Essere nero negli Usa, oggi

La testimonianza di un giornalista, nero, del Los Angeles Times

Elzie Lee “LZ” Granderson, giornalista nero, specialista di sport e cultura al Los Angeles Times, è stato arrestato molte volte perché “ti abbiamo preso per un altro”. Sulle colonne del quotidiano racconta cosa vuol dire essere nero oggi negli Usa. Ecco la traduzione di un ampio stralcio della sua testimonianza.

Martedì 26 maggio, la morte di George Floyd

Martedì 26 maggio non mi sentivo davvero bene. Tutto il mio corpo era teso, il mio stomaco annodato e il mal di testa da cui stavo cercando di liberarmi sentivo che non sarebbe scomparso. In generale, tendo a combattere il mio malessere, ma quel giorno ho deciso di accettare pienamente ciò che provavo.

Per alcuni, il video della morte di George Floyd, arrestato da quattro agenti di polizia di Minneapolis, è uno shock terribile. Ma non per me.

Alcune delle volte che mi hanno arrestato per errore

Avevo solo 12 anni quando un poliziotto mi mise la pistola sul collo mentre mi premeva il ginocchio sulla schiena. Dovevo andare a comprare un litro di latte, tornai a casa traumatizzato. Quando l’ufficiale di polizia mi aveva ammanettato, aveva detto che sembravo un ragazzo che aveva commesso un furto con scasso.

Stessa situazione dieci anni dopo: ero un giornalista professionista appena uscito dalla scuola di giornalismo quando fui arrestato in macchina e ammanettato. La polizia mi chiese cosa stessi facendo nel quartiere. Quando risposi che vivevo lì, si rifiutarono di credere che potessi permettermelo.

Un altro episodio: questa volta ho trent’anni e mi sono appena trasferito con l’uomo che diventerà mio marito nel suo sobborgo bianco del Michigan. Ancora una volta, sono fermato dalla polizia al volante e ammanettato. Con l’ennesimo poliziotto che mi prende per un altro.

Sei anni fa: ero inviato dal canale televisivo della CNN per coprire le rivolte di Ferguson, nella periferia di Saint-Louis, nel Missouri. Ancora una volta, arrestato perché presumibilmente somigliante a qualcun altro.

E questo è solo un riassunto del numero di volte in cui sono stato arrestato perché ero nero e. forse, assomigliavo a qualcun altro.

Foto di Richard Song-Taatari per Star Tribune
Foto di Richard Song-Taatari per Star Tribune

Un’ondata di emozioni represse

Quindi sì, il più delle volte, mi proteggo rimanendo indifferente. È una questione di sopravvivenza.

Ecco perché capisco benissimo la necessità di non guardare gli ultimi momenti di George Floyd catturati dalla telecamera. L’empatia che queste immagini suscitano ci apre un abisso e rimuove tutti i freni che impediscono alla memoria e alle emozioni represse di emergere.

Martedì, tuttavia, mi sono permesso di provare pienamente queste emozioni perché non puoi solo sempre sopravvivere. Non se vuoi vivere.

Stanchi di leggere di razzismo? Io stanco di doverne scrivere

Per quelli di voi che sono stanchi di leggere articoli sul razzismo, credetemi, sono stanco di doverne scrivere.

Sono stanco di vedere la nostra umanità svuotarsi lentamente della sua sostanza a seguito di microaggressioni che lacerano il nostro inconscio collettivo.

Till, Stinney e tanti altri

Certo, i social media possono dare l’impressione che incidenti come quelli di cui stiamo leggendo siano eventi che appartengono alla nostra storia recente ma è falso.

L’unica differenza è che il piccolo Emmett Till, 14 anni, non aveva uno smartphone nel 1955, quando fu linciato dopo essere stato falsamente accusato da Carolyn Bryant di avergli fatto delle avance.

Questa falsa accusa ricorda le terribili circostanze dell’esecuzione di George Stinney Jr, giovane ragazzo nero di 14 anni giustiziato sulla sedia elettrica nel 1944 dopo essere stato ingiustamente accusato di aver ucciso due studentesse bianche.

Foto di Richard Song-Taatari per Star Tribune
Foto di Richard Song-Taatari per Star Tribune

La rabbia nella pancia

Per quelli di voi che sono stanchi di leggere storie di razzismo, dite a voi stessi che sono stanco di vedere le persone di pelle nera o scura che vengono uccise a causa del razzismo. Alcuni bianchi sono più turbati da coloro che manifestano contro il razzismo che dal razzismo stesso. Tutto ciò è estenuante.

Bisogna chiudere gli occhi e la mente per credere che ciò che è accaduto a Floyd, Ahmaud Arbery (che è stato inseguito e ucciso da due uomini bianchi mentre faceva jogging) e tanti altri siano episodi isolati non correlati tra loro.

Accettare la realtà è capire che sono tutti collegati e che questi drammi danno ragione allo scrittore James Baldwin che disse:

Essere neri in questo paese ed essere coscienti, significa avere la rabbia nella pancia per la maggior parte del tempo. ”

A volte vuoi solo essere in grado di guidare la tua auto e non sudare quando vedi una macchina della polizia. A volte ti chiedi come sia essere considerato come chiunque altro invece di dover lavorare due volte più duramente degli altri e ottenere metà del riconoscimento. A volte vorrei non dovermi reprimere per non soffrire.

Quella volta che Steve mi ha salvato

Vorrei solo vivere la mia vita normalmente.

Una sera sono andato in farmacia a comprare per Steve, il mio ragazzo dell’epoca, un farmaco per le allergie. Tra il parcheggio del negozio e il vialetto di casa mia, un poliziotto iniziò a seguirmi. In pochi minuti mi sono ritrovato circondato da diverse macchine della polizia: lampeggianti, fari, pistole spianate.

Dalla mia macchina ho chiamato Steve, che è bianco, per chiedergli di uscire e calmare i poliziotti. All’inizio, non capiva perché fossi preso dal panico, ma gli ho detto che se non fosse venuto alla porta rischiavo di essere ucciso.

Come mi aspettavo, la tensione si allentò quando Steve uscì e disse ai poliziotti che ero il proprietario della casa. A questo punto i poliziotti mi permisero di entrare in casa con un agente che mi seguì nell’appartamento per un controllo. Pensavano, poi mi dissero, che avessi rubato la macchina.

Ancora oggi ci scherzo

Ancora oggi ci scherzo con Steve. Se ha sempre saputo che ero gay è stata quella notte che ha scoperto di uscire con un uomo di colore.

Nei giorni in cui riesco a tenere a freno le mie emozioni questo episodio mi sembra quasi divertente.

Ma nei giorni in cui abbasso la guardia rimane il momento più spaventoso della mia esistenza.

L’articolo integrale in inglese si può leggere qui

Le foto sono di Richard Song-Taatari per Star Tribune

Bruno Patierno

Bruno Patierno

Mi occupo di marketing e di comunicazione. L’impresa più folle e istruttiva è stata fare l’Assessore a Napoli. Attualmente il mio maggiore interesse professionale è coordinare assieme all’amico Jacopo Fo il Gruppo Atlantide e in mezzo a questo c’è anche fare il project designer di People For Planet. Ne sono molto orgoglioso.

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