Energia e digiuno: salti il pasto e vivi meglio?

Gli alimenti di cui ci nutriamo sono fonte di energia per il nostro corpo. Non lo vediamo solo leggendo il conteggio delle calorie sulle etichette dei cibi. Pensiamo a quando per qualche motivo un giorno “saltiamo” il pasto. Il nostro corpo ha accumulato sufficiente energia in precedenza e solitamente possiamo proseguire la nostra giornata ugualmente senza grossi intoppi.

Il digiuno

Anzi, c’è chi dice che digiunare per qualche giorno è salutare.
Il tema del digiuno mi incuriosisce e do un’occhiata alla Treccani … Trovo che il digiuno è l’astensione parziale o totale da cibo per ragioni di salute e terapeutiche oppure in osservanza di una prescrizione religiosa o scelta politica, che viene praticato in molte religioni sin dall’antichità, in forma pubblica e di gruppo oppure in forma privata, per avvicinarsi al sacro, per ascetismo o anche per penitenza. Vediamo di saperne di più…

Alcuni studi sul digiuno

Tra i sostenitori celebri della “dieta del digiuno” c’era l’oncologo Umberto Veronesi, che sosteneva che almeno un giorno a settimana di astensione dal cibo poteva aiutare a riequilibrare gli eccessi cui ci sottoponiamo ogni giorno e aiutarci a mantenerci attivi e lucidi. Raccontava al quotidiano “La Stampa”: «Quali idee fulminee, intriganti, appassionate, geniali possono mai arrivare dopo un’abbondante mangiata? Per me il digiuno è fonte di chiarezza mentale».

Il professor Giuseppe Remuzzi, dell’Istituto Mario Negri di Bergamo, ha ricordato sul “Corriere” che i nostri avi mangiavano quando capitava. Per questo motivo abbiamo ancora oggi organi, come il fegato, capaci di conservare energia per renderla disponibile quando serve. Privare brevemente il corpo di cibo attiverebbe una serie di reazioni, a livello cellulare e fisiologico, che col tempo aumenterebbero il benessere e, secondo alcuni studi, addirittura la longevità.

Uno degli studi più recenti sul digiuno è attualmente coordinato dall’italiano Valter Longo, professore dell’Istituto di Longevità della University of Southern California e dell’Istituto di Oncologia Molecolare della Fondazione Italiana per la Ricerca sul Cancro di Milano.
Longo ha studiato una “dieta della longevità” che con una funzione anti-aging rallenterebbe l’invecchiamento, ispirandosi alla dieta mediterranea “antica”, con poche proteine animali. Per chi non riesce a seguirla, il suo team ha ideato una dieta “mima-digiuno” o digiuno simulato: non un’astensione dal cibo ma un’alimentazione ipocalorica da ripetere per pochi giorni, a cicli di qualche mese. Ridurrebbe i rischi di diabete, malattie cardiovascolari e cancro.

Una fonte dei problemi di salute nelle società occidentali sarebbe l’assumere troppo cibo, troppo spesso. Luigi Fontana, professore all’Università di Brescia e alla Washington University a St.Louis, sta studiando sull’uomo i benefici di mangiare meno frequentemente, rimanendo a digiuno 14-16 ore su 24. I risultati dicono che diminuirebbe il rischio di ictus e infarto.
Ridurre le calorie non fa male, ma è meglio non farlo da soli. Lo stesso Fontana, intervistato da “La Repubblica”, mette in guardia: «Se non si assumono tutti i nutrienti necessari (vitamine, sali minerali ecc) si rischia la malnutrizione. Occorre molta accortezza nel programmare una dieta simile».

Gli aspetti psicologici del digiuno

Sono l’unica che non riesce a saltare nemmeno la colazione? Come fa chi digiuna ad avere una vita normale? Si sente davvero meglio dopo?

L’ho chiesto a Maurizio Morelli, insegnante, formatore di insegnanti di yoga a Milano e autore di diversi libri. Una persona con una vita molto attiva, che pratica il digiuno da anni, conciliandolo con il proprio lavoro.

I miei dubbi sono normali, mi spiega: «i primi giorni un po’ si soffre. Si sente la sensazione di fame, si è nervosi, possono capitare mal di testa e vertigini».
Un digiuno è psicologicamente difficile da affrontare, perché molti momenti della nostra giornata sono scanditi dal cibo, mi spiega: «bisogna occupare il tempo che prima passavamo mangiando. Si può riposare, oppure trovare un compagno che digiuni assieme a noi per fare magari una passeggiata. Io ho sempre digiunato “in gruppo”: stabilivamo la durata del nostro impegno e ci davamo sostegno a vicenda».

Riesce a lavorare? «I primi tre giorni qualche problema c’è. Tutte le manifestazioni dolorose, ma anche psicologiche, sono il risultato di una forte espulsione di tossine. È dopo il secondo o il terzo giorno che arrivano le sensazioni positive. Io e le persone con cui ho digiunato, abbiamo provato tutti le stesse cose: grande leggerezza, serenità e benessere, un aumento della sensibilità e dell’acutezza delle percezioni, la sensazione di fame era passata, ci sentivamo forti. Era cambiato il nostro metabolismo».

Quindi chi fa un giorno solo di digiuno a settimana soffre e basta? «E’ comunque un’interruzione delle proprie abitudini e una forma di disintossicazione. Un giorno, ripetuto più volte all’anno, è affrontabile da tutti, dipende da come ci si sente e dal proprio stile di vita. Noi facciamo più giorni, uno o due volte all’anno».

Ci sono rischi? «Dopo molti giorni di digiuno a qualcuno può capitare di sentirsi così bene da voler strafare, allungare il digiuno. Dopo un po’ il corpo ha nuovamente bisogno di cibo. Il gruppo in questo caso può aiutare ad essere razionali. Tutto va fatto con buon senso».

Ma tutti possono farlo? «Chi ha qualche patologia deve assolutamente prima chiedere al medico. E bisogna pensare anche al proprio mestiere. Chi fa un lavoro dove un piccolo deficit di attenzione può avere conseguenze gravi è meglio che eviti, pensiamo a capistazione, autisti, piloti….».

Mi sta incuriosendo. Come si inizia? «Bisogna arrivarci preparati, iniziando una dieta disintossicante qualche giorno prima e stando attenti a riprendere gradualmente a mangiare una volta finito. Chi comincia per la prima volta di solito fa da uno a tre giorni. Per tutto il tempo bisogna ricordarsi di bere molto».

Io sono in salute, mi dico che uno o due giorni posso anche provare, in fondo è a costo zero.

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Margherita Aina

Margherita Aina

Giornalista, ha lavorato in radio e in televisione, scrive e si occupa di comunicazione, senza dimenticare le sue radici nelle risaie novaresi

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