoltura e pesca (come il “fermo pesca”). L’avversione alla regolamentazione a livello europeo fa sì che spesso gli eurodeputati ENF votino contro proposte legislative a favore del clima e in generale in tema ambientale.

Dal 2014 al 2018 la Lega ha votato oltre il 90% delle volte contro provvedimenti a favore del clima e della transizione energetica. Nel 2016 la Lega ha votato contro la ratifica dell’Accordo di Parigi allineandosi sulle stesse posizioni del Presidente americano Trump. 

Verdi europei -> Europa Verde

Voto: MOLTO BUONO

I Verdi europei (Greens/EFAsono un’alleanza di forze progressiste che valorizzano i temi della protezione ambientale, pace e giustizia sociale, globalizzazione giusta e lotta per i diritti dell’uomo. Hanno ottenuto un grande successo in diversi Paesi del centro e nord Europa. Particolarmente significativi i successi in Germania e Francia. L’Italia sarà assente nel gruppo perché Europa Verde non ha raggiunto il quorum. 

Il manifesto dei Verdi europei risulta il più ambizioso per quanto riguarda le future politiche climatiche ed energetiche, e l’unico che esplicitamente appoggia un Green New Deal che ricorda in Europa quanto proposto negli Usa da Alexandria Ocasio-Cortez.  Il programma punta sull’aumento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di almeno il 55% entro il 2030 e successivamente il raggiungimento di zero emissioni, sul fissare un prezzo minimo della COnel sistema ETS, sull’eliminazione graduale del carbone entro il 2030, sul raggiungimento di 100% di rinnovabili e sulla lotta contro la povertà energetica. È inoltre l’unico programma che indica l’urgenza di aumentare la finanza per il clima per i Paesi in via di sviluppo e più vulnerabili.


Conservatori e Riformisti Europei -> Fratelli d’Italia

Voto: INSUFFICIENTE 

I Conservatori e Riformisti Europei (ECR) hanno visto complessivamente ridursi la loro rappresentanza nel Parlamento. Tra questi si annoverano gli esponenti di Fratelli d’Italia che invece in Italia hanno aumentato i loro consensi. Tra i temi prioritari figurano la crescita economica, il commercio e le riforme istituzionali dell’Unione, inclusa una tendenziale avversione alla moneta unica europea. 

Nella “visione per l’Europa”, l’ECR sostiene un “approccio ragionevole” alla sostenibilità, che non vada a scapito di nessuno Stato membro e come tale si connota come un approccio debole e poco incisivo, non supportando obiettivi di alcun tipo a livello europeo. Solo in linea di principio riconosce la necessità di impegnarsi nella lotta al cambiamento climatico, tramite investimenti in ricerca e innovazione, ed un miglior uso delle risorse finanziare dell’UE, come la Politica Agricola Comune. 

Nel programma di Fratelli D’Italia il cambiamento climatico non trova nemmeno una menzione. Il punto 11, dedicato all’ambiente e alla natura, fa un riferimento generico alla protezione ambientale e alla riduzione dell’inquinamento senza però indicare alcun obiettivo specifico o strumento su come realizzarlo.

Gruppo confederale della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica -> La Sinistra

VOTO: BUONO

GUE/NGL ha visto ridursi la propria presenza nel Parlamento europeo a seguito della tornata elettorale. Non vi saranno rappresentanti italiani perché la Sinistra non ha superato il quorum, al pari di altre liste ancora minori. È un gruppo estremamente diversificato per il background politico dei suoi membri provenendo da partiti di estrema sinistra, socialisti, verdi o indipendentisti, tutti con lo scopo comune di proteggere la parità di genere, i diritti civili e l’applicazione dei diritti umani. 

Il tema sociale è il principio cardine di questo gruppo. Il programma di GUE dedica il quinto punto al “Green New Deal per la natura, il clima, la transizione ecologica dell’economia”. La priorità è data a incrementare gli obiettivi di riduzione delle emissioni e di impiego di rinnovabili ed efficienza energetica al 2030 con un ruolo centrale rivestito da nuovi investimenti. Mancano però indicazioni specifiche sull’orizzonte del 2050 e sugli strumenti concreti di implementazione del Green New Deal. 

In sintesi, le prospettive

Se come appare probabile la prossima maggioranza sarà composta da Popolari e Socialisti con la necessaria presenza anche dei Liberali e/o dei Verdi, si realizzerà una coalizione eterogenea dove saranno compresenti visioni diverse sull’ambiente e le politiche da realizzare, dalle più avanzate come quelle dei Verdi alle più prudenti come quelle dei Popolari. Non sarà poi da sottovalutare il freno su posizioni contrarie a politiche unitarie europee a favore del clima che potrà essere rappresentato dall’opposizione di gruppi come Europa delle Nazioni e Conservatori. Le politiche europee a favore dell’ambiente e quindi delle persone saranno perciò molto condizionate dall’esistenza, più o meno forte, di movimenti sociali e di opinione come quelli che si sono di recente manifestati soprattutto tra i giovani europei e che hanno contribuito al risultato elettorale.

Fonti:
adelphi.de
caneurope.org
climaeuropa.eu

Bruno Patierno

Bruno Patierno

Mi occupo di marketing e di comunicazione. L’impresa più folle e istruttiva è stata fare l’Assessore a Napoli. Attualmente il mio maggiore interesse professionale è coordinare assieme all’amico Jacopo Fo il Gruppo Atlantide e in mezzo a questo c’è anche fare il project designer di People For Planet. Ne sono molto orgoglioso.

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