Enrico Letta: «Dare diritto di voto ai sedicenni»

Prima tolgono il futuro ai giovani, poi danno il diritto di voto

Enrico Letta ha riproposto, vedi caso proprio a ridosso delle manifestazioni delle migliaia di ragazze e ragazzi scesi in piazza per il Friday For Future, l’abbassamento dell’età per il diritto di voto a 16 anni.

L’ex premier ha così giustificato la proposta

«Si tratta di un modo per dire a quei giovani che abbiamo fotografato nelle piazze, lodando i loro slogan e il loro entusiasmo: vi prendiamo sul serio e riconosciamo che esiste un problema di sottorappresentazione delle vostre idee, dei vostri interessi. Il momento opportuno è adesso, perché con questa maggioranza si può fare».

A ben vedere i sedicenni di oggi sono coloro che godranno di più del futuro e il concetto che possano contribuire a deciderne le sorti, nel bene e nel male, è in fondo pacifico. Che l’Italia sia un Paese di vecchi e per vecchi, è altrettanto pacifico. Sembra ieri che Silvio Berlusconi prometteva dentiere gratis in campagna elettorale.

Si vota per decidere il futuro, non il passato

Perché mai dovrebbe votare chi statisticamente un futuro non ce l’ha e non chi, invece, lo ha irrimediabilmente compromesso? Dunque, almeno in linea teorica, per dirla con Adriano Sofri, «l’obiettivo è in genere del tutto condivisibile, tanto più in una società come la nostra che tende a protrarre sine die l’età minore e a infantilizzare sine die la maggior età». 

Non si tocchi il suffragio universale

Sono in molti, non solo giovani, a pensare che  superata l’età media si debba raccogliere i frutti di ciò che si è seminato anziché esercitare potere sulla vita di chi verrà. Senza contare la polemica contro il suffragio universale che periodicamente fa levare anche fior di intellettuali e giornalisti al grido di “introdurre l’esame per acquisire il diritto di voto”. Tutta gente che ha scordato che se oggi donne e uomini maggiorenni possono votare è anche grazie ad analfabeti che avevano a cuore la libertà di tutti e hanno dato la vita perché chiunque potesse goderne. 

Quel che stupisce della vicenda non è tanto che Enrico Letta proponga di estendere il diritto di voto ai sedicenni, ma che il Movimento 5 Stelle, lo stesso che ha governato con la Lega affossando il debito pubblico, accolga la proposta favorevolmente. E sì che i numeri, quelli urgenti, cui dedicarsi non sono anagrafici: 29 miliardi di nuove spese, 15 miliardi di nuovo debito, 23 miliardi solo per evitare l’aumento dell’Iva per via delle Quote 100 altrui. 

Leggi anche: A chi piace l’idea di far votare i 16enni

L’opposizione non si oppone

Dall’opposizione, a danni compiuti, Matteo Salvini, oltre a dirsi favorevole alla proposta di Letta, pare abbia scoperto la bellezza delle manifestazioni, le stesse che con il Decreto sicurezza ha tentato di rendere quanto più inagibili: 

«Viavai di ragazzi che scendono in piazza, la Lega vorrebbe dargli anche il diritto di voto a 16 anni. Speriamo che qualche ministro non li prenda in giro. Ripresenteremo come Lega la proposta di legge per abbassare a 16 anni il diritto di voto, perché ormai i ragazzi e le ragazze oggi sono informati, svegli, partecipi». Viva le epifanie tardive. 

Lo stesso Enrico Letta, da parte sua, evidentemente dimentica che se la situazione è disastrosa è anche a causa sua. Già, perché le manovre per scongiurare a l’aumento dell’Iva previsto dalle clausole che i governi passati hanno messo a salvaguardia risalgono ai governi Letta, Renzi, Gentiloni e Conte Uno. Tutte manovre rivelatesi sempre troppo ottimistiche rispetto alle previsioni. Tutte manovre che incideranno sul futuro dei sedicenni che oggi si tenta di comprare con forme di assistenzialismo spiccio e proposte di estensione di voto. 

Stela Xhunga

Stela Xhunga