End The Cage Age: basta gabbie negli allevamenti europei!

E una raccolta firme supera le 500 mila adesioni

Mettiamo fine all’era delle gabbie, End The Cage Age: è lo slogan sotto il quale si sono raccolte più di 145 organizzazioni in tutta l’Unione Europea per chiedere di mettere fine all’uso delle gabbie negli allevamenti.

Associazioni ambientaliste, di protezione animale, organizzazioni – politiche e non –  si sono alleate per chiedere alla Commissione Europea di rendere obbligatori in tutti i Paesi dell’Unione sistemi di allevamento più rispettosi del benessere degli animali.

La campagna

Dopo tante campagne di sensibilizzazione e tante denunce si poteva pensare che negli allevamenti ci fosse più attenzione, invece a quanto pare non è così, come conferma Annamaria Pisapia, direttrice di CIWF Compassion In World Farming Italia Onlus, una delle associazioni capofila di questa iniziativa: «In tutta Europa ogni anno sono centinaia di milioni gli animali che vivono ancora in gabbia negli allevamenti. Galline, anatre, quaglie e conigli sono allevati in gabbie che non permettono loro di esprimere i propri comportamenti naturali. Anche le scrofe vengono rinchiuse durante l’allattamento e la gestazione e, calcolando le settimane che passano in gabbia possiamo dire che passano metà della loro vita dietro le sbarre. Non sono nemmeno libere di essere mamme. E poi ci sono i vitelli, che quasi sempre vengono separati dalle madri e rinchiusi in box individuali per le prime 8 settimane della loro vita». Continua Annamaria Pisapia: «Nella petizione chiediamo il divieto di utilizzo di tutte le gabbie, auspicando metodi di allevamento più rispettosi».

La raccolta firme

Lo strumento utilizzato per fare pressione sugli organi decisionali dell’Unione è quello dell‘Iniziativa dei Cittadini Europei, un sistema di proposta “dal basso”, previsto dall’ordinamento europeo. Bisogna raggiungere un milione di firme con una soglia minima in ogni Paese membro; la Commissione poi sarà obbligata ad esaminare la proposta entro tre mesi.

L’iniziativa è stata lanciata a settembre a Bruxelles e il 25 ottobre in Italia, con una presentazione alla Camera alla presenza del ministro della salute Giulia Grillo, che ha aggiunto la propria firma alla petizione. Solo in Italia hanno aderito più di 20 associazioni, da Legambiente alla Lav, a Slow Food (che ha aderito a livello internazionale), solo per citarne alcune.

Superate le 500 mila firme

Proprio pochi giorni fa è stata superata la soglia di 500 mila firme, ne rimangono ancora altrettante da raccogliere per raggiungere l’obiettivo prima della scadenza della validità della proposta, fissata per settembre 2019, ma l’attenzione sulla campagna è ancora molto alta, tanto che si continuano ad aggiungere adesioni tra le associazioni promotrici, anche in Italia.

«Vincere la petizione, cioè raggiungere il milione di firme, non significa che l’indomani saranno vietate le gabbie in Europa», spiega la direttrice di Compassion in World Farming. «Significa però che si potrà avere intanto la garanzia che la Commissione esamini l’iniziativa e entro tre mesi comunichi motivatamente se decide di agire. Se l’iniziativa viene accolta dalla Commissione gli organizzatori possono presentarla durante un’audizione pubblica al Parlamento europeo». Conclude Annamaria Pisapia: «Il fatto che dopo soli cinque mesi si siano già superate le 500 mila firme è un ottimo risultato, abbiamo ancora davanti più di sei mesi e questo vuol dire che la vittoria è sempre più vicina».

Margherita Aina

Margherita Aina

Giornalista, ha lavorato in radio e in televisione, scrive e si occupa di comunicazione, senza dimenticare le sue radici nelle risaie novaresi

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Margherita Aina

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Giornalista, ha lavorato in radio e in televisione, scrive e si occupa di comunicazione, senza dimenticare le sue radici nelle risaie novaresi