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Elezioni Usa: volete saperne di più su Trump, le fake news e l’America? Guardate queste due serie tv

Ci dicono molto anche sull’informazione spazzatura nostrana

Forse avete già visto “Sfida al presidente – The Comey Rules” e “The Loudest Voice – Sesso e Potere”, entrambe su Sky.  Altrimenti, guardatele o, se non avete Sky, perlomeno leggete qui di cosa parlano, è istruttivo anche solo saperlo. 

La più recente è: “Sfida al presidente-The Comey Rules”, in onda da un paio di settimane. Basata sul libro “A Higher Loyalty” dell’ex direttore dell’Fbi James Comey, licenziato da Trump, racconta dal suo punto di vista il turbolento rapporto di Comey (interpretato da Jeff Bridges) e Trump (Brendan Gleeson) prima durante la campagna elettorale del 2016, segnata dalle interferenze russe e dalla vicenda delle mail di Hillary Clinton (quando era segretario di Stato, usò il suo account privato per spedire mail “governative” invece di quello dell’amministrazione, più sicuro e protetto), poi nei primi mesi della presidenza Trump.

Tanto Trump lodava l’onesta e l’indipendenza del capo dell’Fbi quando questi indagava sulle mail della Clinton, tanto ha sparato a zero su di lui, una volta eletto, perché Comey si permetteva di non insabbiare le indagini sul ruolo dei russi nella sua vittoria.

Al di là della fin troppo evidente autoassoluzione di Comey (molto pasticciata la sua conduzione delle indagini sulle mail: prima aperte, poi chiuse, poi riaperte a dieci giorni dal voto e richiuse a tre giorni dalle elezioni, quando il danno ormai era fatto), quello che risalta è la immane arroganza di Trump, il suo volere intorno non collaboratori ma esecutori, il suo disprezzo per le più elementari regole che sono alla base del corretto funzionamento di una democrazia come quella americana. Parla del 2016, ma è ancora più attuale oggi, a poche ore dalle elezioni 2020.

È in onda da parecchi mesi, ma per chi non l’avesse vista “The Loudest Voice – Sesso e Potere”, sempre su Sky, è da non perdere. La serie è ideata da Tom McCarthy (per intenderci l’autore e regista de “Il caso Spotlight”) ed è interpretata da un supercast che comprende, tra gli altri, Russel Crowe (il protagonista), Sienna Miller e Naomi Watts.  Racconta la storia vera di Roger Ailes, predatore sessuale seriale e fondatore della tv conservatrice Fox News, che grazie a lui è diventata il canale all news più potente d’America, più della Cnn.

Sessualmente era l’alter ego tv di Harvey Weinstein, il produttore hollywoodiano: alle sue prede prometteva benevolenza se “ci stavano”, annientamento professionale se lo respingevano. Quando finalmente una delle sue vittime lo denuncia, scoppia lo scandalo, e il padrone della rete, Rupert Murdoch, è costretto a licenziarlo.

Il ruolo di predatore sessuale di Ailes è esplorato dettagliamente anche nel film “Bombshell”, con Nicole Kidman, Charlize Theron e Margot Robbie.

Ma l’aspetto che qui ci interessa è quello politico-giornalistico.

Già consulente per i media di Nixon, Reagan e Bush senior, conservatore estremo con sfumature sempre più reazionarie, Ailes fonda il successo di Fox su una intuizione semplice. I principali canali tv via cavo Usa sono liberal: puntiamo sull’altra metà della popolazione, quella conservatrice, ancora senza voce. Per farlo con successo basterà fare la voce più grossa (The loudest voice del titolo), ma anche spararle più grosse di tutti.

E così Fox diventa sempre più urlata, faziosa, ballista, senza alcun ritegno né deontologia professionale.

È Fox a gonfiare le prove inesistenti che giustificano l’attacco all’Iraq, è Fox a sparare a zero su Obama accusandolo di essere musulmano, ed è sempre Fox a alimentare la propaganda contro la “corrotta” Hillary e a pompare in ogni modo campagna presidenziale di Trump.

Una serie magnifica, che ci dice molto sulla realtà americana, ma anche sulla nostra.

Guardando la storia di Fox News, capofila del “nuovo modo di fare informazione” in chiave conservatrice, si capisce a chi si sono ispirati personaggi come Mario Giordano o Pietro Senaldi, o giornali come “Libero”.

La verità conta ben poco: grida, urla, fai casino, lancia accuse a vanvera, fai titolo privi di qualsiasi senso giornalistico, ma che colpiscono il tuo lettore, lo convincono di ciò di cui è già convinto.

Perché, come dice Roger Ailes: “Non vogliono essere informati, vogliono “sentirsi” informati”.

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Sergio Parini

Sergio Parini

Ha lavorato come giornalista per diverse testate, tra cui “Donna Moderna”, “Linus”, “Il Manifesto”, “Panorama”. E' Direttore Editoriale di PeopleForPlanet

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Sergio Parini

Sergio Parini

Ha lavorato come giornalista per diverse testate, tra cui “Donna Moderna”, “Linus”, “Il Manifesto”, “Panorama”. E' Direttore Editoriale di PeopleForPlanet

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