Ex-Ilva: una lunga storia irrisolta

Oggi si incontrano i dirigenti dell’Azienda e il Governo.

I numeri sono semplici: l’Ex-Ilva di Taranto è la più grande acciaieria d’Europa, dà lavoro a 10.700 operai di cui 8.000 solo a Taranto (cifra che raddoppia se calcoliamo l’indotto) e produce ogni anno acciaio per 24 miliardi di euro.

Malgrado questo la ArcelorMittal vuole andarsene da Taranto.

Cos’è lo scudo penale

L’Ilva inquina, e molto. Quindi lo stabilimento deve essere messo a norma tramite un “piano ambientale”. Vista però l’importanza occupazionale e produttiva l’Ex-Ilva continua a funzionare e la nuova proprietà avrebbe dovuto provvedere all’attuazione del piano nei tempi e modi previsti al momento dell’accordo.

Nel 2015 il governo Renzi, per “proteggere” gli eventuali acquirenti e mantenere l’occupazione ha approvato un decreto dove si escludeva la responsabilità penale di chi avrebbe gestito l’acciaieria «in relazione alle condotte poste in essere in attuazione del Piano ambientale». In pratica, la dirigenza dell’acciaieria non poteva essere denunciata per danno ambientale durante l’attuazione del piano stesso, sempre che ne fossero rispettati i tempi.

La scorsa settimana un voto al Senato ha rimosso lo scudo penale e quindi ecco che la ArcelorMittal ha deciso di rinunciare all’acciaieria. O almeno così dichiara.

Come si è arrivati a rimuovere lo scudo penale, le decisioni prima prese e poi ritirate e poi ancora ribadite è magnificamente spiegato in un lungo articolo su Il Post

Il problema è l’eliminazione dello scudo penale?

In molti – Pd in primis – accusano l’Azienda franco-indiana posseduta per il 40% dal magnate indiano Lakshmi Mittal di usare lo scudo penale come scusa per rinunciare e chiedono al Governo di ripristinarlo così da verificare se quello della società è un bluff come da più parti si sospetta.

La Borsa racconta un’altra storia

La Borsa di Amsterdam, dove è quotata ArcelorMittal, tra lunedì e martedì, cioè nei giorni in cui il gruppo ha formalizzato al Governo l’intenzione di abbandonare la partita Ilva ha visto aumentare le azioni del gruppo del 6,1%. In un articolo de Il Sole 24 ore si analizza il perché di questo fantastico rialzo che in pratica è presto detto: l’abbandono – sempre che non ci siano novità nella trattativa con il Governo – frutterebbe al colosso dell’acciaio 1,2 miliardi di dollari annui nel breve periodo se si calcolano le perdite annuali (600 milioni di dollari), il canone d’affitto (200 milioni) e il mancato investimento promesso per 400 milioni di dollari.

La crisi dell’acciaio

L’acciaieria attualmente perde tra gli uno e i due milioni di euro al giorno per la crisi del mercato internazionale dell’acciaio iniziata nel 2018.
A questi problemi vanno aggiunti quelli dell’altoforno 2, che secondo i magistrati non è sicuro e potrebbe avere bisogno di pesanti investimenti per essere messo in sicurezza, tanto che si potrebbe arrivare a doverlo spegnere causando ulteriori danni all’azienda.  

Come andrà a finire?

Aspettiamo l’incontro di oggi tra l’Azienda e il Governo.
Scrive Il Post: “Secondo molti esponenti della maggioranza, a quel punto ArcelorMittal metterà sul tavolo le sue vere richieste: potrebbero andare da uno sconto sulla prossima rata che la società deve pagare (1,5 miliardi di euro su un totale di circa 4, tra affitti, investimenti e piano ambientale) al permesso di dimezzare i dipendenti, licenziando 5 mila lavoratori”.

E a Taranto si continua a morire

Tra i lavoratori impiegati nello stabilimento Ex-Ilva di Taranto si registra il 500% di casi di cancro in più rispetto alla media della popolazione generale della città, non impiegata nello stabilimento. È questa l’ultima stima, pubblicata nel 2018, dell’Osservatorio Nazionale Amianto (Ona)

Mantenere l’occupazione è incompatibile con salvaguardare la salute dei cittadini di Taranto?
Scrive Gad Lerner su Repubblica: “Il grande sconfitto, insieme ai tarantini, è il riformismo: ovvero qualsivoglia progetto di riconversione che rendesse compatibile la produzione dell’acciaio con la bonifica del territorio. Sviluppo e salvaguardia dell’ambiente: in altri Paesi europei ci sono riusciti. A Taranto ci hanno provato in tanti, almeno a parole. Non ci è riuscito nessuno”.

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Gabriella Canova

Gabriella Canova

Fa parte della Redazione. Si occupa dei rapporti con i redattori esterni nonché della stesura di vari articoli relativi alle tematiche del portale.

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