Energia in comune

Potrebbe essere uno degli ingredienti della ricetta per il post Coronavirus

Parliamo delle comunità energetiche che saranno le protagoniste delle dinamiche dell’energiarinnovabile – dei prossimi anni e che fin a ora in Italia erano vietate. In pratica tra qualche settimana sarà possibile mettersi assieme, realizzare un impianto a fonti rinnovabili e autoconsumare, oppure vendere l’energia prodotta in comune. Per lo scenario energetico italiano sarà uno sconvolgimento, benefico per i consumatori che potrebbero vedere le proprie bollette ridotte della metà, al quale si sono opposti in parecchi nel recente passato. Al momento del varo della direttiva a Bruxelles furono parecchie le lobby che fecero una feroce opposizione, sia sul fronte europeo, sia su quello nazionale. La presa di posizione dell’Autorità dell’Energia di fronte alla Commissione Attività produttive della Camera che prevedeva il caos energetico all’avvio delle comunità energetiche rappresentò solo la punta dell’iceberg dell’opposizione a questo provvedimento. Del resto la posizione dell’Italia nel Vecchio Continente era isolata su questo fronte. Da anni, infatti, le comunità energetiche sono una realtà consolidata in tutta Europa, che conta oltre un milione di cittadini riuniti in oltre 1.500 cooperative energetiche. Ma, nonostante l’esistenza di migliaia di cooperative energetiche, a Bruxelles non è stato tutto rose e fiori, come ci ha raccontato Dario Tamburrano, eurodeputato nella passata legislatura che è stato uno dei principali attori nel Parlamento Europeo nella creazione della figura dei “prosumer”, ossia i produttori consumatori, e quindi delle comunità energetiche.

«Una delle principali difficoltà è stata quella di dare ai prosumer i diritti dei consumatori senza che avessero gli obblighi dei produttori tradizionali. – ci dice Tamburrano – I prosumer sono una categoria ibrida e il passaggio successivo è stato quello delle comunità energetiche. Su questo schema complessivo abbiamo ottenuto la maggioranza, per cui la posizione del Parlamento includeva la richiesta di proporre un quadro regolatorio per i prosumer con una serie di suggerimenti molto chiari». E dopo questo pronunciamento la Commissione europea ha inserito all’interno delle direttive del Clean energy package” sia i prosumer, sia le comunità energetiche.

Energia in autoconsumo

In Italia le poche comunità energetiche sopravvissute alla nazionalizzazione dell’energia elettrica del 1962 – tutte nell’arco alpino dove era problematico portare la rete elettrica – godono di ottima salute e si sono sviluppate, pur rimanendo nell’ambito locale e con potenze di generazione che arrivano al massimo alle decine di megawatt. Sufficienti però per l’autoconsumo delle comunità locali ed è proprio su ciò che si punta per far fare un salto alle rinnovabili: convincere i cittadini a investire nelle proprie rinnovabili per il proprio autoconsumo con un occhio al clima e uno al portafoglio.

«Noi consideriamo che l’autoconsumo collettivo sia una rivoluzione molto innovativa del sistema energetico italiano e che sia capace di alimentare benefici e opportunità che dobbiamo cogliere in fretta, in particolare in questo momento nel quale dobbiamo tenere iniziative di politica economica rivolte a fronteggiare la crisi creata dal Covid-19 – afferma il Presidente della Commissione attività produttive, commercio e turismo, del Senato, Onorevole Gianni Girotto (M5S) che ci racconta di come abbia voluto bruciare i tempi sul recepimento in Italia della direttiva europea che prevede le comunità energetiche, con un periodo sperimentale – Abbiamo fatto ciò per arrivare preparati al traguardo del recepimento della direttiva grazie a informazioni tecniche e pratiche sulle modalità di funzionamento che verranno acquisite già in questa fase». Con il nuovo quadro normativo saranno, infatti, realizzate delle nuove configurazioni di produzione e consumo d’energia fino ai 200 kWe che prima non potevano essere realizzate.

«Potremo far partire da subito una serie di cantieri e lavori su condomini e attività produttive per ridurre in maniera sensibile le bollette energetiche». E non basta. Gli strumenti messi a punto per le comunità energetiche e l’autoconsumo, infatti, potranno essere impiegati assieme alle detrazioni fiscali che già esistono e che il Ministro Patuanelli ha già dichiarato di voler rafforzare, ossia gli ecobonus. Tradotto sarà possibile usare l’energia autoprodotta per sistemi che fanno perno sull’efficienza. Un esempio per tutti, quello delle pompe di calore. In pratica si potranno installare grazie all’ecobonus, che consente una detrazione del 65%, alimentandole con l’elettricità prodotta dal proprio impianto in comune, pagando così una bolletta più che dimezzata e creando un indotto virtuoso sul fronte economico, visto che l’aumento delle installazioni creerà nuovi posti di lavoro.

Energia sociale

Un’ulteriore riflessione interessante è quella relativa agli aspetti sociali andando oltre alla produzione di reddito aggiuntivo attraverso la produzione energetica, o di risparmio grazie all’efficienza energetica indotta da questi sistemi. Gli aspetti sociali, per esempio, sono quelli motivazionali, etici e la tensione tra libertà e vincolo. Si tratta di aspetti antropologici e sociologici e che per questa loro caratteristica sono stati affrontati molto raramente nel settore energetico. Per conoscerli è necessario prendere in prestito alcune dinamiche proprie di un altro tipo di prosumer: quello attivo sul web. In questo campo l’asimmetria informativa tra i media e gli utenti è molto diminuita, se non addirittura azzerata, quando entrano in gioco “aggregatori informativi” come i social network. Nei social network, infatti, trovano posto dinamiche di produzione, modifica e consumo dell’informazione, mentre negli aggregatori energetici- altra figura introdotta dall’Unione Europea che consente a molte piccole realtà, come le comunità energetiche, di muoversi nel mercato dell’energia alla pari dei soggetti più grandi. Entrambi i modelli possiedono dinamiche sociali simili. La presenza delle persone in queste dinamiche, per esempio, è legata al concetto di autonomia sia energetica sia informativa, mentre quello che prima era solo un consumatore, oggi diventando un prosumer, assurge a un ruolo attivo.

E che dire della convergenza d’interesse? Il prosumer informativo si aggrega a seconda di interessi specifici, come per esempio la mobilità o la cucina, e quello energetico trova il proprio punto d’aggregazione, per esempio, nelle questioni etiche e/o ambientali. O anche più semplicemente nel risparmio. Si tratta di aspetti comportamentali che sarà utile affrontare nell’immediato futuro, perché da queste analisi potrebbero dipendere le sorti delle comunità energetiche, delle rinnovabili sul territorio, per non parlare della lotta ai cambiamenti climatici. E sarà necessario mettere a punto delle dinamiche sociali proprio sui prosumer e sulle comunità energetiche per poi mutuarle nei settori dove sia necessaria la partecipazione attiva dei cittadini.

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Sergio Ferraris

Sergio Ferraris

Giornalista scientifico e ambientale. E' Direttore Responsabile di People For Planet

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Sergio Ferraris

Sergio Ferraris

Giornalista scientifico e ambientale. E' Direttore Responsabile di People For Planet

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