L’eolico inquina? Sì, ma poco

Nulla di quel che consumi è a impatto zero: e questa storia ce lo ricorda

Recentemente un articolo uscito sulla BBC ha suscitato un piccolo caso internazionale parlando di un potente gas effetto serra che sta aumentando in atmosfera. Anche l’Italia si è domandata, addirittura con un’interrogazione parlamentare, se veramente gli impianti eolici stiano contribuendo all’aumento di un gas pericoloso nell’ambiente, il cosiddetto “SF6”. Il problema esiste, ma è decisamente marginale.

L’impatto dell’eolico: trascurabile rispetto al carbone, ma esiste

«L’esafluoruro di zolfo, o SF6, è effettivamente un gas serra altamente climalterante», ci spiega Nicola Armaroli, chimico del CNR ed esperto di tecnologie energetiche. «È utilizzato come isolante negli interruttori di sicurezza presenti nella rete di distribuzione elettrica, per evitare incidenti e cortocircuiti in condizioni critiche (es. sovraccarichi o eventi meteo estremi). Purtroppo nel ciclo industriale di produzione, utilizzo e dismissione di questi dispositivi, parte di questo SF6 può essere accidentalmente rilasciato in atmosfera. Le emissioni di SF6 tendono ad aumentare non solo per “colpa” dell’eolico, come supposto da alcuni parlamentari, ma perché tutta la rete di distribuzione elettrica si espande. È molto utilizzato perché funziona molto bene ed è economico». Ci sono alternative meno impattatanti, e la commissione europea sta lavorando per bandirlo e sostituirlo con altri gas meno climalteranti o altri approcci tecnologici: «sarà probabilmente obbligatorio passare ad altre soluzioni entro il 2030».

In definitiva quindi sì, l’espansione delle rinnovabili comporta un aumento dell’impiego di questi dispositivi di sicurezza nella rete elettrica e di quindi un maggiore utilizzo – e di conseguenza maggiori perdite – di questo gas. «Deve essere però chiaro che nulla è a impatto zero», continua Armaroli, e anche se la nostra elettricità proviene da fonti rinnovabili, la scelta migliore per l’ambiente resta sempre l’efficienza e la riduzione dei consumi. Detto questo, un semplice bilancio costi/benefici ci rende chiaro che l’eolico resta una soluzione molto ma molto più sostenibile rispetto alle alternative fossili. «Ad esempio si stima che le emissioni di SF6 attribuibili all’eolico in Europa equivalgano a 3.500 tonnellate di CO2 l’anno. È un valore irrisorio se si pensa che l’eolico in Europa evita l’immissione di 255 milioni di tonnellate di CO2 l’anno, che verrebbero prodotte se si utilizzassero i combustibili fossili per produrre la stessa quantità di elettricità. Tanto per capire di cosa stiamo parlando, nel mondo le emissioni totali di CO2 si aggirano intorno ai 36 miliardi di tonnellate l’anno». Dov’è il vero problema?

Dove possiamo intervenire, allora, per abbassare le emissioni climalteranti?

«Occorre focalizzare l’attenzione sul metano che importiamo in Europa da altri continenti attraverso metanodotti lunghi migliaia di km. Esso viene poi distribuito attraverso un’immensa rete di distribuzione, lunga complessivamente milioni di km, ad ogni singolo edifico. Il metano è un gas serra decine di volte più potente della CO2, che è inevitabilmente soggetto a perdite lungo la sterminata rete di trasporto e distribuzione. In Italia, un Paese fortemente metanizzato, queste perdite restano del tutto ignorate, mentre numerose indagini sperimentali condotte negli Usa evidenziano che le perdite sono consistenti, anche nelle aree metropolitane. Per salvaguardare il clima, il Parlamento dovrebbe occuparsi innanzitutto delle perdite di metano della rete italiana del gas e non di dettagli marginali come le perdite di SF6 connesse all’aumento dell’uso delle rinnovabili».

Se poi volgiamo lo sguardo a livello globale, «succede ancora peggio in molti campi petroliferi in tutto il mondo dove il metano è considerato un intralcio all’estrazione di oro nero e viene tipicamente bruciato in loco. Talvolta però è semplicemente liberato in atmosfera, un autentico insulto al clima e alle limitate risorse del nostro pianeta. Secondo la Banca mondiale, vengono deliberatamente bruciati o liberati in atmosfera 140 miliardi di m3 di gas all’anno, pari alla somma dei consumi di Italia e Germania. Mi sembra un problema ben più grave delle emissioni di SF6, che vanno comunque eliminate. Ma in Italia dominano ancora vecchi slogan rassicuranti come il metano ti dà una mano, che oggi sappiamo essere in parte fuorvianti».

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Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei.

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Michela Dell'Amico

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